Dopo un anno e mezzo dall’ultima tappa italiana a Milano, gli ATEEZ sono finalmente tornati nel nostro Paese. L’8 luglio il gruppo sudcoreano ha infiammato il palco di Rock in Roma, all’Ippodromo delle Capannelle.
Hongjoong, Seonghwa, Yunho, Yeosang, San, Mingi, Wooyoung e Jongho hanno regalato agli ATINY il ritorno che aspettavano da tempo. Con la loro inconfondibile energia, gli otto artisti hanno alternato performance ad alto impatto a momenti più intimi. Il gruppo ha confermato ancora una volta perché rientra tra i migliori performer della scena K-pop mondiale.
Durante la serata gli ATEEZ hanno presentato anche “BAD”, la title track del nuovo album Golden Hour: Part.5 pubblicato lo scorso 26 giugno, accolta con enorme entusiasmo. La scaletta ha incluso successi come Guerrilla, Fireworks, Say My Name, NASA, Crazy Form, Work, The Real, Shaboom, Turbulence, Now This House Ain’t a Home, Adrenaline e Bouncy. Le coreografie impeccabili e la solida vocalità hanno unito il pubblico tra cori a squarciagola e momenti di forte commozione.
Eppure, a dominare le conversazioni dopo il concerto non è stata la qualità dello spettacolo, bensì la sua durata.
Proteste a Rock in Roma: uno show di appena 55 minuti
Dopo appena 55 minuti le luci dell’Ippodromo si sono riaccese, lasciando migliaia di spettatori increduli. Tredici brani in totale per uno show che si è interrotto proprio quando stava entrando nel vivo.
Nei grandi festival estivi è ormai consuetudine assistere a esibizioni di almeno un’ora e mezza, specialmente quando si tratta dell’artista principale della serata. Molti fan hanno raccontato di aver avuto appena il tempo di realizzare che gli ATEEZ fossero sul palco prima di doverli già salutare.
La delusione si è trasformata rapidamente in protesta. Al termine dell’esibizione, numerosi ATINY hanno rivolto fischi all’organizzazione, K-pop Italia. I presenti hanno espresso il proprio malcontento per uno spettacolo ritenuto troppo breve rispetto alle aspettative e al costo sostenuto.
Il caso dei biglietti: prezzi fino a 345 euro per tre aree PIT
Il tema economico ha acceso un forte dibattito sui social. Per l’evento di Roma erano infatti disponibili tre diverse categorie di biglietti:
- Silver: 115 euro più prevendita
- Golden: 230 euro più prevendita
- Platinum: 345 euro più prevendita
Questa suddivisione in tre fasce tariffarie differisce molto da quella adottata nella maggior parte dei festival europei. In genere all’estero sono previste soltanto due macro-aree: il PIT e la General Admission.
La scelta ha alimentato le polemiche, soprattutto considerando la provenienza geografica dei fan. Molti spettatori sono arrivati a Roma da Francia, Spagna, Germania e altre zone d’Italia. Per assistere al concerto hanno affrontato spese importanti tra voli, hotel e trasporti, oltre ad aver trascorso la notte accampati davanti alle transenne. Per molti di loro, mesi di attesa si sono consumati in meno di un’ora.
Il futuro del K-pop in Italia tra trasparenza e gestione degli eventi
La qualità dello spettacolo degli ATEEZ non è mai stata messa in discussione. Il malcontento dei fan non era rivolto agli artisti, ma a una gestione dell’evento ritenuta non all’altezza dell’investimento economico richiesto.
Negli ultimi anni il pubblico italiano del K-pop è cresciuto in maniera esponenziale. I fan dimostrano una disponibilità enorme nel sostenere i propri idoli, ma proprio per questo cresce la richiesta di:
- Maggiore trasparenza nella vendita dei biglietti.
- Prezzi dei tagliandi in linea con il resto d’Europa.
- Eventi capaci di offrire un’esperienza proporzionata ai costi.
Quando migliaia di persone investono centinaia di euro, non cercano soltanto uno spettacolo, ma un ricordo destinato a durare. Questa volta la sensazione condivisa è quella di un’occasione sprecata. Molti appassionati stanno già dichiarando di preferire i concerti K-pop all’estero, dove spesso trovano una gestione più attenta e una maggiore cura per l’esperienza dell’utente.

