Con Calcinacci, il suo primo disco realizzato interamente a Roma, Fulminacci fa un passo audace oltre la musica: a tre anni dall’ultimo lavoro in studio, l’artista accompagna l’uscita dell’album con un vero cortometraggio cinematografico, presentato in tre speciali proiezioni nei cinema di Roma, Napoli e Milano. Non un semplice videoclip, ma un racconto visivo capace di espandere l’universo narrativo del disco, firmato dai registi Lorenzo Silvestri, Andrea Santaterra e Filiberto Signorello, con la collaborazione alla scrittura dello stesso Fulminacci e Giovanni Nasta.
Qui la recensione di Stupida Sfortuna.
Qui il trailer del corto.
Con le cose rotte si hanno due scelte
Filippo, con il suo nuovo disco e il corto, ci invita a riflettere su quanto sia importante riparare ciò che è rotto. “Sono scelte” – dice – scelte che, in un modo o nell’altro, ognuno di noi deve prendere perché la vita succede. Dal Pinocchio che cambia forma e aspetto, alla gamba fuori asse di un tavolo, tutto può essere aggiustato. Un po’ come nella filosofia del Kintsugi, la tecnica giapponese che ripara le crepe con l’oro rendendole più preziose di quanto l’oggetto non fosse in precedenza.
Incollare i frammenti non è facile, specie quando questi derivano da ferite emotive. Il cortometraggio Calcinacci mette in scena questo percorso, trasformando ogni istante in una metafora visiva: i cocci sparsi diventano storie, emozioni, relazioni che, se riparate, acquisiscono un valore nuovo, proprio come le canzoni dell’album.
Oltre al messaggio sulle scelte e sulla riparazione dei cocci, il corto si distingue per essere divertente, ironico e dissacrante. Gli incontri di Filippo lungo il suo percorso non sono solo simbolici, ma anche fonte di leggerezza narrativa, creando momenti capaci di far sorridere e riflettere allo stesso tempo.
Dal disco al cortometraggio: un’esperienza immersiva
Calcinacci è un album fatto di addii, fughe, relazioni irrisolte e desideri che cambiano forma. Fulminacci racconta: “I calcinacci si trovano dove qualcosa è stato distrutto, ma anche dove gli operai cominciano a ricostruire”. È un lavoro intimo e al tempo stesso universale, dove ironia e malinconia convivono, e dove la coerenza del suono minimalista mette in primo piano testi e melodie. La produzione, curata da Golden Years, intreccia sonorità pop, elettronica discreta e momenti acustici, creando una serie di istantanee musicali che il cortometraggio traduce in immagini concrete.
Il film affianca la musica senza limitarla, traducendo le atmosfere dell’album in un linguaggio cinematografico che diventa esso stesso parte della narrazione. Nel cast figurano nomi di spicco come Pietro Sermonti, Francesco Montanari, Franco126, Tutti Fenomeni ed Elena Funari, insieme a Brando Pacitto e Giovanni Nasta. La colonna sonora è firmata da Fulminacci e Golden Years, mentre la fotografia di Leonardo Mirabilia e la scenografia di Claudia Tozzi e Gaia Sanmartino rendono ogni inquadratura un piccolo racconto visivo.
Una narrazione corale e musicale
Il cortometraggio non è solo un accompagnamento all’album: è un vero esperimento di crossover tra musica e cinema, dove ogni scena sembra scaturire dai testi e dalle melodie di Calcinacci. Le collaborazioni presenti nell’album – tra cui Franco126 e Tutti Fenomeni – arricchiscono ulteriormente il mosaico emotivo del progetto.
Le collaborazioni presenti nell’album trovano la loro metafora con la presenza dei diversi cameo nel corto. Gli osservatori più attenti noteranno riferimenti a specifici brani, rendendo la visione godibile su più livelli e rafforzando il legame con i fan più accaniti. Se ci fossero più attori comici come Filippo, si potrebbero costruire tempi comici ancora più funzionali di molte commedie italiane contemporanee, confermando il potenziale del progetto come piccola perla cinematografica.
L’ironia, la leggerezza e l’imperfezione diventano punti di forza, con una scrittura che ride delle contraddizioni quotidiane e le trasforma in storie universali. Il corto rende tangibile ciò che il disco già suggerisce: anche quando qualcosa si rompe, può essere riparato, valorizzato e reso più prezioso di prima. Un messaggio che risuona tanto nella vita quotidiana quanto nell’arte, e che Fulminacci trasmette con delicatezza e profondità.

