Greenland

Tornare al cinema, dopo il lockdown, sembra suscitare non poche perplessità, ma le produzioni cinematografiche le stanno provando tutte per distrarci e spingerci di nuovo in sala. Del resto, oggi più che in passato, abbiamo bisogno di vivere di fantasia, di lasciarci cullare dalle immagini in movimento e dalla magia che il buio instaura nel momento in cui viene rischiarato dalla luce di uno schermo.

L’8 ottobre Greenland arriva nelle sale già aperte al pubblico. Non resta quindi che lasciarsi andare davanti alla rinnovata collaborazione tra Ric Roman Waugh e Gerald Butler (già insieme nel terzo capitolo di Attacco al potere) e godersi questa uscita cinematografica, nonostante l’obbligo della mascherina, nel tentativo di non far fermare l’arte in tutte le sue forme.

Un’apocalisse già vista, ma raccontata diversamente

Dalle immagini del trailer, così come da ciò che poi si muove in scena, Greenland si presenta come un film con una delle trame più viste di sempre: l’apocalisse e la possibile estinzione globale causata da eventi naturali.

Fin dai primi istanti, lo spettatore viene catapultato in una situazione familiare apparentemente ordinaria. La famiglia Garrity è spezzata a metà: tra moglie (Morena Baccarin) e marito (Gerald Butler) c’è tensione, qualcosa di non detto che è facilmente intuibile ma che non viene mai esplicitato. Un elemento che non risulta fondamentale per la narrazione, ma che ne scandisce il ritmo iniziale.

La prima parte del film è infatti molto lenta, in netto contrasto con la frenesia che arriverà più avanti. È come trovarsi nella stasi che precede la tempesta: una calma apparente che nasconde un tumulto emotivo già in atto all’interno della famiglia.

Un disaster movie senza eroi

Osservando più attentamente, Greenland si distingue da molti film appartenenti al genere disaster movie. Siamo abituati a eroi pronti a salvare il mondo senza una reale motivazione, spesso andando contro il proprio istinto di sopravvivenza.

Qui, invece, vediamo un uomo spezzato dalle dinamiche familiari, disposto a tutto pur di salvare moglie e figlio. Non c’è eroismo, ma necessità. C’è un istinto di sopravvivenza che, in alcuni momenti, prende il sopravvento, macchiando le mani di sangue e incrinando la sua umanità. Tutto pur di superare quella che sembra essere la notte più lunga della sua vita.

La forza della famiglia

Accanto a lui, troviamo una donna altrettanto forte. La forza di una madre e di una moglie che cerca soluzioni per salvare la propria famiglia, ma anche quella di una figlia che deve dire addio alle persone che ha sempre avuto accanto.

Una coppia vittima degli eventi, dilaniata dai dubbi e dalle scelte difficili. Una famiglia che cerca di restare unita e sopravvivere, nonostante tutto e tutti.

Espedienti narrativi prevedibili

Alcuni elementi della narrazione risultano piuttosto prevedibili. In particolare, la malattia del figlio — il diabete — viene introdotta come un chiaro deterrente narrativo.

Nel momento in cui la famiglia è costretta a partire, è facile intuire che l’insulina verrà persa o dimenticata, creando un ostacolo ulteriore. Ed effettivamente accade. L’insulina diventa il pretesto per separare la famiglia: Gerard torna indietro a recuperarla, mentre Morena si scontra con la dura realtà di un sistema che esclude chi ha una malattia cronica dai rifugi militari.

Sono dinamiche scontate, si poteva fare di più, ma nel complesso il racconto regge. Questi espedienti risultano funzionali e permettono alla narrazione di avanzare verso la sua parte più consistente.

Effetti visivi e fotografia

Qualche limite emerge anche sul fronte degli effetti visivi. In alcune scene i detriti spaziali appaiono catastrofici, mentre subito dopo sembrano quasi innocui, come una pioggia di grandine. Una disomogeneità che stona, soprattutto quando gli stessi frammenti poco prima distruggono ponti ed elicotteri.

Molto interessante, invece, la fotografia. I colori seguono l’emotività dei personaggi più che gli eventi atmosferici: il blu domina la disperazione, mentre il giallo e l’arancione — simboli della distruzione — diventano paradossalmente segnali di una quiete che sta per trasformarsi in campo di battaglia.

Il risultato è quasi disorientante: lo spettatore si chiede quante ore siano passate, quando in realtà tutto si svolge nell’arco di una sola notte.

Conclusioni

Nel complesso, Greenland è un film che intrattiene. Non rivoluziona il genere, ma riesce a riportare lo spettatore alla magia della sala cinematografica con una storia emotivamente coinvolgente.

Se amate i film d’azione e i disaster movie, è una scelta adatta per passare una serata a base di popcorn e tensione.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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