Alcuni ritorni sono più dolci di altri, ma in un’epoca in cui sequel e reboot sembrano essere la regola più che l’eccezione. In quest’ottica, riportare in sala un franchise dopo 13 anni non è mai un’operazione neutra. Può voler dire molte cose: prendersi sul serio, oppure scegliere consapevolmente di non farlo. E quando a guidare il tutto ci sono i Wayans, la direzione sembra essere già tracciata.
Si sono divertiti e lo si percepisce chiaramente fin dai primi minuti. Questo deve essere lo spirito con cui si entra in sala a vedere Scary Movie. Non quello di un’operazione nostalgica fine a sé stessa, ma quello di un gioco dichiarato, a tratti intelligente, spesso sottile, che va oltre la superficie delle battute più spinte o delle gag volutamente sopra le righe.
Il film non è solo risata facile, ma con la giusta attenzione ci si rende conto che costruisce un equilibrio molto sottile. Ci si muove, così, tra comicità immediata e una forma di satira che riesce anche a sorprendere.
Una struttura che spezza la narrazione
La formula è semplice, quasi archetipica dei sequel reboot. Torna il cast originale, ritorna Ghostface, e viene inserita una nuova generazione di personaggi funzionali a rimettere in moto la macchina narrativa. Ma più che una trama lineare, Scary Movie costruisce una successione di sketch, pensati per essere immediati e rapidi. Costruendo una struttura quasi “scrollabile”, perfettamente compatibile con la soglia d’attenzione della TikTok generation.
Non c’è la volontà di raccontare una storia nel senso tradizionale del termine, ma vi è un ritorno ai primi Scary Movie. In questo, anche attraverso una serie di battute, si cancellano i 3 e i 4 dalla serie cinematografica. Si mettono, quindi, in fila situazioni che si reggono da sole, che si consumano in pochi minuti e che vivono di ritmo più che di coerenza narrativa. È un approccio frammentato, che può spiazzare chi si aspetta una struttura classica, ma che è coerente con il tipo di umorismo che il franchise ha sempre portato avanti.
Il ribaltamento del politicamente corretto
Sotto la superficie comica, però, c’è un lavoro più preciso: il film si diverte a ribaltare il politicamente corretto, esasperandolo fino all’assurdo e mettendo in scena personaggi volutamente scorretti, quasi caricaturali, usati come specchio deformante della contemporaneità. Identità di genere, minoranze, sesso e droghe: ciò che è sempre stato il core di Scary Movie portato direttamente nel 2026.
Non è una provocazione gratuita, o almeno non solo. È piuttosto un gioco di eccessi, in cui ogni dinamica sociale viene portata all’estremo per essere smontata dall’interno. Il risultato è un umorismo che oscilla continuamente tra il demenziale e il satirico, senza mai decidere davvero da che parte stare, ma trovando proprio in questa ambiguità il suo spazio.
L’horror come archivio pop
Non è un caso che dentro Scary Movie ci sia praticamente tutto l’immaginario horror recente. Anche se negli ultimi anni il genere non ha sempre regalato grandi titoli in sala, ogni riferimento viene assorbito e rielaborato: da Get Out a M3GAN, dal ritorno di Scream fino alla quota “Wicked”, passando per Halloween, Ma, Sinners, Weapons, Terrifier, Heart Eyes, Final Destination, Smile, So cosa hai fatto, The Substance, Nosferatu e tanti altri. Diventa quasi una gara col vicino per poterne riconoscere il numero più alto.
Più che semplici citazioni, questi film diventano materiale vivo, trasformato in sketch e situazioni che funzionano come frammenti di un discorso più ampio. Un archivio pop che non serve solo a fare parodia, ma anche a costruire un discorso laterale su ciò che l’horror è diventato oggi: un genere sempre più contaminato, sempre più legato all’attualità, sempre più carico di sottotesti politici e sociali.
Il risultato finale
Il risultato è un film che non si limita a parodiare l’horror, ma lo usa come linguaggio per leggere il presente, mescolando caos, satira e una nostalgia che non si prende mai troppo sul serio. Scary Movie torna così a fare quello che ha sempre fatto meglio: prendere l’immaginario collettivo, deformarlo e restituirlo in forma comica, senza preoccuparsi troppo di essere corretto, coerente o elegante.

