Scritto e creato da Steven Knight (noto per aver creato Peaky Blinders), House of Guinness è la nuova ambiziosa serie Netflix che, in una prima stagione da otto episodi, intreccia storia, fiction e melodramma familiare.
Ambientata a Dublino nel 1868, subito dopo la morte di Sir Benjamin Lee Guinness, pronipote del fondatore dell’iconico birrificio, la serie racconta la difficile successione di un impero che non è solo economico, ma politico e simbolico per l’Irlanda. I quattro eredi rimasti devono affrontare le aspettative, le rivalità e i fantasmi di una famiglia tanto potente quanto fragile: Arthur (Anthony Boyle), il maggiore, vanitoso e deciso a conquistare un titolo nobiliare più che a guidare la fabbrica; Edward (Louis Partridge), il più pragmatico e idealista, pronto a portare la Guinness oltreoceano negli Stati Uniti; Anne (Emily Fairn), donna intelligente e determinata, ma schiacciata da un mondo che non riconosce la sua voce; e Benjamin (Fionn O’Shea), il più fragile e tormentato.
Accanto a loro compaiono figure destinate a complicare il quadro: Sean Rafferty (James Norton), spietato e affascinante uomo d’azione che incarna la violenza nascosta dietro l’eleganza vittoriana; Byron Hedges (Jack Gleeson), cugino manipolatore pronto a tradire pur di arricchirsi; e Richard Guinness (Tom Stourton), altro ramo della famiglia, più patetico e grottesco.
Un cast giovane e brillante
Il cuore della serie è affidato a un gruppo di attori emergenti che reggono con sorprendente maturità il peso di un racconto corale. Anthony Boyle costruisce un Arthur magnetico e ambiguo, perfettamente in linea con gli antieroi di Knight. Louis Partridge dona ad Edward slancio e passione, rendendo credibile la tensione tra idealismo e ingenuità. Emily Fairn tratteggia una Anne che spicca come la voce più lucida della famiglia, mentre Fionn O’Shea, pur con un ruolo meno centrale, riesce a comunicare tutta la fragilità di Benjamin. Tra i comprimari si distingue James Norton, che con il suo Sean Rafferty regala alla serie una presenza carismatica e minacciosa, e Jack Gleeson, capace di ritrovare le sfumature manipolatorie che già l’avevano reso indimenticabile in passato nei panni di Joffrey Baratheon in Game of Thrones.
Succession in salsa vittoriana
Il paragone con Succession viene naturale: anche qui, una dinastia in crisi lotta per il controllo di un impero. Knight, però, innesta quelle dinamiche nella cornice della Dublino ottocentesca, trasformando la Guinness in simbolo del capitalismo nascente e delle contraddizioni di un’Irlanda ancora segnata da carestie e tensioni sociali. La serie alterna il melodramma familiare al dramma politico, costruendo un intreccio di tradimenti, alleanze e scontri di potere che non riguarda solo chi erediterà il birrificio, ma anche il destino stesso del paese.
Stile e atmosfera
Come in Peaky Blinders, lo stile visivo è curato e sensuale: scenografie monumentali, fotografia che alterna toni cupi e lampi di luce, costumi che mescolano rigore storico e suggestioni teatrali. La colonna sonora gioca con contrasti volutamente anacronistici, intrecciando brani folk a sonorità moderne dei Fontaines D.C. e degli Kneecap per amplificare la tensione drammatica. Tutto contribuisce a creare un affresco che, più che ricostruire fedelmente un’epoca, punta a restituirne la potenza simbolica.
Un brindisi amaro e seducente
House of Guinness è una saga familiare e politica che conferma la capacità di Steven Knight di intrecciare intrighi personali e riflessioni sociali. Non tutto scorre con lo stesso equilibrio – alcune sottotrame appaiono meno incisive – ma la forza del cast, l’impianto visivo e il ritmo narrativo fanno della serie una delle produzioni Netflix più solide del 2025. Come la birra che porta il suo nome, si assapora con piacere e lascia in bocca una nota amara, densa e persistente.
La prima stagione di House of Guinness è interamente disponibile su Netflix dal 25 settembre.

