belvedere sullo spazio

Abbandonare le scorciatoie dell’elettronica per ritrovare il baricentro in un’essenzialità acustica, cinematografica e d’altri tempi. Si presenta così “belvedere sullo spazio”, il primo album ufficiale del cantautore calabrese (ma romano d’adozione) wowdrugo.

Si tratta di un esordio solido e stratificato. Il disco rifiuta la bulimia della velocità contemporanea per rivendicare il diritto al silenzio, al dubbio e al tempo lento delle cose profonde.

Nato artisticamente tra le mura di Officina Pasolini sotto lo sguardo di mentori come Niccolò Fabi e Tosca, wowdrugo mette a segno un’opera prima di 10 tracce per circa 40 minuti di musica. Il progetto è costruito attorno a una precisa dicotomia: da un lato l’idea di mancanza e assenza (la parola “senza” ricorre ben 25 volte nei testi); dall’altro una fortissima spinta al rinnovamento e alla speranza.

Un’architettura sonora essenziale e cinematografica

Il disco, co-prodotto insieme a Matteo Ruperto, poggia su un’architettura sonora elegante. Al centro di tutto troviamo la chitarra, la voce e un finissimo lavoro sugli archi curati da Andrea Genovese, Soichi Ikinawa, Mauro Arduini e Stefano Azzolina.

Il sound oscilla con naturalezza tra la dimensione intima della ballad acustica e aperture orchestrali di grande respiro visivo. L’intero album è concepito dall’artista come un insieme di “piccole esperienze di volo”. Sono canzoni destinate a esplorare i sentimenti quotidiani all’interno dello “spazio”, inteso sia come piano reale che come territorio dell’immaginazione.

Il cuore del disco: tra Tondelli e Carver

La narrazione si sviluppa come un cortocircuito continuo tra gravità e assenza di peso. L’album si apre con la tensione relazionale di “molle”, per poi affondare le radici nell’urgenza sociale di “resistenza” (un grido d’allarme scritto pre-pandemia che suona oggi dolorosamente attuale).

Il fulcro letterario ed emotivo del disco emerge però in “pao pao”, brano ispirato all’omonimo romanzo di Pier Vittorio Tondelli. wowdrugo trasforma l’esperienza dei giovani militari del libro in una potente metafora generazionale sulla giovinezza, sul disallineamento tra aspettative e realtà e sullo sradicamento.

È il racconto intimo di chi, da fuori sede – proprio come il cantautore, spostatosi dalla Calabria a Roma –, vive il contrasto tra il proprio “giardino” d’origine e i “territori di diffusione”. Parliamo di quei luoghi nuovi in cui cercare faticosamente spazio e amore. Dal punto di vista visivo, è un brano che evoca la cinematografia dei grandi cambiamenti, quasi come la classica e caotica partenza per il college delle serie TV americane.

La forza letteraria prosegue in “cattedrali”, traccia ispirata a un celebre racconto di Raymond Carver. Il brano diventa un vero e proprio inno alla capacità di vedere oltre le apparenze e alla forza trasformativa dell’immaginazione condivisa.

Paranoie sci-fi e ghost track improvvisate

Non mancano incursioni in territori più ambigui e fantascientifici. Ne è un esempio la paranoia sci-fi di “materiali da verificare” (esplicitamente ispirata alla serie TV Westworld), che dialoga perfettamente con la delicatezza introspettiva delle ferite post-amorose di “36 ricami”.

Il dittico finale composto da “ossessione” (un manifesto vitale e viscerale) e “sarò contento” stringe il cerchio intorno alla faticosa ricerca della felicità. Il viaggio si chiude infine con la bellissima e istintiva “traccia nuvola”: una ghost track strumentale nata senza testo che lascia la porta aperta all’infinito e all’immaginazione.

La bellezza dell’imperfezione

“belvedere sullo spazio” non è un disco perfetto, e fa proprio di questa dichiarata imperfezione umana il suo punto di forza. È un album che parla a una generazione in bilico, sospesa e disallineata, ricordandoci che nella fragilità e nella sensibilità può nascondersi la vera chiave del cambiamento.

L’opera prima di wowdrugo è un punto panoramico dal quale l’artista ci invita ad allontanarci dalla realtà per un attimo, con il solo scopo di tornarci dentro con uno sguardo completamente nuovo. Un debutto cantautorale di rara lucidità, poetico e assolutamente necessario.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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