Isoladellerose torna all’improvviso, annunciando con una semplice storia su Instagram l’uscita del loro nuovo pezzo: “Veleno e Miele”. Inizia così, questo ancora caldo settembre, riportandoci all’interno di un sound tetro fatto di sogni, di illusioni e disincanto.
“Sogno N 26
sempre quello
con te con te”
Ci sono canzoni che non si limitano a raccontare una storia, ma sembrano farsi specchio delle ferite più profonde. “Veleno e Miele” è una di quelle: una confessione che si muove tra rabbia e resa, tra il bisogno di amare e la consapevolezza di essersi persi.
Ascoltandola, si ha la sensazione di entrare in un sogno spezzato. Le parole si ripetono come ossessioni, come pensieri che non smettono di girare in testa nelle notti in cui il silenzio fa troppo rumore. “Nei tuoi occhi c’è lui c’è lui” non è solo un verso, ma un pugno allo stomaco: il momento in cui ci si rende conto che l’altro non ha solo tradito, ma ha riscritto tutto quello che eravamo.
“E sta lontana da me davvero
sei veleno e miele piccola
Dio se fa male ma me lo devo”
L’intero brano ci riporta all’interno di quelle sonorità rock affini a band d’oltre oceano come i Muse. La freschezza della voce di Federico Proietti diventa un traghettatore all’interno di un sogno lucido scandito dai ritmi del basso di Andrea Zanobi e della batteria di Iacopo Volpini. Forse è proprio questo strumento che prende maggiormente respiro e che guida l’ascoltatore all’interno di un groove potente fatto di tormento e pentimento.
Il suono dell’accendino e il tiro della sigaretta riescono a dare all’ascoltatore un’immagine ben precisa: siamo davanti a una confessione. Pensieri che si rincorrono, momenti che diventano presenti e tangibili. Una pietà che viene richiesta al terzo perchè non si è in grado di darsela da soli. Vi è l’illusione, la tossicità, la possessione. Una passione talmente tanto ardente da poterla confessare solo a se stessi. Sembra quasi di vedere l’immagine di un uomo che, ad occhi bassi, se ne sta fermo e immobile a confessare il proprio tormento.
Il titolo dice già tutto: l’amore che cura e quello che avvelena, intrecciati fino a confondersi. C’è la dolcezza del ricordo, subito annullata dalla crudeltà di un sentimento che si sgretola. E quando arriva quel “l’hai fatta a pezzi amore ora” ripetuto come un mantra, diventa impossibile non sentirsi trascinati dentro il vortice del dolore.
“Tu cercami
non mi troverai
sono stato un’illusione
una canzone triste
il sole che muore”
“Veleno e Miele” non è solo un brano da ascoltare, ma da vivere sulla pelle: parla a chiunque abbia amato troppo, a chi ha stretto tra le mani un cuore che poi si è frantumato. È una richiesta di pietà, ma anche la dimostrazione che dal dolore più nero può nascere arte vera.
Nel far uscire questo nuovo brano, i tre ragazzi manifestano l’evoluzione del loro sound. Un percorso che è iniziato con “SATVCM” ed è continuato con “Sabato sera“. Canzoni in cui si raccontano i diversi aspetti dell’amore, abbandonando quell’idilliaco e immaturo, scendendo nei meandri della fisicità o del desiderio più frivolo. Tra elementi timici così potenti e carnali, si arriva a descrivere la perdita della fiducia. In questo modo, all’interno dei loro testi, è possibile ritrovare emozioni che fanno battere il cuore.
Personalmente ho trovato il primo ascolto di questo brano estremamente ricco. La mia emotività matcha perfettamente con le armonie di questi tre ragazzi. Mi sono ritrovata tante volte con le mani sugli occhi, tante volte ho preferito non vedere le ferite che mi stavano venendo inferte. Del resto, l’amore – in tutte le su forme – ci rende stupidamente ciechi. Ci spinge ad aggrapparci al miele dimenticando il veleno che stiamo ingoiando. E forse… è proprio per tale ragione che sentiamo la mancanza di chi ci ha tradito. L’illusione che quella canzone triste descriva i momenti belli escludendo il dolore che si è provato quando si stava a pezzi.

