Venom

Ormai dovremmo averlo imparato: meglio entrare in sala senza aspettative, per non restare delusi da ciò che si vedrà. La Furia di Carnage ne è la riprova. La Sony, con il primo capitolo della saga, aveva già fatto intuire la direzione che voleva prendere, ma questa volta devia ulteriormente verso qualcosa di sì, divertente, ma anche scialbo e privo di mordente.

La storia riprende esattamente dalla post-credit del primo film: Eddie Brock è alle prese con le interviste a Cletus Kasady, pluriomicida condannato a morte, alla ricerca dello scoop perfetto. È proprio grazie a Venom che Eddie ha iniziato la sua scalata e questo legame lo accompagna mentre tenta di capire i segreti del killer. Fin qui nulla di nuovo: si tratta di elementi già noti nel trailer e nei fumetti. Il problema, però, è che manca qualcosa. Quel qualcosa è la violenza, quella che ci si aspetta in un film con protagonista un simbionte e un antagonista chiamato “Carnage”, ovvero “carneficina”. Un’assenza pesante, che pesa fin da subito.

Il film punta a far ridere, a divertire, ma lo fa senza sostanza. Lo spettatore appassionato di fumetti si accorge rapidamente che ciò che ha davanti è quasi vuoto. Eppure, se si entra in sala senza aspettative, si può anche apprezzare l’umorismo slapstick, le battute facili, le smorfie di Tom Hardy, che appare spesso fuori posto. Il film gioca sul patetico: sia Eddie che Venom sembravano aver finalmente capito come essere vincenti, ma qui tornano alla narrativa del perdente, senza un motivo chiaro. Il tono surreale impedisce l’immedesimazione e l’umorismo rischia di diventare ridicolo. Venom è depotenziato, costretto in battute che suonano stanche, e tutta la trama ne risente. Manca corpo, manca cuore, manca oscurità.

L’unico aspetto salvabile è il rapporto tossico tra Eddie e Venom. È lì che si concentra l’unico legame emotivo reale. Il loro rapporto ha bisogno di una terapia di coppia, e questo fa sorridere, ma anche riflettere. È una dinamica ben scritta, che funziona, ma tolta quella… resta il vuoto. Anche il cuore del film, ovvero la “furia di Carnage”, è un’illusione. Cletus Kasady, una volta evaso, non fa alcuna carneficina. Non uccide in modo incontrollato, non mostra ferocia gratuita. Non c’è sangue, non c’è violenza. Al contrario, il film cerca in ogni modo di giustificare le sue azioni con un passato doloroso, un amore perduto, abusi subiti. Tutto molto umano, tutto molto fuori tema. Carnage non dovrebbe avere un movente. Dovrebbe essere puro caos. Invece diventa un villain addomesticato, che cerca di ricongiungersi con la sua amata più che devastare il mondo.

Anche i tempi narrativi non convincono. Il film è troppo veloce nel trattare il cuore della trama – lo scontro tra Venom e Carnage – e troppo lento quando si sofferma sul passato del villain, di cui, a conti fatti, non ci importa granché. Il risultato è un film sbilanciato, che non riesce a reggere né sul fronte dell’azione né su quello dell’emozione. Eppure, Venom è parte dell’universo Marvel, un universo dove gli anti-eroi salvano vite in modo politicamente scorretto. Dov’è finita questa componente? L’estetica è curata, la musica funziona, ma non basta. Non si può salvare un film solo per il design, quando manca completamente la coerenza narrativa.

In conclusione, La Furia di Carnage è un film che tradisce le aspettative. I personaggi sono privi di spessore, i simbionti non mostrano mai il loro vero potenziale, e il cuore della storia – la furia, appunto – resta soffocato. Un’occasione sprecata, che lascia l’amaro in bocca a chi aspettava di vedere il lato più oscuro di Venom.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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