Livrea

Tra le mura antiche di una casa studio a Verona, nell’estate del 2024, prende forma il primo nucleo di “Finalmente, musica!”, il nuovo EP di Livrea. Un progetto breve ma densissimo di immagini, nato come naturale espansione del percorso iniziato con “Diario di scavo” e anticipato dal singolo “Arrivo“.

Più che un semplice seguito, questo lavoro appare come una deviazione narrativa dello stesso racconto. Livrea riprende il filo lasciato in sospeso e lo intreccia con nuove visioni, costruendo un piccolo mosaico fatto di sogni, istinti e ricordi. L’EP si sviluppa quasi come un arazzo sonoro: ogni brano aggiunge un tassello a un immaginario che oscilla continuamente tra la concretezza della provincia e un desiderio quasi ostinato di guardare verso la luna.

“Arrivo”: un rito sonoro che apre il viaggio

Il percorso dell’EP si apre proprio con “Arrivo”, il brano che aveva già anticipato l’uscita del progetto. L’inizio è segnato da distorsioni che ricordano quasi delle urla trattenute, un suono ruvido che rompe il silenzio e introduce immediatamente la dimensione emotiva del disco.

Qui la musica sembra consolare e consumare allo stesso tempo. Il senso iniziale è quello di un abbandono totale, ma dentro questa resa emerge anche una forma di estasi. Il titolo dell’EP suona come un’esclamazione liberatoria: il momento in cui Livrea sembra dichiarare con chiarezza la direzione che vuole dare alle proprie composizioni.

La sensazione è quella di assistere a un gesto antico, quasi rituale. Un suono tribale e carnale che nasce da qualcosa di molto profondo.

“Dune”: tra sogno e immaginazione

Con Dune il racconto si sposta in una dimensione ancora più sospesa. In questo brano la musica tende a sovrastare la voce, fino quasi a inglobarla: non è più semplice accompagnamento, ma diventa essa stessa parte del racconto.

L’atmosfera richiama immagini che ricordano il mondo de “Il piccolo principe“. L’ombra dei baobab, la cura per la propria rosa, il desiderio di raggiungere la luna. Ascoltando il brano sembra quasi di osservare la Terra da lontano, seduti sulla superficie lunare con la propria rosa accanto e la volpe al proprio fianco.

Dentro questa visione emerge anche una riflessione più ampia: gli esseri umani cercano spesso di rendere tutto semplice, ma le emozioni non funzionano mai davvero così.

“Babilonia”: il tango dei ricordi

Il cuore emotivo dell’EP sembra concentrarsi in Babilonia, brano che raccoglie molte delle tensioni presenti nel progetto.

Il sound ricorda quasi il passo elegante di un tango e costruisce un’immagine visiva molto precisa, con atmosfere che evocano il mondo teatrale del “Moulin Rouge“. La passione attraversa tutto il pezzo e cresce progressivamente fino a sfociare in una cacofonia sonora che segna il climax finale.

Nel testo emergono frammenti di distanza e incomprensione – “andare via da me”, “come il sale” – segnali di un dialogo che non riesce a trovare equilibrio.

“Yves Klein”: sentimenti liquidi

L’EP si chiude con Yves Klein, brano che introduce una sfumatura sonora più vicina al rock. Nonostante questo cambio di registro, rimane una sensazione di sospensione.

Le emozioni diventano quasi liquide, difficili da trattenere. Il brano mantiene una qualità evanescente, come se i sentimenti scorressero continuamente senza mai fermarsi davvero.

Un EP tra realtà e visione

Nel complesso, “Finalmente, musica!” è un lavoro profondamente onirico. In pochi brani Livrea riesce a intrecciare dimensioni molto diverse: la quotidianità di un paesino di campagna convive con paesaggi lunari, carovane nel deserto, case blu affacciate sul mare e tesori nascosti. È un immaginario che sembra muoversi in controtendenza rispetto alla velocità della musica contemporanea. In un panorama sempre più frenetico, la cantautrice sceglie di costruire con pazienza uno spazio creativo personale, dove la musica diventa rifugio ma anche gesto poetico.

Il risultato è un EP breve ma ricco di immagini e suggestioni. Un piccolo mondo costruito con cura, dove suoni e parole vengono trattati come materiali preziosi. Alla fine dell’ascolto resta una sensazione molto chiara: per Livrea la musica non è soltanto qualcosa da scrivere o da cantare. È soprattutto un luogo in cui abitare.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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