L’Ombra di Caravaggio

Arriva in sala il 3 novembre L’Ombra di Caravaggio. Il film, presentato alla 17ª edizione della Festa del Cinema di Roma, racconta la vita di Michelangelo Merisi. Ci si immerge, quindi, dentro il mistero provando a svelare la storia dietro le sue opere. La pellicola di Michele Placido romanza l’esistenza del pittore, dal momento dell’esilio fino alla morte. Il regista sceglie di far parlare i personaggi che lo hanno accompagnato nel tempo.

In una modalità quasi inquisitoria, ai limiti con un finto documentario fatto di interviste, lo spettatore ricompone tassello dopo tassello i particolari della vita dell’artista. I quadri prendono vita attraverso i movimenti degli attori e la vera protagonista diventa la luce, proprio come nelle opere del Merisi.

Le luci, la fotografia e i costumi rappresentano gli aspetti più interessanti del film. La ricostruzione pittorica è curata e suggestiva, ma a emergere con forza è anche l’ombra, che talvolta diventa prevaricante.

L’ombra prende forma nel personaggio interpretato da Louis Garrel, inquisitore mandato dal Papa per stabilire se Caravaggio fosse degno di perdono e potesse rientrare a Roma. Luce e oscurità si scontrano nel tentativo di rivelare il lato più autentico del pittore. Tuttavia, l’interpretazione di Riccardo Scamarcio non convince: spesso eccede in over acting e viene surclassato da Garrel, che con naturalezza riesce anche a doppiare se stesso in italiano.

Un punto dolente riguarda il doppiaggio e soprattutto il mixaggio del suono: in più di un passaggio l’audio sembra quello di un messaggio WhatsApp, inaccettabile per un film con un budget tanto elevato.

Le opere di Caravaggio restano emozionanti, ma il film non regge il confronto con il panorama cinematografico attuale. Non mancano errori tecnici, come nel montaggio: a un certo punto l’ombra sembra acquisire poteri sovrannaturali e “teletrasportarsi” in scena, ma si tratta chiaramente di una disattenzione. Difficile credere che fosse una scelta voluta, visto che accade solo una volta e senza alcuna coerenza narrativa.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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