Anche a Roma, Netflix conferma la sua importanza come produttore cinematografico. Alla Festa del Cinema di Roma è stato presentato “Rapiniamo il Duce“, pellicola che arriverà in piattaforma il 26 ottobre. Noi l’abbiamo vista in anteprima con il cast e il “tuttofare” Maccio Capatonda.

Il progetto, diretto da Renato De Maria (Lo Spietato), unisce il genere heist movie al film in costume e alla ricostruzione storica, offrendo una combinazione originale che, sulla carta, prometteva molto.

Trama: la rapina al Duce nel 1945

Siamo nel 1945, Milano. Una banda di spossati pianifica l’assurda rapina al Duce, alla ricerca del suo presunto tesoro per sfuggire alla miseria e alle lotte di potere.

  • Pietro Castellitto è Isola, il capobanda innamorato di Matilda De Angelis, cantante di night e amante per convenienza di Borsalino (Filippo Timi).
  • Tommaso Ragno è il braccio destro di Isola, cresciuto in devozione verso il padre del protagonista.
  • Maccio Capatonda è il pilota d’automobili, eroe della patria al Nurburgring, chiamato per guidare le auto della rapina.
  • Isabella Ferrari interpreta la diva decaduta, moglie tradita di Borsalino, alla ricerca di riscatto personale.

I personaggi hanno tutti gli elementi per una narrazione ricca e interessante, ma il film non riesce sempre a valorizzarli.

Regia e ritmo narrativo

Renato De Maria osa, ma non porta la sua visione fino in fondo. Gli eventi sono spiegati troppo, rallentando la narrazione. Alcuni dialoghi e meccanismi risultano dilungati, rendendo difficile entrare in sintonia con i personaggi principali.

La regia avrebbe potuto giocare maggiormente con il contesto fumettistico e ridurre il tempo dedicato agli espedienti narrativi per dare più spazio alle immagini, aumentando tensione e coinvolgimento.

Personaggi e interpretazioni

Nonostante il talento del cast, alcuni interpreti risultano smorzati: Castellitto e De Angelis non riescono a emergere pienamente, mentre Tini e Capatonda sembrano fuori contesto.

I personaggi femminili, in particolare, hanno ruoli limitati:

  • La moglie di Borsalino conclude il suo arco narrativo con azioni estreme e folli, simili a Crudelia Demon, cercando di prendere tutto.
  • Yvonne (la cantante) agisce principalmente come distrazione o ostacolo alla banda, mai come protagonista autonoma.

Conclusioni: un potenziale non completamente sfruttato

Rapiniamo il Duce mostra idee interessanti e un cast promettente, ma non riesce a sviluppare pienamente la storia. La macchina narrativa, seppur intelligente, non viene applicata fino in fondo, lasciando la sensazione di una prova incompleta ma intrigante.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *