C’è un filo che non si spezza, anche quando la vita sembra tirare troppo forte. È quello che attraversa “FILO ROSSO”, il nuovo singolo di ROSSELLA, vincitore del Premio Nazionale Cesare Filangieri e disponibile dal 26 settembre 2025. Un brano che non si limita a raccontare: pulsa, respira, chiama a raccolta tutte le parti fragili e coraggiose che custodiamo dentro.
In occasione dell’uscita e del potente videoclip che lo accompagna, abbiamo incontrato ROSSELLA per approfondire il viaggio emotivo, creativo e umano dietro una canzone che parla di crisi e rinascita, di paure che diventano bussola, di ferite che si trasformano in luce. Un dialogo sincero con un’artista che fa della verità il proprio linguaggio.
Come descriveresti il Rossella e la sua musica?
«Sono una cantautrice un po’ disperata, ma con leggerezza, nelle mie canzoni c’è la liberazione di chi ha represso per tanto tempo la propria voce, metaforicamente e non. La mia musica è molto sanguigna, è un pop-rock con ritornelli molto aperti da urlare in macchina per tutti quelli che amano la vita anche se gli ha fatto un po’ male».
Hai detto che nei flussi di coscienza ti senti libera: è più una libertà artistica o emotiva?
«Le due cose vanno di pari passo, perché cerco sempre di fare in modo che la mia emotività si rifletta poi nell’arte. Quando scrivo mi sento guarire, credo che la scrittura – al di là della sua destinazione – abbia un potere magico nella vita delle persone».
Quando lavori su un brano, cosa viene prima per te: la melodia, il mood o la storia?
«Diciamo che il mio metodo è il disordine, a volte arriva la storia come input iniziale da cui partire, altre volte una melodia in finto inglese, altre volte il testo in blocco che sembra quasi essere stato dettato da qualche parte inconscia di me che ha bisogno di esternare determinate emozioni. Ho bisogno di non avere uno schema per riuscire a scrivere in modo autentico».
C’è un “rito” o un’abitudine che ti accompagna quando scrivi o registri?
«Quando registro metto sempre la mano sul cuore mentre canto perché ho bisogno che mi guidi lui la voce».
“Filo Rosso” è uscito il 26 settembre e ha già vinto il Premio Nazionale Cesare Filangieri. Quando hai capito che questa canzone avrebbe avuto un destino speciale?
«Capisco la forza di una canzone in base all’emotività che viene fuori mentre la scrivo e FILO ROSSO è stato un tornado. Credo che quando senti forte qualcosa, lo trasmetti anche gli altri».
C’è un momento del brano (una nota, una parola, un respiro) che per te racchiude tutta la sua essenza?
«Ci sono diversi punti, soprattutto nello special parlato, che racchiudono il cuore del brano. Però quando canto “la vita vuole che l’abbracci” sento una grandissima commozione unita a un senso di amore e gratitudine…credo sia questa l’essenza: abbracciare la vita anche quando fa male, quando non la comprendiamo, quando ci spezza. Godersi tutto il viaggio perché ne vale sempre la pena».
Se dovessi descrivere Filo Rosso in una sola immagine, quale sarebbe?
«Immagino una bambina libera che canta controvento».
Il videoclip è molto cinematografico e racconta un episodio di bullismo realmente vissuto. Com’è stato rivivere quelle emozioni davanti alla telecamera?
«Girare il videoclip è stato molto emozionante, rivedere certe scene da fuori mi ha aiutata a farci pace e anche a perdonare. C’è un momento in cui torno davanti alla me bambina, lì ho provato una grande tristezza – anche grazie alla bravura di Ludovica Zommers (che mi ha interpretata) nel calarsi totalmente nelle emozioni – ma anche un senso di liberazione nell’accettare quella parte dolorosa della mia vita come un capitolo fondamentale della mia storia, da cui ho sicuramente tratto tanta luce».
Hai detto che il brano nasce come un messaggio di speranza per chi vive una crisi: cosa diresti oggi a chi si sente perso?
«Direi che sono convinta che questi momenti, per quanto difficili da attraversare, siano fondamentali per farci scoprire anche la nostra bellezza e le nostre risorse. Io immagino i momenti in cui mi perdo come una caccia al tesoro dentro cui si nascondono dei messaggi importanti. Questo non ha a che fare con la positività tossica, ma con il concedersi la possibilità di vedere le crisi come un’opportunità, senza mai rinnegare nessuna delle emozioni che saremo costretti ad attraversare. La tristezza ha un ruolo chiave nella vita, inside out ce l’ha insegnato».
Se potessi scrivere un brano per un film, una seria animata o una serie tv quale sarebbe e come mai?
«Vorrei scrivere la colonna sonora di un cartone animato disney-pixar perché credo che racchiudano tutto quello che amo e cerco in un film: capacità di tornare bambini, profondità affrontata con leggerezza e magia, penso sia fondamentale credere ancora alle favole».
“FILO ROSSO” è più di un singolo: è un invito a restare fedeli a sé stessi anche quando la vita sembra un labirinto. Nelle parole e nella voce di ROSSELLA c’è l’urgenza di chi ha guardato in faccia il dolore e ha deciso di trasformarlo, senza edulcorarlo.
Dopo questa conversazione, è evidente che la sua musica non cerca scorciatoie: abbraccia la vulnerabilità, la racconta e la restituisce come un dono. Un dono che oggi arriva a chi ascolta, pronto a legarsi ancora una volta a quel filo rosso capace di riportarci a casa.

