send help

“Fate fare più film a Sam Raimi”

È questo il pensiero che mi ha accompagnata fuori dalla sala dopo l’anteprima di Send Help, film con Rachel McAdams e Dylan O’Brien, in arrivo nelle sale italiane il 29 gennaio. Una chiusura perfetta, e sorprendentemente feroce, per quello che sembra sempre il mese più lungo dell’anno.

Send Help parte da una premessa semplice, solo in apparenza. Linda Liddle aspetta da anni una promozione promessa, ma le viene sottratta all’ultimo momento da un cambio di potere interno all’azienda. Linda è indispensabile: il suo lavoro è impeccabile, silenzioso e preciso. Il problema, però, è lei. O meglio, la sua presenza.

Il nuovo capo, apertamente sessista, la definisce “disgustosa” e la confina nelle retrovie. I colleghi belli, sicuri, tutti impostati — tra cui quello interpretato da Xavier Samuel — continuano a prendersi meriti e avanzamenti di carriera.

La svolta arriva durante un viaggio di lavoro. Linda coltiva da sempre una passione per la sopravvivenza estrema. Sogna di partecipare a programmi dedicati, conosce tecniche, piante, strategie. Sa praticamente fare tutto. Dopo un incidente aereo, quelle competenze diventano l’unica valuta possibile. Gli unici due sopravvissuti sono Linda e il suo capo, Bradley. A quel punto la gerarchia aziendale si dissolve. Il potere cambia forma e passa, inevitabilmente, nelle mani della persona più capace.

L’isola diventa così il simbolo per eccellenza della meritocrazia. Qui non contano la bellezza, il carisma o l’idea profondamente tossica di vendere prestazioni sessuali in cambio di potere. Conta solo ciò che si sa fare e ciò che si conosce davvero. La cultura su piante, frutti o tossine, il saper distinguere ciò che nutre da ciò che uccide, diventa la chiave di volta per affermare la propria supremazia. Raimi spoglia i personaggi di ogni costruzione sociale e li costringe a confrontarsi con la verità più brutale: senza competenza, il potere non esiste.

Eliminata ogni scala gerarchica e concentrandosi sul puro istinto di sopravvivenza, Send Help ci consegna uno dei suoi messaggi più importanti: non scambiare la gentilezza per debolezza.
In Linda convivono controllo, intelligenza e una progressiva ambiguità morale. Il film gioca continuamente sui confini labilissimi tra sanità mentale e presa di potere, senza mai offrirci una protagonista rassicurante o facilmente difendibile.

Bradley, dal canto suo, si svuota progressivamente di ogni autorità. Lontano dall’ufficio e dai privilegi che lo sostenevano, emerge tutta la sua incapacità. È più simile a un bambino che all’uomo di potere che ha ereditato una grande azienda. Raimi è chirurgico nel mostrare quanto l’autorità, quando non è sostenuta dalla competenza, sia solo una messinscena fragile.

Il tutto viene concretizzato in un finale spiazzante, affidato più ai dialoghi che all’azione. Restituisce con forza l’idea del salvarsi da sole.

Occhio agli spoiler

È impossibile non soffermarsi sul significato simbolico dello scontro finale tra i due protagonisti. Quel dialogo è il classico discorso che un uomo fa per lavarsi la coscienza dopo aver tradito la propria compagna. Parole già sentite, risentite, riciclate. Un copione che molte coppie conoscono fin troppo bene, e che ha provocato in sala lo stesso facepalm collettivo di tante amiche quando “la donna di turno” finisce per riprendersi quell’uomo.

Un simbolismo ulteriormente rafforzato dalla presenza delle statue con le corna. Amplificano il sottotesto del tradimento, della colpa mascherata da giustificazione emotiva, del bisogno di essere assolti più che perdonati. Raimi non sottolinea, non spiega: lascia che sia lo spettatore a cogliere il peso di quelle parole, proprio perché sono fin troppo familiari.

Send Help non è un film conciliatorio, né tantomeno rassicurante. È una commedia nera travestita da survival thriller. Osserva il potere, lo smonta e lo rimette in scena senza offrire soluzioni facili. Alla fine resta una sensazione chiarissima: non parla solo di sopravvivenza, ma di cosa succede quando smetti di essere invisibile e scopri che, per salvarti davvero, non hai bisogno di nessuno.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *