The Running Man

Con The Running Man, tratto dal romanzo di Stephen King (all’epoca firmato con lo pseudonimo Richard Bachman), Edgar Wright firma il suo film più esplicitamente politico, e al tempo stesso uno dei più godibili della sua carriera.

In un futuro non troppo lontano, il reality show più seguito al mondo trasmette in diretta la fuga disperata di tre “running men”, braccati da killer professionisti e giudicati da un pubblico affamato di sangue. Ben Richards (Glen Powell) accetta di partecipare al programma per salvare la figlia malata, ma si ritrova intrappolato in una spirale di fama, consenso e manipolazione, diventando suo malgrado l’eroe di un sistema che voleva distruggerlo. Wright gioca con la materia di King senza paura, aggiornandola con ironia tagliente e una lucidità che colpisce come un pugno: The Running Man non è tanto un film distopico, quanto uno specchio lucidissimo del nostro presente.

Glen Powell, l’eroe del nuovo cinema mainstream

Glen Powell conferma di essere una delle star più magnetiche del cinema contemporaneo. Dopo i ruoli da protagonista in Anyone But You, Hit Man e Twisters, firma qui la sua performance più completa: carismatico, ironico, ma attraversato da un senso di vulnerabilità che rende Ben Richards più umano di qualsiasi eroe d’azione recente. Powell gioca con la propria immagine da leading man, costruendo un personaggio consapevole del proprio ruolo nello spettacolo, e Wright, da autore di immagini, lo accompagna con un’ironia che diventa anche critica dell’eroismo stesso.

Attorno a lui, un cast corale perfettamente in equilibrio: Josh Brolin, gelido e carismatico nel ruolo del produttore Dan Killian; Colman Domingo, straordinario per intensità e presenza scenica, vero ladro di ogni scena in cui appare; Michael Cera, sorprendente come sempre con un personaggio imprevedibile e volutamente surreale. Ottima anche Emilia Jones, che dona ai momenti più drammatici un’emozione sincera, mai forzata.

Edgar Wright tra satira e spettacolo

Con il consueto senso del ritmo e della messa in scena, Wright orchestra un film che unisce azione, satira e spettacolo visivo in un equilibrio quasi perfetto. La sua regia trasforma ogni sequenza in un esercizio di stile dinamico e controllato: montaggio frenetico ma leggibile, fotografia acida e patinata che cita l’immaginario anni ’80 senza mai scadere nella nostalgia. È un film che si diverte a prendere in giro l’America dello spettacolo, i network, i social e il pubblico, ma lo fa con una leggerezza intelligente e un gusto per il paradosso che solo Wright possiede.

Il risultato è un blockbuster “radicale”, che osa mettere a nudo la nostra fame di distrazione e la capacità del sistema di trasformare ogni gesto di ribellione in consumo. The Running Man è spettacolare e caustico, e nel suo mix di adrenalina e critica trova una voce autentica.

Un finale che non corre abbastanza

Se il film ha un limite, è nel suo ultimo atto: la satira, fino a quel momento brillante e affilata, si piega a un finale più convenzionale. Wright, nonostante abbia cercato di allontanarsi dalla struttura del romanzo per un riferimento storico che sarebbe oggi risultato di cattivo gusto (no spoiler!), perde parte dell’energia anarchica che aveva reso irresistibile la prima parte del film, stemperando la tensione narrativa per spiegare un po’ troppo il messaggio. Ma anche in questa lieve caduta resta intatta la potenza visiva e la sincerità del racconto: la scena del videomessaggio di Ben alla figlia è uno dei momenti più toccanti del cinema di Wright, mentre il climax televisivo restituisce l’idea di una società che applaude anche la propria distruzione.

Spettacolo, rabbia e illusione

The Running Man è un film d’azione lucidissimo, feroce e a tratti commovente, che riesce a essere intrattenimento puro e riflessione intelligente sul potere dei media. Wright firma un’opera piena di ritmo e visione, in cui la spettacolarità non soffoca mai la critica, e Powell si conferma un protagonista capace di incarnare il volto contraddittorio del nuovo cinema americano. Non è perfetto, ma è il tipo di film che ricorda perché vale ancora la pena andare al cinema: per divertirsi, pensare e – forse – vedere un po’ di verità tra le luci del palcoscenico.

The Running Man arriva nelle sale italiane il 13 novembre, distribuito da Eagle Pictures.

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *