Scritto, diretto e prodotto da Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra segna il ritorno del regista a un adattamento da Thomas Pynchon, dopo “Vizio di forma“, portando sullo schermo una versione libera e contemporanea del romanzo Vineland (1990).
Al centro della vicenda c’è Bob (Leonardo DiCaprio), ex rivoluzionario in declino che vive ai margini della società insieme alla figlia Willa (Chase Infiniti). Quando il suo vecchio nemico Lockjaw (Sean Penn) riappare dopo sedici anni e la ragazza scompare, Bob si ritrova a intraprendere una disperata ricerca che lo costringerà a fare i conti con il proprio passato. Completano il cast Benicio Del Toro, Regina Hall e Teyana Taylor.
Gli attori: un cast in stato di grazia
Leonardo DiCaprio porta in scena uno dei suoi ruoli più sfaccettati, oscillando tra paranoia, furore e improvvisa dolcezza paterna, capace di fondere comicità e dramma con naturalezza. Eppure, è Sean Penn a dominare il film: il suo Lockjaw, suprematista bianco carismatico e spaventoso, è un “grande cattivo” di quelli che restano impressi a lungo, interpretato con un’intensità che non mostrava da anni. Benicio Del Toro regala la parte più ironica e corrosiva, strizzando l’occhio alla satira politica, mentre Teyana Taylor lascia un segno indelebile nonostante il minutaggio limitato. Chase Infiniti, al debutto in un lungometraggio, convince con una performance fresca e potente, imponendosi come una nuova promessa.
Tra commedia d’azione e incubo politico
Anderson costruisce un’opera ibrida, definita dallo stesso autore come una “grande commedia d’azione”, che però è anche un thriller drammatico sulle contraddizioni degli Stati Uniti contemporanei. L’influenza di Jonathan Demme e in particolare del suo Qualcosa di travolgente (1988) si avverte chiaramente, ma Anderson dilata quel modello in un’epopea di quasi tre ore, alternando momenti di comicità surreale a improvvise irruzioni di violenza. Come spesso accade nel suo cinema, il cuore del film sta nella tensione tra caos e rigore: la comicità assurda è trattata con estrema serietà, riflettendo la follia quotidiana della società americana. “Se non ridi, inizi ad urlare”, ha detto Spielberg commentando il film con il regista, il quale usa impeccabilmente l’umorismo come valvola di sfogo in un contesto dove il fanatismo politico, il suprematismo bianco e la paranoia sociale hanno superato ogni limite.
Visione, colonna sonora e ritmo
La regia di Anderson è accompagnata dai suoi collaboratori storici: la fotografia di Michael Bauman gioca con spazi claustrofobici e improvvise aperture paesaggistiche; il montaggio di Andy Jurgensen imprime ritmo a una storia che, nonostante le oltre due ore e mezza, scorre rapida. Le musiche di Jonny Greenwood sono ancora una volta straordinarie: cicliche e ossessive quando vogliono trasmettere soffocamento, grandiose e dirompenti nei momenti di svolta.
Il film non è però privo di sbavature. Il primo atto si dilunga più del necessario prima che la trama prenda il volo, e il terzo, pur potente, moltiplica i finali perdendo un po’ dell’energia accumulata. Nonostante ciò, l’insieme resta coeso e la visione sorprendentemente scorrevole.
Un film urgente e necessario
Una battaglia dopo l’altra è probabilmente il film più urgente e rilevante di Paul Thomas Anderson: esilarante, politico, crudele e commovente, riflette con lucidità lo stato attuale dell’America. Sorretto da un cast di prim’ordine, con Sean Penn in una performance da antologia, conferma la capacità del regista di fondere intrattenimento e riflessione, ironia e disperazione. Un film che ci ricorda che la risata, anche la più amara, può diventare un atto di resistenza.
Distribuito da Warner Bros. Pictures, Una battaglia dopo l’altra arriverà nelle sale italiane il 25 settembre.

