Lo Snyder Cut è uno di quei film preceduti dalla propria fama. I fan lo hanno voluto, lo hanno acclamato, lo hanno desiderato così tanto da firmare petizioni su petizioni per convincere la Warner a dare una seconda possibilità al regista. Una richiesta forte, che finalmente ha portato al risultato tanto atteso.
Come molti ricorderanno, nel 2017 era uscita nelle sale la Justice League firmata da Joss Whedon. Snyder aveva abbandonato la lavorazione a causa di un lutto familiare, lasciando incompiuta la sua visione originale, che prevedeva una trilogia.
Il risultato? Un film pieno di battute fuori luogo, CGI discutibile e scene rigirate male, che aveva lasciato l’amaro in bocca a molti fan.
Ma oggi Snyder è tornato, con una versione di ben quattro ore, per raccontare finalmente la storia come l’aveva immaginata.
Quattro ore davanti allo schermo: ne vale la pena?
La risposta è sì, se si ama la visione estetica di Zack Snyder.
Questa non è semplicemente la “Justice League”, ma la sua director’s cut, impregnata in ogni scena del suo stile. Chi conosce film come 300 o Watchmen sa cosa aspettarsi: slow motion marcato, composizioni epiche e un ritmo solenne.
Contrariamente a quanto visto nel 2017, qui la slow motion non è puro virtuosismo: serve a dare risalto a espressioni, momenti e sforzi, trasformando ogni scena in una piccola sequenza mitologica. Come nel calcio di Leonida in 300, anche qui i rallentamenti servono a sottolineare la forza e l’intensità del gesto.
Niente battute forzate, niente Marvel-style
Il film evita con attenzione ogni tentativo di imitare l’umorismo Marvel. Niente battute fuori contesto, niente personaggi fuori carattere.
Gli eroi DC restano oscuri, tormentati, profondamente umani. Combattono tra di loro, sbagliano, si fraintendono. Non sono perfetti, ed è proprio questa loro fragilità a renderli interessanti.
A differenza della versione Whedon, qui i dialoghi sono più asciutti, il tono è più maturo e non c’è spazio per gag inutili. Anche le interazioni tra i personaggi – ad esempio quelle tra Barry e Arthur – nascono da situazioni concrete, dai fallimenti e dai tentativi di creare una vera squadra.
Finalmente spazio per tutti
Avere quattro ore a disposizione ha permesso a Snyder di raccontare davvero i personaggi.
Per la prima volta vediamo le origini di Cyborg e Flash, con un approfondimento emotivo che mancava completamente nella versione 2017. Conosciamo il passato di Victor, il suo dolore e la sua evoluzione; vediamo Barry affrontare le difficoltà familiari e letteralmente correre verso un futuro che si costruisce da solo.
Il film dà finalmente spazio anche alle Amazzoni e agli Atlantidei, offrendo uno sguardo più ampio sull’universo DC e sulle sue mitologie.
In conclusione: Snyder ha risollevato la Justice League?
Possiamo dire che la Snyder Cut funziona. Nonostante qualche limite nei dialoghi (comprensibili, vista la post-produzione travagliata), riesce a restituire dignità ai personaggi e a raccontare una storia epica, oscura, coesa.
Il film è cupo, intenso, senza forzature comiche, e finalmente lascia che i personaggi siano quello che sono sempre stati nei fumetti: eroi complessi, tormentati, mai del tutto buoni.
Se siete interessati a una narrazione che non cerca scorciatoie, che rispetta la coerenza dei personaggi e che si prende il giusto tempo per costruire un universo, allora sì: queste quattro ore valgono la pena.

