AMSI

AMSI con “Pizza Americana” affronta la sfida, tra i 24 artisti, di Sanremo Giovani 2025. Il nuovo singolo ora disponibile su tutte le piattaforme digitali mescola ironia e disillusione. Un brano che racconta quel desiderio ostinato di leggerezza che accompagna una generazione in bilico.

Scritto insieme a Consi e Werdn e prodotto da GIUPO, “Pizza Americana” conferma la crescita di un cantautore che sta costruendo un percorso sempre più riconoscibile. In questa intervista ci racconta la nascita del pezzo, le immagini che lo hanno ispirato e il viaggio personale dietro un brano che sa essere pop, indie e profondamente sincero.

Hai visto la prima puntata di Sanremo Giovani? Stai iniziando a sentire l’ansia del palco?

«Sì, l’ho vista… e ti dico solo che mi è salito il batticuore. Ho davvero temuto – e sto ancora temendo – di essere quello sulla sedia ad aspettare il proprio turno per cantare. Tra l’altro il secondo! Vedere chi sta lì ad aspettare… mamma mia».

Però dai, una volta che canti è fatta: tolto il dente, tolto il dolore, no? Cosa hai provato quando hai sentito il tuo nome tra i selezionati?

«È stato incredibile. Abbiamo provato a partecipare quasi per gioco: “Proviamo, vediamo che bello sarebbe entrare nei 34…”. Poi siamo entrati nei 34. Siamo andati a Roma dicendo: “Sai che bello sarebbe entrare nei 24…”. E siamo entrati nei 24. È tutto super inaspettato, assurdo e bellissimo».

Nel testo racconti una storia d’amore con ironia e un po’ di disillusione. C’è un’esperienza reale dietro o è qualcosa di più generazionale?

«È un mix. Un po’ esperienza personale e un po’ delle esperienze dei miei amici. Vivo con altre sette persone, quindi di storie d’amore ne sento tantissime.
Mi piaceva l’idea di portare un pezzo che rappresentasse la mia musica: una storia che può sembrare dolce, ma in realtà è più amara di quanto sembri, su una base allegra. A primo impatto sembra una canzonetta… ma non lo è davvero».

Anche a me piacciono le canzoni leggere che però sotto nascondono la coltellata. Tu ti muovi molto su questo equilibrio, no?

«Sì, esatto. Un po’ come nei film horror: il colpo finale che non ti aspetti. Un po’ di zucchero per far scendere la pillola amara».

Come hai trovato il compromesso tra pop ed estetica indie contemporanea?

«Ho avuto la fortuna di lavorare in studio con GIUPO, il mio produttore, Werdn – un mio caro amico e artista con cui vivo – e Consi, autore. Ci siamo messi lì cercando un equilibrio, ma alla fine è uscito tutto in modo molto naturale. La prima cosa nata è stato il motivetto del bridge, che secondo me è il vero claim del pezzo, quello sulla pizza americana. Poi abbiamo costruito tutto attorno».

Il pezzo è davvero cinematografico. Come nasce l’immagine della “pizza americana” nel testo?

«Sto scoprendo in questi giorni, grazie a Sanremo Giovani, che esistono mille teorie sulla pizza americana!
Per me è sempre stata la pizza con le patatine, o al massimo “USA”. Molti dicono invece che sia quella col salame, funghi, mais.
Per me, comunque, la pizza americana è una coccola: quel piatto da bambino che ti fa staccare, una cosa semplice e cicciona che ti tira su quando sei triste. È stata una grande amica nei momenti difficili, quindi… non potevo non dedicarle una canzone».

A Roma la chiamano addirittura Pokémon o Pikachu!

«Sì, assurdo! A Milano invece è sempre stata “americana”, come la Margherita è Margherita.
Quindi per me il nome era proprio quello».

Nelle tue canzoni ci sono sempre tante immagini: succede anche nel videoclip. Scrivi più per immagini o per emozioni?

«Mi piace scrivere ad immagini, con una storia precisa. Ho influenze indie, ma amo anche il cinema e lavoro spesso ai miei videoclip. Mi piace creare un fil rouge che accompagni tutto il brano: che ti porti dall’inizio alla fine senza perderti in viaggi astratti. Anche “Pizza Americana” ha un suo fil rouge, anche se nel ritornello il senso cambia quando torna la seconda volta».

Questo brano segna un’evoluzione nel tuo percorso o è un tassello che si aggiunge?

«Entrambe le cose. È un tassello che si aggiunge alla mia crescita, ma è anche un punto di svolta perché definisce ciò che sono per il grande pubblico. È un po’ il manifesto della mia musica: dolce e amara, indie ma anche pop, con tante sfumature».

Un film o una serie TV che assoceresti a “Pizza Americana”?

«Bella domanda! Per il sottotesto dolce-amaro, anche se sembra tutto leggero, direi “How I Met Your Mother”: il Ted che fa un sacco di cavolate ma sotto soffre. Anche la tua idea di “Bridget Jones versione gelato sul divano” mi piace!».

Scaramanzia a parte: se dovessi arrivare sul palco dell’Ariston, a chi dedicheresti la tua finale?

«Potrei dedicarla a tante persone vicine a me… ma penso che la dedicherei a me stesso.
Vengo da un periodo difficile: da emergente non è mai semplice. Mi sto facendo un mazzo gigante, spesso da solo. Fino a ieri ero in sala prove, da solo, con microfono e computer. Quindi se dovessi farcela direi: “Grande Tom”. E poi… vediamo che succede».

Con “Pizza Americana”, AMSI firma dunque un nuovo tassello del suo percorso artistico, mantenendo intatta quella combinazione di leggerezza e profondità che lo rende unico nella scena emergente. Mentre Sanremo Giovani 2025 si avvicina, il suo racconto si intreccia a un entusiasmo genuino, alla voglia di mettersi in gioco e a una visione sempre più matura della propria musica. Non resta che scoprire dove lo porterà questo nuovo capitolo e gustarci una volta in più il sapore di una canzone che parla al cuore, con semplicità e verità.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *