Presentato alla 19ª edizione della Festa del Cinema di Roma, The Trainer, diretto da Tony Kaye (celebre per American History X), era uno dei film più attesi del 2024. Tuttavia, non riesce a soddisfare le alte aspettative, rivelandosi un’opera che manca di coerenza e profondità. Nonostante un cast di talento e un regista di spessore, il film si perde in una narrazione confusa e in una regia che sembra non trovare una direzione chiara.
Un’idea brillante che si perde già dalla premessa
La storia ruota attorno a Jack, interpretato da Vito Schnabel, un personal trainer di Los Angeles che sogna di diventare una celebrità grazie ai suoi clienti influenti e alle loro connessioni nel mondo dello spettacolo. Uno degli elementi centrali della trama è l’invenzione di Jack: un bizzarro brevetto chiamato The Harvey Hat, un cappello stravagante e visivamente inquietante, che promette di migliorare la muscolatura e la qualità della vita di chi lo indossa. Questa trovata strampalata, che avrebbe potuto essere un interessante spunto satirico, si rivela invece un’idea mal sviluppata, simbolo della debolezza narrativa del film.
Ad aiutare Jack nella sua impresa folle c’è un gruppo di personaggi altrettanto eccentrici e deliranti, come: Steven Van Zandt, Bella Thorne, Lenny Kravitz, Paris Hilton e Gus Van Sant, ma nemmeno loro riescono a salvare il film dalla sua deriva caotica e confusionaria.
Tony Kaye smarrisce la sua cifra stilistica
Tony Kaye, noto per il suo stile crudo e provocatorio, sembra aver perso il controllo su questo progetto. Se in American History X la sua regia incisiva riusciva a trasmettere un messaggio forte e chiaro, qui la sua mano appare incerta. Le scene sono montate in modo caotico, e si ha spesso la sensazione che il film non sappia quale tono adottare: a tratti è un dramma psicologico, altre volte vira inspiegabilmente verso il grottesco o la commedia nera, senza mai riuscire a fondere armoniosamente questi elementi.
Inoltre, alcune scelte visive e narrative sembrano gratuite e fuori luogo. Ad esempio, l’eccessivo uso di simbolismi visivi e di riprese che si soffermano su dettagli banali contribuisce a distrarre lo spettatore piuttosto che aggiungere significato alla storia. Questa mancanza di coerenza stilistica è uno dei principali difetti del film, rendendolo disordinato e difficile da seguire.
Un cast pieno di stelle che non riesce a brillare
Anche il cast, che sulla carta avrebbe potuto essere un punto di forza, non riesce a brillare. Vito Schnabel nel ruolo del protagonista risulta monocorde e poco convincente, incapace di trasmettere la complessità emotiva del personaggio. Stephen Dorff, che interpreta uno dei clienti più influenti di Jack, è una presenza carismatica, ma non riesce a salvare il film, bloccato in un ruolo che rimane troppo superficiale. Anche il cast di supporto, pur variegato e ricco di nomi noti, non riesce a dare vera profondità alla storia. La chimica tra i personaggi è quasi inesistente, e molte scene che avrebbero dovuto essere cariche di tensione emotiva o di conflitto si risolvono in dialoghi banali e piatti.
La satira su Hollywood resta incompiuta
Uno degli aspetti più deludenti di The Trainer è la sua incapacità di sviluppare in modo efficace le tematiche che propone. Il film avrebbe potuto offrire una critica acuta alla cultura dell’apparenza e del successo a tutti i costi, particolarmente in un contesto come quello di Hollywood. Tuttavia, il messaggio si perde in una narrazione superficiale e in personaggi che non evolvono realmente. La crisi esistenziale del protagonista sembra forzata e non viene mai esplorata in modo autentico, riducendo la storia a una serie di eventi slegati tra loro che non portano a un vero climax.
The Trainer è una delusione su più fronti. Con una trama prevedibile, una regia disordinata e interpretazioni sottotono, il film fallisce nel catturare l’attenzione dello spettatore e nel trasmettere un messaggio significativo. Quello che avrebbe potuto essere un interessante ritratto del lato oscuro del successo si trasforma in un’opera confusa e poco coinvolgente, che lascia un senso di frustrazione e insoddisfazione.

