Ridurre una celebrità in cenere con una raffica di battute, mentre quella stessa celebrità è costretta a restare seduta ad ascoltare. È questa l’idea che ha trasformato Roast in Peace in uno dei format più insoliti arrivati su Prime Video nel 2025. Lontano dal classico talk show e ancora più distante dalla comicità “protetta” della televisione tradizionale, il programma prende in prestito la tradizione americana del roast e la trasforma in un funerale immaginario dove l’elogio funebre diventa un monologo senza pietà.
Al centro della prima stagione ci sono quattro protagonisti che accettano di mettere in discussione la propria immagine pubblica: Francesco Totti, Selvaggia Lucarelli, Roberto Saviano ed Elettra Lamborghini. A guidare la cerimonia è Michela Giraud, mentre sul palco si alternano Stefano Rapone, Edoardo Ferrario, Beatrice Arnera, Eleazaro Rossi, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, chiamati a colpire tutto ciò che il pubblico conosce, e crede di conoscere, dei loro “defunti”.
Michela Giraud e il programma che rompe le regole
Per Michela Giraud il roast funziona solo quando la cattiveria è costruita sull’intelligenza. Dietro ogni battuta, racconta, c’è un lavoro di studio sulla persona che sale sul palco: conoscere il personaggio, i suoi successi, le sue contraddizioni e perfino le sue fragilità è ciò che permette alla comicità di non trasformarsi in un semplice insulto.
È anche questo che l’ha convinta ad accettare un format costruito attorno a un tabù universale come la morte. Scherzare su ciò che normalmente mette paura, spiega, diventa un modo per disinnescarlo, trasformando il funerale in uno spazio dove tutto può essere messo in discussione.
Francesco Totti, il campione che si lascia prendere in giro
Vedere Francesco Totti seduto ad ascoltare una serie di battute sulla propria carriera, sulla sua vita privata e sulla sua immagine pubblica è forse una delle immagini più emblematiche della stagione.
La stessa Michela Giraud ha raccontato di essersi emozionata quando lo ha incontrato sul set, dopo averlo ammirato per anni. Eppure, una volta iniziato il roast, il capitano della Roma ha accettato le regole del gioco senza cercare scorciatoie, mostrando un lato sorprendentemente autoironico e una naturalezza sul palco che ha colpito anche il resto del cast.
Selvaggia Lucarelli e il personaggio che diventa materiale comico
Partecipare a Roast in Peace significa accettare che tutto possa diventare una battuta. Nel caso di Selvaggia Lucarelli, il suo ruolo di opinionista e il rapporto spesso conflittuale con il dibattito pubblico diventano il terreno perfetto su cui costruire il roast.
Il risultato è uno degli episodi che meglio racconta lo spirito del programma: trasformare perfino le polemiche più note in uno spettacolo dove l’autoironia diventa quasi una forma di autodifesa.
Roberto Saviano, la sfida più delicata
La presenza di Roberto Saviano dimostra che il format non si limita ai personaggi dell’intrattenimento leggero.
Portare sul palco una figura legata a temi complessi significa mettere alla prova il confine tra satira e rispetto, senza rinunciare alle regole del roast. È proprio questo equilibrio a rendere il suo episodio uno dei più particolari della stagione: la comicità continua a colpire, ma lo fa senza perdere di vista il contesto del personaggio che ha davanti.
Elettra Lamborghini, la sorpresa del cast
Se c’è una protagonista che riesce a ribaltare le aspettative, quella è Elettra Lamborghini.
Quello che sulla carta sembrava il bersaglio più facile si trasforma invece in una delle presenze più efficaci del programma. La sua capacità di giocare con la propria immagine, anticipando perfino alcune battute dei comici, rende il suo episodio uno dei più riusciti della stagione e conferma quanto l’autoironia possa diventare il vero superpotere di chi partecipa al roast.
Un funerale dove l’ultima parola arriva alla fine
Il meccanismo del programma è semplice quanto efficace: durante gli elogi funebri il protagonista non può interrompere chi sta parlando. Le battute si susseguono senza possibilità di replica, finché non arriva il momento finale in cui il “defunto” può rispondere ai comici e restituire, almeno in parte, i colpi ricevuti.
Anche il pubblico entra nel gioco, premiando il roast più riuscito e contribuendo a trasformare ogni episodio in una competizione dove il vero obiettivo non è vincere, ma dimostrare di saper ridere di sé.
Con la sua prima stagione, Roast in Peace ha aperto uno spazio nuovo nella comicità italiana, dimostrando che anche personaggi molto diversi tra loro possono accettare di mettere da parte l’immagine costruita negli anni per una sera e lasciarsi “seppellire” dalle battute. Ed è proprio questa disponibilità a esporsi che ha reso il programma abbastanza forte da meritarsi un secondo capitolo ancora più spietato.

