Se è lo sguardo, o meglio, il punto di vista degli altri a colpire Lorenzo Cherubini, l’intento di osservare il ragazzo dietro la fama è decisamente riuscito. Con LORENZO – L’incredibile avventura di Jovanotti, i due registi costruiscono un racconto che prova ad andare oltre l’immagine pubblica dell’artista, cercando di raggiungere quella dimensione più intima che spesso rimane nascosta dietro il successo. Non è soltanto la storia di una carriera straordinaria, ma il tentativo di avvicinarsi alla persona che continua a esistere al di là del personaggio che il pubblico conosce.
È interessante osservare come i registi si siano mossi nell’arco di sette anni per costruire un racconto tanto intimo quanto aperto, lasciando che il tempo diventasse parte integrante del film. Non c’è la fretta di arrivare a una conclusione, né la necessità di racchiudere Lorenzo in una definizione precisa. Al contrario, il documentario sembra comprendere che conoscere qualcuno richieda la disponibilità ad aspettare, a osservare e ad accettare che una persona possa cambiare mentre si cerca di raccontarla.
Il ragazzo dietro Jovanotti
Osservare Lorenzo è quasi come riuscire a prendere per mano quel ragazzino che continua a portare con sé. È una sensazione che attraversa il documentario e che restituisce un significato diverso anche alla sua storia artistica: dietro i palchi, le canzoni, i viaggi e le folle oceaniche rimane una parte di sé che non smette di cercare, immaginare e lasciarsi sorprendere.
Non è soltanto attraverso le immagini di Pinocchio che intercorrono durante il film che si costruisce questo legame con l’infanzia. Il richiamo al personaggio di Collodi diventa una suggestione che accompagna lo sguardo sul protagonista, invitando a riflettere su ciò che rimane di noi mentre cresciamo e su quanto sia difficile, forse persino impossibile, separare completamente l’adulto dal bambino che siamo stati. Quel ragazzo non appartiene semplicemente al passato di Lorenzo: continua a essere parte del suo presente, del suo modo di attraversare il mondo e di immaginare ciò che ancora deve arrivare.
È qui che il documentario trova una delle sue intuizioni più interessanti. La fama rischia spesso di trasformare le persone in immagini riconoscibili, in personaggi che sembrano coincidere perfettamente con ciò che mostrano al pubblico. Ma dietro ogni identità pubblica esiste una complessità che non si lascia ridurre a una biografia, a una successione di successi o a un repertorio di ricordi. Il film prova a raggiungere proprio quello spazio, senza pretendere di svelare ogni cosa e senza la necessità di offrire risposte definitive.
Sette anni per imparare a guardare
La lunga lavorazione di LORENZO – L’incredibile avventura di Jovanotti non rappresenta soltanto una curiosità produttiva, ma diventa una componente essenziale del suo linguaggio. Sette anni durante i quali il progetto è cambiato, si è trasformato e ha trovato progressivamente la propria forma, seguendo un percorso che non poteva essere stabilito interamente in anticipo.
Il tempo del cinema si è intrecciato con quello della vita, permettendo ai registi di costruire una relazione con Lorenzo e di trovare una distanza capace di preservare la spontaneità dell’incontro. Non è un dettaglio secondario, soprattutto in un documentario che sceglie di rinunciare alle interviste tradizionali e alle domande dirette. Il racconto nasce dall’osservazione, dalla fiducia e dalla possibilità di lasciare che le cose accadano senza forzarle.
Questa scelta permette al film di allontanarsi dalla struttura più convenzionale dei documentari musicali, spesso costruiti per ripercorrere una carriera e consolidare l’immagine di un artista. Qui, invece, il materiale raccolto diventa il punto di partenza per una ricerca cinematografica che trova nel montaggio il proprio elemento distintivo. Le immagini non servono soltanto a testimoniare ciò che è accaduto, ma contribuiscono a costruire un racconto capace di mettere in relazione momenti diversi, restituendo la complessità di un’esistenza in continuo movimento.
Il risultato è un’opera che non sembra interessata a celebrare Lorenzo quanto a osservarlo. E la differenza è sostanziale: celebrare significa spesso confermare ciò che già sappiamo, mentre osservare implica la disponibilità a lasciarsi sorprendere, anche quando il soggetto del racconto è una figura che crediamo di conoscere da sempre.
La partenza
Partendo dal backstage e dalla preparazione per una delle tappe del Jova Beach Party, i due registi iniziano a spogliare Lorenzo dalla figura di Jovanotti. Ne dimettono i panni, accompagnandolo silenziosamente e gentilmente dal retro del palco al momento in cui sale in van. Con la consegna delle chiavi di casa, dunque, ci addentriamo nel percorso che ha delineato la produzione del suo ultimo album. La creazione delle proprie tracce e lo spogliarsi davanti al giudizio di chi lavora in maniera totalmente diversa da lui. Da una parte un caos che trova la sua forma, dall’altra la forma che piano piano viene cesellata e ridefinita.
Lorenzo, in questo percorso, non fa altro che dimostrare quanto artisticamente si fidi del suo team. Manifestando anche tutta la sua umiltà nel definirsi “insignificante” e “e piccolo” davanti al genio altrui. Vi è, però, delicatezza nel mostrare questo aspetto. Una profonda e intrigante umanità che ammette di non aver avuto il tempo di sperimentare la propria adolescenza prima di diventare Jovanotti e di esplodere.
Non un ritratto definitivo, ma una storia in movimento
Uno degli aspetti più riusciti del documentario è proprio la sua capacità di non trasformare l’intimità in una pretesa di verità assoluta. Il film cerca di avvicinarsi a Lorenzo senza rivendicare il diritto di definirlo una volta per tutte. Lascia che siano i momenti, gli sguardi e le immagini a comporre un ritratto che rimane inevitabilmente parziale, perché parziale è qualsiasi tentativo di raccontare una persona nella sua interezza.
In questo senso, la libertà creativa concessa da Jovanotti ai registi si rivela fondamentale. Il cantante ha espresso il desiderio di realizzare qualcosa che non fosse un semplice spot sulla propria carriera, ma un’opera in cui fosse presente il cinema. Una richiesta che ha permesso al progetto di trovare una propria identità, allontanandosi dalla celebrazione e cercando un linguaggio autonomo.
La dimensione personale del documentario finisce così per aprirsi a una riflessione più ampia. Continuare a sognare, amare e crescere non significa necessariamente inseguire una versione migliore di sé o raggiungere un traguardo definitivo. Significa anche accettare di essere ancora in divenire, di non coincidere completamente con l’immagine che gli altri hanno costruito di noi e di conservare uno spazio in cui poter cambiare.
È forse questo il punto in cui la storia di Lorenzo smette di appartenere soltanto a Lorenzo. La sua avventura artistica è eccezionale per dimensioni e risultati, ma il desiderio di non perdere il contatto con la parte più autentica di sé è qualcosa che può riguardare chiunque. Perché crescere non significa necessariamente abbandonare il ragazzo che siamo stati, così come diventare adulti non comporta rinunciare alla possibilità di immaginare ancora un futuro diverso.
L’avventura del movimento
LORENZO – L’incredibile avventura di Jovanotti trova dunque il suo senso più profondo nel tentativo di guardare oltre la fama, senza fingere che esista una sola versione possibile della persona che si nasconde dietro di essa. Non cerca di consegnarci un Lorenzo definitivo, ma ci invita a osservarlo mentre continua a cambiare. E forse è proprio questo a rendere il racconto interessante: ricordarci che nessuno, nemmeno chi sembra conosciuto da tutti, smette davvero di essere una storia ancora in corso. Una pellicola che andrebbe vista al di la dell’essere o meno suoi fan. Una totale perdita di controllo sulla propria visione di sé che nasconde tanti piccoli moniti per ognuno di noi.
Il film sarà in sala dal 26 novembre al 2 dicembre per degli eventi imperdibili.

