Con I See Buildings Fall Like Lightning, Clio Barnard, regista di The Selfish Giant e Ali & Ava, torna a raccontare le contraddizioni della società britannica. Il suo sguardo si concentra sulle disuguaglianze economiche e sulle fragilità individuali. Tratto dall’omonimo romanzo di Keiran Goddard e sceneggiato da Enda Walsh, il film segue cinque amici cresciuti nella working class di Birmingham. Arrivati all’inizio dei trent’anni, devono confrontarsi con aspirazioni frustrate, responsabilità familiari e un futuro incerto.
Rian (Joe Cole) ha raggiunto il successo finanziario, ma fatica a sentirsi parte del mondo privilegiato in cui è entrato. Patrick (Anthony Boyle), laureato, mantiene la moglie Shiv (Lola Petticrew) e i loro due figli lavorando come fattorino. Conor (Daryl McCormack) cerca di portare avanti un progetto immobiliare nonostante i debiti e le difficoltà della paternità. Oli (Jay Lycurgo), piccolo spacciatore dalla battuta sempre pronta, affronta invece la vita con una generosità che contrasta con la sua apparente spensieratezza. Attraverso le loro vicende, Barnard ritrae una generazione alla ricerca del proprio posto in una società sempre meno capace di garantire stabilità e opportunità.
Una generazione intrappolata tra ambizioni e precarietà
In I See Buildings Fall Like Lightning, il passaggio all’età adulta non coincide necessariamente con una maggiore sicurezza economica o personale. I protagonisti hanno seguito percorsi diversi, ma condividono la sensazione di vivere in un sistema che rende sempre più difficile migliorare la propria condizione. Patrick, nonostante la laurea, è costretto a mantenere la famiglia con un lavoro precario. Rian, pur avendo raggiunto il successo, continua a sentirsi fuori posto. Conor, invece, vede le proprie ambizioni imprenditoriali scontrarsi con debiti e responsabilità.
Barnard si inserisce nella tradizione del kitchen-sink drama, il cinema britannico dedicato alla quotidianità della classe lavoratrice. Evita però di ridurre i personaggi alla loro condizione sociale. Le difficoltà economiche sono una presenza costante, ma non definiscono interamente le loro identità. I protagonisti sono intelligenti, consapevoli delle contraddizioni che li circondano e capaci di affrontare le disgrazie con ironia.
Il film riflette anche sulle trasformazioni urbane e sulla demolizione dell’edilizia popolare in favore degli interessi privati. La ricerca del profitto sembra prevalere sulle esigenze delle comunità, mentre le prospettive delle nuove generazioni diventano sempre più fragili.
La critica sociale è pertinente, ma non sempre si integra con naturalezza nella narrazione. Alcuni dialoghi e monologhi esplicitano eccessivamente le riflessioni sulle disuguaglianze e sul declino delle opportunità. Il racconto perde così parte della propria spontaneità, rischiando talvolta di diventare didascalico.
L’amicizia maschile e il valore della vulnerabilità
Il cuore emotivo del film è il rapporto tra i protagonisti. Nonostante le responsabilità lavorative e familiari, le distanze geografiche e i cambiamenti dell’età adulta, il loro legame continua a rappresentare un punto di riferimento. Barnard supera la consueta rappresentazione dell’amicizia maschile, spesso limitata a scherzi, bevute e provocazioni. Mostra invece un’intimità nella quale anche il dolore può trovare spazio.
Uno dei momenti più intensi vede Rian, devastato da una delusione sentimentale e in preda all’alcol, telefonare a Patrick. L’amico si mette in viaggio durante la notte per raggiungerlo e offrirgli conforto. Non cerca di risolvere il problema né di minimizzare la sofferenza. Gli dimostra semplicemente che non dovrà affrontarla da solo.
La scena sintetizza il messaggio del film: mostrarsi vulnerabili e chiedere aiuto non significa essere deboli. In un contesto che spesso incoraggia gli uomini a nascondere le proprie emozioni, la disponibilità reciproca assume un significato particolare. L’amicizia non cancella le difficoltà economiche o sentimentali, ma offre uno spazio in cui non è necessario fingere di avere tutto sotto controllo.
Il legame tra i protagonisti resiste perché non richiede perfezione, ma presenza. È una forma di solidarietà concreta, capace di sopravvivere alle trasformazioni della vita adulta.
Un cast affiatato tra ironia e malinconia
Uno dei maggiori punti di forza del film è la capacità di alternare dramma e comicità senza perdere autenticità. Le battute, le provocazioni e le serate sopra le righe non sono semplici intermezzi comici. Rappresentano il linguaggio condiviso attraverso cui i protagonisti riaffermano il proprio legame. L’umorismo nasce spontaneamente dalle loro interazioni e rende ancora più incisivi i momenti in cui la leggerezza lascia spazio alla sofferenza.
Il cast contribuisce in maniera determinante a questo equilibrio. Nel complesso, l’affiatamento degli interpreti rende credibile la lunga storia condivisa dai personaggi: i loro rapporti sembrano esistere anche al di fuori delle scene mostrate, contribuendo alla spontaneità del racconto. È soprattutto grazie al cast che il film riesce a mantenere la propria autenticità, anche quando la sceneggiatura si avvicina a soluzioni più convenzionali.
Una regia autentica
La regia di Barnard valorizza la dimensione concreta degli ambienti. Case, pub e strade di Birmingham contribuiscono a definire l’identità del racconto. La fotografia e i movimenti fluidi della macchina da presa accompagnano i protagonisti nella quotidianità, senza idealizzare il contesto in cui vivono. L’attenzione ai luoghi e ai gesti ordinari rafforza il realismo dell’opera, che trova la propria efficacia soprattutto nell’osservazione delle relazioni.
La struttura narrativa presenta però alcune irregolarità. I salti temporali non sempre risultano fluidi, mentre la crisi di Conor e il progressivo deterioramento legato all’abuso di alcol occupano uno spazio eccessivo. Alcune svolte melodrammatiche cercano inoltre un’intensità artificiale, laddove sarebbe bastato approfondire i cambiamenti dei protagonisti e i loro rapporti.
Anche la trasposizione del romanzo non è sempre convincente. Le riflessioni interiori si trasformano talvolta in dialoghi troppo espliciti, privando alcune scene della naturalezza che emerge invece dai gesti e dai silenzi. La critica sociale finisce così per sovrapporsi alla dimensione umana, anziché svilupparsi organicamente attraverso le esperienze dei personaggi.
Sono limiti che compromettono in parte la compattezza dell’opera, senza però cancellarne la sincerità. Quando Barnard lascia spazio alle interazioni quotidiane, il film ritrova la propria voce e restituisce tutta la complessità dei legami che racconta.
Un abbraccio sincero
I See Buildings Fall Like Lightning trova la propria forza nel raccontare l’amicizia come una forma di resistenza alla solitudine e all’incertezza. Le disuguaglianze economiche, la precarietà e le difficoltà di costruire un futuro stabile condizionano profondamente la vita dei protagonisti. Non ne esauriscono, però, l’identità. A definirli sono anche la generosità, l’ironia e la disponibilità a sostenersi quando le circostanze diventano difficili.
Clio Barnard realizza un film penalizzato da qualche eccesso didascalico, da un ritmo discontinuo e da sviluppi drammatici talvolta convenzionali. Eppure, quando si concentra sulle relazioni, l’opera raggiunge una sincerità capace di compensare buona parte dei suoi limiti. Il cast affiatato e l’equilibrio tra umorismo e malinconia restituiscono un ritratto credibile di una generazione che continua a trovare negli affetti una ragione per andare avanti.
Come un abbraccio familiare, forse un po’ impacciato ma autentico, I See Buildings Fall Like Lightning non ha bisogno di essere sempre elegante per arrivare al cuore. In un mondo in cui tutto sembra diventare precario, dal lavoro alla casa fino alle prospettive personali, poter contare su qualcuno resta una delle poche certezze che vale davvero la pena difendere.

