Con “Sentimentale”, il nuovo singolo disponibile da oggi in digitale, Aiello inaugura ufficialmente il percorso che lo porterà all’uscita del suo prossimo album, atteso nel 2026. Un ritorno che profuma di verità e maturità, segnato da un intreccio intimo, misurato e profondamente umano.
Il brano – pubblicato da Epic Records/Sony Music Italy e accompagnato da un videoclip diretto da Riccardo Bellei – è un tassello chiave di una fase artistica che Aiello racconta come consapevole, istintiva e priva di sovrastrutture: un pop senza tempo che abbraccia chi ascolta e allo stesso tempo riflette chi lo interpreta.
In questa intervista Aiello ripercorre la genesi del pezzo, l’evoluzione della propria identità musicale e la necessità di tornare a mettere al centro la verità dei sentimenti, senza filtri, senza difese.
Il tuo nuovo brano è “Sentimentale”. Come riesci a parlare oggi di emotività e sentimenti, e soprattutto a metterli per iscritto?
«In modo molto più leggero rispetto a un tempo. O meglio, oggi mi sembra tutto più affrontabile, più… normale per me. Non faccio più fatica a dire o raccontarmi come una persona sentimentale. Credo di avere una mia misura: non amo le cose troppo sdolcinate, il miele sempre, mi piace anche un po’ di spicy.
Sono una persona romantica e ci ho fatto pace, perché in questo mondo sembra sia fuori moda esserlo. Ma poi lo siamo tutti, solo che a un certo punto ci stanchiamo di fare i duri e decidiamo di essere davvero noi stessi».
Parliamo della collaborazione con Levante: come nasce e com’è stato lavorare insieme?
«Io sono uno che lavora ogni giorno per ricordarsi che è cosa buona e giusta mollare un po’ il controllo. Non faccio tantissime collaborazioni, almeno non con facilità: se non c’è un interesse artistico o un legame sentimentale, non mi interessa farle “perché serve”.
Con Levante ci siamo conosciuti due anni fa a Roma e ci siamo subito presi. In due anni abbiamo coltivato un’amicizia vera: risate, confronti, racconti.
Avevo una canzone speciale nel cassetto e desideravo che lei mi accompagnasse, ma le ho detto: “Prima ascoltala. Se non ti piace, tanti saluti”. Invece se n’è innamorata, si è fidata delle mie parole e ha deciso di stringermi la mano in questo primo passo del nuovo disco. Sono molto felice: siamo contenti tutti».
Come ci si mette di fronte alla sfida di cominciare un nuovo percorso, nonostante anni di carriera e tournée alle spalle?
«La cosa più bella di questo mestiere è la fase creativa. Il live è bellissimo, ma porta con sé ansia da performance, giudizio, la sensazione che il tuo 100 non sia mai abbastanza. Sto facendo pace con questo moto interiore.
La creatività invece è un dialogo tra te e te. Quando scrivo non penso a colpire qualcuno o a fare qualcosa apposta: ho bisogno di buttare fuori ciò che ho vissuto. È terapeutico. Riporto nella musica la mia storia reale. Ed è per questo che la fase creativa non mi spaventa: mi diverte».
Nella tua musica mescoli sud, Mediterraneo, elettronica, pop, R&B. Questo nuovo percorso come si posiziona?
«Mi annoio a fare sempre la stessa canzone. Non sono uno da “timbrino industriale”, da formula che funziona e va replicata. Dal giorno zero ho mescolato indie, R&B, elettronica, latin.
Il nuovo disco vive su un doppio binario: un pop senza tempo e un R&B contemporaneo e internazionale, che è quello che ascolto io. È un mix molto interessante».
All’interno del panorama italiano, come si posiziona il tuo progetto? Senza etichette o dentro una definizione precisa?
«Vorrei essere senza etichette, perché ti rende più fluido, libero e non ti costringe in uno scaffale. Non sono un artista da catalogare. Se proprio dobbiamo definirlo, è pop. Un pop che si mescola a sonorità diverse, ma sì: è musica pop».
Le tue canzoni hanno spesso un immaginario molto cinematografico. Quando scrivi hai immagini precise in mente?
«Mi viene naturale essere molto fotografico quando scrivo. Riporto nei testi la verità: nove volte su dieci sono cose realmente accadute, luoghi, angoli di strada o di casa che ho vissuto e che ritornano nelle canzoni.
E poi amo il visual: fotografie, videoclip, tutto ciò che aiuta a raccontare in modo più completo la storia di un brano».
Quanto è importante raccontare le differenze relazionali tra due persone nei tuoi brani?
«Non esiste la perfezione e non ha senso rincorrerla, anche se tutti lo facciamo. Ma io sto imparando a evitare questa trappola nelle relazioni: non puoi cercare la perfezione, ma puoi esercitare la capacità di accettare le diversità. Se funziona, ce la viviamo. Se non funziona, tanti cari saluti».
C’è un film o una serie TV che assoceresti a “Sentimentale” o ai tuoi brani recenti?
«Non ho un’associazione precisa, ma sto guardando Nobody Wants This su Netflix ed è molto carina. Ha una capacità di dialogo e comunicazione incredibile.
“Sentimentale” parla di chiudere una storia in modo maturo e pacifico: si soffre, certo, ma senza accanimento. In Nobody Wants This vedo la stessa capacità di comprensione e maturità tra i protagonisti. È un bel parallelismo».
Cosa speri arrivi agli ascoltatori con questo brano? Che emozione vuoi suscitare?
«Ho sentito un abbraccio bellissimo, che non accadeva da tempo. Ero stato in silenzio per un po’: Come ti pare era stata una sorta di ponte tra il mondo precedente e quello nuovo. Con Sentimentale ho ritrovato un entusiasmo intorno a me che speravo di sentire. Mi sento fortunato e felice per questa accoglienza».
“Sentimentale” segna un ritorno che non è solo musicale ma anche emotivo: un nuovo inizio che parte dalla consapevolezza, da una scrittura che scava e illumina, e da un incontro artistico, quello con Levante, capace di trasformare una canzone in un dialogo.
Nel raccontarsi, Aiello mostra la stessa delicatezza che attraversa il brano: la voglia di guardarsi dentro senza paura, di accettare le imperfezioni delle relazioni, di lasciare andare ciò che deve andare senza perdere la profondità del sentimento.
Se questo è solo il primo capitolo del nuovo album previsto per il 2026, quello che emerge con chiarezza è la direzione: un pop emotivo, autentico, che parla al cuore e non teme di mostrarsi fragile.
Mentre l’artista continua il suo percorso di ricerca personale e musicale, è impossibile non percepire la “malinconia buona” di cui parla: quella che insegna, accompagna e, a volte, guarisce.

