cmqmartina

Dopo anni di ricerca, sperimentazioni e un’identità musicale sempre più definita tra cantautorato ed energia clubbing, cmqmartina approda tra i 24 protagonisti di Sanremo Giovani 2025 con “Radio Erotika”, un brano che racchiude tutta la sua estetica: intima, elettrica, fragile e liberatoria insieme.

Disponibile dall’11 novembre su tutte le piattaforme digitali (e in radio dal 14 novembre), “Radio Erotika” è un viaggio notturno tra Milano e Cattolica, un racconto emotivo che pulsa di nostalgia e desiderio, dove i ricordi diventano suono, ritmo e movimento. Un pezzo che conferma la sua capacità di trasformare l’elettronica in racconto autobiografico, fondendo malinconia, clubbing e poesia.

In occasione della sua partecipazione al programma Rai, abbiamo parlato con cmqmartina di emozioni, simboli, interpretazioni, e di quella costante sfida tra due anime artistiche che convivono dentro la sua musica.

Come ti senti ad affrontare questo Sanremo e quindi il palco che ti aspetta tra poco?

«Sono molto emozionata e soprattutto curiosa. Non sto nella pelle all’idea di vedere gli studi Rai, i tempi televisivi, il dietro le quinte. Poi sicuramente martedì sarò spaventatissima e in ansia, ma per ora il sentimento principale è la curiosità».

L’ansia che provi è simile a quella dei tuoi live più piccoli?

«No, per niente. Nei miei live ho zero ansia da prestazione: parlo con i musicisti e un secondo dopo sono sul palco a saltare e cantare. È una dimensione che amo alla follia. Questo è un contesto molto più formale: hai tre minuti per dimostrare tutto. È preoccupante. Però il fatto di aver suonato tanto magari aiuta… anche se in quel momento dimenticherò tutto quello che so fare!»

Parliamo di “Radio Erotika”: come nasce il titolo?

«Io faccio sempre fatica con i titoli! Ricordo il momento in cui ho scritto il pezzo e mi è venuta la parola “Radio Erotika”. Avevamo quest’idea del viaggio in macchina e di una radio che non cambia mai: qualsiasi canale metti, senti solo Radio Erotica. Rappresenta quei pensieri emotivamente impegnativi da cui vorresti scappare… ma non puoi. Nel video infatti l’uomo non riesce a liberarsi della canzone, fino a materializzarmi davanti a lui».

Nel testo c’è una dicotomia tra “Milano cattolica” e “Radio Erotika”: tra sacro e profano. Da dove nasce?

«In realtà pensavo davvero al viaggio tra Milano e la città di Cattolica: una fuga. Però molti l’hanno interpretata come “Milano cattolica” nel senso conservatrice, borghese. Ed è super interessante perché Milano ha davvero queste due anime: quella rigida e quella della nightlife, pazza e selvaggia. Mi piace che il pezzo sia a libera interpretazione: ognuno ci sente ciò che vuole».

Da donna, come vedi il legame tra erotismo e musica?

«Penso che erotismo e femminilità possano essere un modo di esprimersi. Anche il corpo fa parte dell’aura dell’artista. Certo, per le cantanti donne è un’arma a doppio taglio: spesso viene vista prima quella e dopo l’arte. Ma se è un mezzo di espressione, può essere un gioco, un esperimento, e può far parte dell’arte».

Nella tua musica convivono una parte cantautorale e una più clubbing. Come trovi l’equilibrio?

«È sempre stato il mio “game” preferito unire quei due mondi. Amo la techno, l’elettronica, l’house.
La cosa divertente era partire da pezzi duri e cupi e canticchiarci sopra le mie filastrocche, le poesie, i miei pensieri. Era un esperimento, poi ho capito che era la formula giusta per me».

Un film o una serie TV che assoceresti a “Radio Erotika”?

«Direi una serie. Quelle teen con personaggi un po’ tossici, un po’ scappati di casa… tipo Skins o Euphoria. Quel mondo lì mi rappresenta abbastanza».

Scaramanzia a parte: se dovessi arrivare sul palco dell’Ariston, a chi dedicheresti la tua finale?

«Al mio manager. Il progetto è nato con lui, maciniamo gavetta da anni. cmqmartina siamo un po’ noi due».

Tra un battito elettronico e una confessione sussurrata, cmqmartina porta a Sanremo Giovani un pezzo che non è solo una canzone, ma un luogo emotivo in cui perdersi e ritrovarsi. “Radio Erotika” è il suo modo di raccontare il caos bello e fragile delle emozioni che resistono nonostante tutto, come una radio che non si spegne mai. E se la strada la porterà fino all’Ariston, sarà un viaggio costruito con cura, dedizione e una visione artistica che continua a evolversi senza perdere la propria autenticità.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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