Il 5 dicembre 2025 segna l’arrivo di “Luna sotto Venere”, l’album d’esordio di ANDROMEDA, progetto che racchiude un percorso di rinascita personale e artistica. Un viaggio musicale che unisce pop, dance e funky con sfumature anni ’80 reinterpretate in chiave moderna, tra sonorità internazionali e profondamente personali. Anticipato dai singoli “Ok, Goodbye”, “Non hai bisogno di me”, “Ventiquattro Ore” e “Rumore”, l’album racconta storie di liberazione, autenticità e resilienza. Abbiamo incontrato Manuel Zamagni, in arte ANDROMEDA, per parlare del suo disco, del messaggio che porta e della sua prima data zero live a Bellaria-Igea Marina il 6 dicembre.
Il tuo percorso racconta una rinascita potente. Quali passaggi consideri fondamentali nella costruzione del tuo progetto?
«Il primo passaggio è stato fermarmi. Accettare che mi ero perso e che stavo vivendo una vita che non sentivo più mia. Da lì è nata una scelta consapevole: smettere di compiacere e tornare ad ascoltarmi. ANDROMEDA nasce proprio in quel punto, quando ho deciso che la musica non doveva più essere un rifugio, ma una casa. Ogni brano è stato un atto di onestà, un tassello di ricostruzione, senza scorciatoie».
Con “La Data Zero” dai forma a uno show immersivo. Cosa rappresenta questo debutto live all’interno del tuo cammino?
«“La Data Zero” è stata una nascita vera e propria. È il momento in cui tutto quello che ho attraversato ha smesso di essere solo mio ed è diventato condivisione. Portare questo progetto sul palco significa espormi completamente, mettere corpo, voce ed emozioni al centro. Non è solo un concerto: è il punto in cui il racconto prende vita davanti alle persone».
Nel tuo sound convivono richiami al pop anni ’80 e influenze contemporanee. Quali artisti o universi musicali ti hanno ispirato maggiormente?
«Sono cresciuto con un immaginario musicale molto ampio. Amo l’energia e l’eleganza del pop anni ’80, quella capacità di essere immediato ma profondo allo stesso tempo. Allo stesso modo mi ispirano artisti contemporanei che riescono a unire identità forte, sound internazionale e verità emotiva. Mi piace pensare alla mia musica come a un ponte tra memoria e presente. Sicuramente ho tratto grande ispirazione da artisti internazionali di ieri e di oggi come Cher, Dua Lipa, The Weeknd…».
Ogni traccia dell’album è un tassello della tua storia. Quale brano senti più vicino alla versione di te che sei oggi?
«Probabilmente “Luna sotto Venere”. È il punto di arrivo, il momento di equilibrio. Rappresenta la pace dopo il caos, la sensazione di potermi finalmente abbandonare senza paura. È il brano che parla di libertà ritrovata, e oggi mi riconosco molto in quella luce».
Se dovessi sintetizzare l’ANDROMEDA di oggi in tre parole, quali useresti per descrivere la tua identità artistica?
«Coraggio. Rinascita. Libertà».
Quando hai capito che la musica era la strada che ti riportava davvero alla tua essenza?
«Quando me ne sono allontanato. È stato paradossale, ma necessario. In quel vuoto ho capito che senza musica non riuscivo a riconoscermi. Tornare a scrivere e cantare è stato come tornare a respirare dopo essere rimasto sott’acqua troppo a lungo».
Libertà, autenticità e resilienza sono il cuore del progetto. Quale messaggio speri arrivi a chi ascolta l’album?
«Spero arrivi l’idea che è possibile ricominciare. Che non è mai troppo tardi per scegliere se stessi. Vorrei che chi ascolta si sentisse meno solo, meno sbagliato, e trovasse il coraggio di fare spazio alla propria verità, anche quando fa paura».
Il disco intreccia energia e introspezione. Come costruisci questo equilibrio nel tuo modo di scrivere e interpretare?
«Non separo mai le due cose. Anche nei brani più energici c’è sempre una ferita, e in quelli più intimi cerco comunque movimento. È così che vivo: ballando con le mie fragilità. La musica diventa il luogo dove queste due forze possono convivere senza annullarsi».
Da quale emozione ha preso forma “Luna sotto Venere”, il tuo progetto di trasformazione artistica?
«Dal bisogno di trasformare il dolore in qualcosa di bello. Dalla voglia di non sprecare ciò che mi aveva fatto male, ma di usarlo per crescere. È nato da una fragilità accettata, non combattuta».
Se potessi comporre una colonna sonora, per quale film, serie TV o videogioco vorresti farlo?
«Beh, abbiamo parlato di sound anni ’80 e, visto che è anche l’argomento del momento, ti direi Stranger Things: quale serie migliore? È una storia che racconta la crescita, il sentirsi fuori posto, il confronto con le proprie paure e la trasformazione che ne nasce. Tutti i personaggi attraversano un buio personale prima di trovare una nuova forza, e questo è un tema che sento molto vicino al mio percorso».
Con “Luna sotto Venere”, ANDROMEDA non firma solo un esordio discografico: offre un vero e proprio diario sonoro di emozioni e rinascita, un invito a guardarsi dentro e a riscoprire la propria autenticità. Dalla libertà di esprimersi alle sfumature pop e dance che attraversano generazioni, la musica diventa il luogo in cui ritrovare se stessi e condividere la propria storia. L’album e il live di Bellaria sono la prima tappa di un percorso che promette di far vibrare chiunque abbia il coraggio di ascoltare con il cuore aperto.

