C’è un’età in cui il mondo degli adulti appare confuso e ostile, un’età in cui si cerca disperatamente un eroe. “Io e il Secco” racconta proprio questo: il sogno disperato di un bambino che tenta disperatamente di salvare sua mamma e il fragile legame che nasce tra due anime smarrite.
Denni – rigorosamente con la I – ha solo dieci anni, ma porta sulle spalle il peso del dolore, lo stesso che ritrova negli occhi di sua mamma ogni giorno appena sveglio. La sua vita è semplice. Si alza, va a scuola, torna a casa e trova sua mamma, vittima di un uomo aggressivo. Denni, con l’innocenza ostinata dei bambini, decide che l’unico modo per cambiare le cose è prendere in mano il destino: uccidere il padre. Per farlo, però, ha bisogno di un killer, di una persona grande e forte che lo possa libera dall’orrore in cui è nato. Ed è così incontra Secco, un giovane sbandato senza arte né parte, un ragazzo che della vita ha visto solo il lato più amaro.
Secco non è un assassino, ma di fronte all’offerta di Denni, vede un’opportunità: rinascere. Inizia così un percorso bellissimo, un’amicizia sincera tra i due protagonisti che si accompagnano in un viaggio in loro stessi. Entrambi, infatti, si ritroveranno a fare i conti con il proprio dolore, la propria disperazione, ma anche all’accettazione di sè stessi – a prescindere dall’età. Tra di loro nasce un’amicizia fragile, autentica, fatta di sogni infranti e di una speranza che, nonostante tutto, non vuole morire.
Il film colpisce per l’alternarsi di momenti di cruda realtà a istanti di leggerezza, riuscendo a raccontare la violenza domestica attraverso lo sguardo di un bambino. Non si cade nel banale o nel sensazionalismo, una violenza che c’è, ma non si vede. La regia, redetta da un corto scritto e diretto da Gianluca Santoni, costruisce un mondo in bilico tra il reale e il surreale, dove il dolore si mescola con l’ironia amara di chi non si arrende.
Le interpretazioni sono intense e sincere: Francesco Lombardo è straordinario nel dare voce alla determinazione e alla vulnerabilità di Denni, un talento puro che recita principalmente attraverso uno sguardo penetrante ed intenso, mentre Andrea Lattanzi – che in questo film è sorprendente – riesce a far emergere tutte le sfumature di Secco, un perdente che per la prima volta intravede la possibilità di essere qualcuno.
A rendere il tutto ancora più emozionante è la colonna sonora, con Sere Nere di Tiziano Ferro. Un brano che accompagna i momenti più struggenti, quasi fosse il battito cardiaco della storia. Un brano malinconico che riesce a dettare il ritmo di un nuovo, sorprendente, inizio per i protagonisti.
Alla fine, Io e il Secco non è solo un film: è un grido, un pugno nello stomaco, un abbraccio inaspettato. È la dimostrazione che, anche nei contesti più bui, l’umanità può sopravvivere. E che, forse, un eroe può nascondersi nei posti più impensabili. Uno dei film più emozionanti degli ultimi anni che rientra nella cinquina dei David di Donatello 2025.

