Presentato a Cannes e insignito di una menzione speciale ad Alice nella Città, La piccola Amélie (Amélie ou la métaphysique des tubes) arriva in Italia forte di un percorso festivaliero impressionante. Diretto da Liane-Cho Han Jin Kuang e Maïlys Vallade, che firmano qui il loro esordio nel lungometraggio dopo collaborazioni eccellenti su Ernest & Celestine, L’illusionista e Il piccolo principe, il film d’animazione propone un adattamento del bestseller Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb.
L’infanzia come mito personale
La piccola Amélie racconta la primissima infanzia della protagonista, una bambina belga che cresce a Kobe, in Giappone, e che osserva il mondo con uno sguardo ancora informe, ma già potentissimo. All’inizio si percepisce come un vegetale, poi come un dio: una creatura in bilico tra mito privato e percezione concreta, mentre i suoi primi ricordi si dispiegano come frammenti poetici, privi di logica adulta ma saturi di significato emotivo. L’illuminazione arriva quando assaggia il cioccolato bianco offerto dalla nonna: un gesto minimo che accende i colori del mondo e risveglia la curiosità, dando avvio al suo cammino verso la scoperta. È uno dei momenti più belli del film, un piccolo miracolo d’animazione che condensa l’idea centrale dell’opera: la nascita dello stupore.
Nishio-san: una costellazione emotiva
Il legame con Nishio-san, la giovane tata giapponese, è il cuore pulsante del racconto. Vallade e Han Jin Kuang lo descrivono con dolcezza e precisione, restituendo il modo in cui un adulto può diventare un orizzonte affettivo per un bambino. Nishio non infantilizza Amélie: la accompagna, la osserva, accoglie i suoi silenzi e le sue domande, lasciandole spazio per definirsi. Attraverso questo rapporto, il Giappone entra nella narrazione non come sfondo esotico, ma come tessuto quotidiano: i rituali della casa, la scrittura, la relazione rispettosa con la natura. Ed è proprio la natura a brillare: la pioggia che sembra velluto, le carpe koi che danzano come pennellate vive, le fioriture che esplodono sotto i piedi di Amélie come piccoli fuochi d’artificio intimi.
Le ombre che sfumano la luce
Il film non evita le zone più scure. La figura della vicina Kashima-san, rigida e segnata dalla memoria della guerra, introduce una tensione adulta che affiora senza mai dominare il racconto. La sua durezza si scontra con la curiosità ingenua di Amélie, generando un contrasto che aggiunge profondità alla narrazione pur lasciando alcune aree volutamente sospese. È una scelta coerente con il punto di vista della protagonista: un mondo percepito più che compreso, dove ogni ambiguità è un mistero da custodire.
Un gioiello visivo dal cuore pittorico
Dal punto di vista estetico, La piccola Amélie è un gioiello. L’animazione 2D, modellata su una poetica pittorica, sfuma i contorni dei personaggi fino a confonderli con il paesaggio, come se davvero osservassimo il mondo attraverso gli occhi di una bambina. La palette pastello costruisce un Giappone semi-realistico ma intriso di fantasia, e ogni inquadratura sembra la pagina di un albo illustrato. La luce è un personaggio a sé: vibra, suggerisce, accarezza e modula le emozioni con una delicatezza rara.
Qualche imperfezione di ritmo
Qualche limite emerge nella durata contenuta: con soli 78 minuti, alcune dinamiche emotive scorrono un po’ troppo velocemente, e certi conflitti rimangono accennati più che sviluppati. Anche la colonna sonora, pur splendida, a volte invade lo spazio delle immagini con una presenza fin troppo insistita. Questi difetti, comunque, sfiorano senza intaccare la fragilità e l’incanto complessivo del film.
Lo stupore come atto fondativo
La piccola Amélie è un film piccolo solo in apparenza. Una fiaba filosofica sull’infanzia e sull’identità, capace di mescolare stupore, malinconia e senso del sacro senza pesantezza. Vallade e Han Jin Kuang restituiscono con grazia un mondo visto dal basso, dove tutto è nuovo, enorme, enigmatico e potenzialmente magico. Un’opera che incanta, commuove e, come i nostri primi ricordi, resta impressa più per ciò che fa sentire che per ciò che racconta.
La piccola Amélie arriva in sala dal 1° gennaio 2026, distribuito da Lucky Red.

