Notte stupida

C’è un punto in cui la malinconia smette di essere un sentimento passeggero e diventa una condizione dell’anima. “Non me la sento, come alle feste / non mi divertono mai”, canta Alex Wyse nel suo nuovo singolo “Notte stupida” (fuori dal 7 novembre per Artist First), un brano che è prima di tutto un racconto di disillusione, di silenzi e di parole mancate.

Con la delicatezza che lo contraddistingue, Alex dà voce a quella parte di noi che resta nascosta, quella che esce solo quando il mondo dorme.

“Se fosse l’amore la rivoluzione, saremmo in guerra pure noi”

Una frase che colpisce come uno specchio, riflettendo l’incapacità di ascoltarsi davvero. L’amore, che dovrebbe essere la cosa più semplice, diventa la battaglia più difficile quando smettiamo di comunicare.

La vulnerabilità come atto di coraggio

Notte stupida è una ninna nanna dolorosa, che sale lenta come il sale su una ferita ancora aperta. Ogni parola pesa, ogni respiro racconta un frammento di ciò che non si è riusciti a dire. “È il carattere che ci frega”, canta Alex, e in quella frase c’è tutto: la mancanza di compromesso, l’orgoglio che diventa distanza, la ricerca dello scontro invece della comprensione.

Il brano è costruito su un equilibrio fragile tra voce e silenzio. La produzione del duo LEORE (Francesco Rodrigo e Matteo Ieva) lascia spazio alle emozioni: arrangiamenti essenziali, un ritmo lento che segue il battito del cuore più che quello del tempo. È una ballad che si muove in punta di piedi, ma che arriva dritta dentro, come una verità sussurrata nel buio.

Un’altra notte senza musica

Alex racconta la notte in cui “tutto si spegne e restiamo da soli con ciò che proviamo davvero”.

“È un’altra notte stupida, che balla senza musica”

Non è solo una frase, ma una sensazione universale: quella di chi si ritrova sveglio a pensare, vittima dell’insonnia e dei rimpianti, a rivivere ciò che è stato e a immaginare ciò che non sarà più.

Il cambiamento viene negato, la mancanza di equilibrio porta inevitabilmente alla fine. Ma in quella consapevolezza c’è anche un gesto di accettazione: “Era già tutta vita da rimpiangere”.
Si aveva tutto, ma lo si perdeva già mentre lo si viveva. E forse è proprio questo il peso più grande dell’amore: sapere che finisce anche mentre lo si tiene tra le mani.

La notte che ci assomiglia

“Dopo quel bacio
Qualsiasi piatto non sa più di niente
Che in teoria non ci manca niente”

Quando una sensazione ci si incolla addosso è difficile da dimenticare. Quando il solo ricordo modifica l’intera nostra quotidianità, comprendiamo quanto impossibile sia dare un senso alle cose. Conosciamo il mondo quando siamo piccoli. Il gusto, tanto quanto il tatto, sono tra i primi sensi che si spingono a definirlo. Diamo senso alle cose portando tutto alle labbra. L’amore, allo stesso modo, attanaglia la bocca dello stomaco. Parallelismi che non inseriamo a caso nel sentire questa parte di testo, ma che al contrario sono evocativi di emozioni e sensazioni ben precise.

Notte stupida illumina il lato più umano, quello che non teme più il buio ma sceglie di restarci dentro per capirlo. Il riflettore si accende sulla nostalgia e sulle cose che sono cambiate nel momento in cui una persona è entrata e uscita dalla nostra vita. Leggere modifiche di cui, inizialmente, non ci rendiamo neanche conto. Che, però, in realtà ridefiniscono il nostro equilibrio e il nostro modo di comprendere ciò che ci circonda.

Questo è un brano che non urla, ma resta. Un piccolo frammento di verità che racconta la difficoltà di amarsi, di dirsi, di ascoltarsi. E mentre la notte si spegne lentamente, Alex ci ricorda che anche il dolore, a volte, serve solo a ricordarci di essere vivi.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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