“Sempre peggio” è il brano di DILE che saluta la fine della stagione degli amori. Dal 23 maggio è, infatti, disponibile in tutti gli store digitali questa ritmata poesia da secondo atto. Cosa intendo con secondo atto? Beh quel momento di rottura tra i due protagonisti di una commedia romantica. Quando uno dei due fa qualcosa considerato imperdonabile all’altro e, di conseguenza, tutta la loro storia d’amore subisce una battura d’arresto.
Del resto c’è una ragione per cui tutti i film romantici hanno lo stesso andamento: “la conoscenza”, “la stasi” e “il vissero felici e contenti”. Dile ci porta proprio all’interno di questo limbo, se non addirittura davanti all’effettiva realtà dei fatti: si è semplicemente non corrisposti.
“Sempre peggio” è quasi un ode a quei cuori infranti da quegli amori impossibili e non corrisposti. A quei momenti in cui si cerca di non lasciarsi abbattere, ma l’amore ci sta bruciando il cervello.
«Questo brano – racconta DILE – è una confessione a notte fonda, l’insonnia che prende la forma di una persona che non c’è più, un pensiero fisso che diventa ossessione, un dolore che brucia dentro come una ferita. È un amore che non salva, anzi consuma lentamente. È un grido trattenuto, un girare a vuoto per la stanza, l’attesa di un messaggio mai inviato. Ma va sempre peggio è un mantra, non una lamentela, la presa di coscienza di chi si sente come un samurai che non combatte più».
Sentirla esattamente dopo aver passato una notte insonne è quasi catartico. Sembra quasi che la consapevolezza debba farla da padrone e debba, in qualche modo, curare l’ossessione.
“Non prenderò sonno per colpa tua
Mi giro e mi rigiro nel letto
Chiedendomi se forse adesso stai piangendo
O se ti stringi forte a qualcuno che hai freddo”
E forse non c’è cosa peggiore nel realizzare che per l’altra parte queste sensazioni non sono vere; magari neanche esistono. Nel frattempo nella testa si accavallano quegli istanti che nutrono l’insogna. Gli sguardi, i sorrisi, quei leggeri tuffi al cuore dati da un semplice abbraccio o da uno scambio di battute.
“Cammino per la stanza che gira che gira
E non riesco a prendere bene la mira
Per scriverti un messaggio
Almeno una riga
Che ti faccia stare meglio”
Personalmente, nel mio caso, cerco di capire se l’invio di quel messaggio possa far stare meglio me stessa o l’altra parte. Ma la risposta la conosco già ed è per questo che la mira manca il bersaglio e il tutto viene completamente vanificato da qualsiasi altro pensiero o tentativo. Non si dorme e basta, si pensa e si fissa il soffitto col cuore appeso tra un sospiro e un battito.
“Ma va sempre peggio
Ma va sempre peggio
Ma va sempre peggio
Questo amore mi brucia il cervello
Mi brucia il cervello
Mi brucia il cervello“
E si, va sempre peggio… perchè tra la testa e lo stomaco è poi il cervello a pagarne le conseguenze. Non si dorme, non si lavora, ci si sveglia più stanchi di quando si sia andati a letto. Si freme e si muore dentro lentamente. Forse non esiste tortura peggiore dell’amore e non esser corrisposti.
“Ma forse lo sa solo Dio
Che non mi caga mai
Come facevi tu
io come un samurai
Che non combatte più”
Le scelte da poter compiere sono poche. Si deve semplicemente ammettere questo sentimento per poter cercare di lasciarlo andare. Non si può combattere davanti l’indifferenza e ci si sente disarmati. Impotenti e disarmati. Senza forze, senza capacità di alzarsi.
Si, DILE ancora una volta parla a tutti quei cuori infranti. Lo fa cercando di dare ritmo al suo testo con dei giri di chitarra tanto incalzanti da ricordare i pensieri fatti la notte prima. Senza il testo, questo brano potrebbe sembrare allegro e spensierato. La vera mazzata arriva nel sentire proprie le parole sulla quale poter piangere. Bastano poche righe per sentirsi trascinati nel vortice del “sempre peggio”. Perchè si, infondo, lo sa solo Dio quanto fa male e quanto brucia nel petto la consapevolezza.

