Dopo il successo di Black Bird, Taron Egerton torna a collaborare con Dennis Lehane in Smoke – Tracce di fumo. Una miniserie Apple TV+ ispirata a fatti reali e ambientata nella fittizia Umberland, cittadina piovosa e crepuscolare del Pacific Northwest. Egerton interpreta Dave Gudsen, ex pompiere sopravvissuto a un incendio devastante, oggi investigatore specializzato in incendi dolosi e autore in erba di un romanzo autobiografico che mescola lirismo e ossessione per il fuoco.
Quando la città viene scossa da due distinti piromani seriali – uno metodico e sofisticato, l’altro caotico e notturno – Dave si ritrova affiancato dalla detective Michelle Calderone (Jurnee Smollett), inviata dal dipartimento dopo essere stata messa da parte per ragioni inizialmente poco chiare.
A tenere viva la tensione narrativa sono proprio questi due casi su cui indagano Gudsen e Calderone, legati entrambi a incendi seriali, ma profondamente diversi per modalità e motivazioni. Infatti, il contrasto tra i due sospetti permette alla serie di alternare modelli narrativi: da un lato il “howcatchem” alla Columbo con Freddy Fasano (Ntare Guma Mbaho Mwine), un cuoco introverso e disturbato la cui colpa è nota da subito; dall’altro il più classico “whodunnit” per smascherare il secondo piromane.
Un cast tra controllo e implosione
Taron Egerton si conferma perfetto per ruoli ambigui, in bilico tra fascino e instabilità. Il suo Dave Gudsen è un protagonista tormentato, che alterna carisma e inquietudine, diviso tra il desiderio di verità e quello di lasciare un segno. Egerton sa trasformare un sorriso rassicurante in qualcosa di sinistro con una semplice variazione di tono o sguardo.
Jurnee Smollett è invece più misurata ma altrettanto incisiva. La sua Michelle Calderone ha un passato traumatico che la serie accenna senza rendere mai melodrammatico, e Smollett le dà una presenza forte, pragmatica, lontana dai cliché della detective “con il cuore spezzato”. Il rapporto tra i due evolve in modo credibile, partendo da tensioni sotterranee e scontri di ego, per arrivare a un rispetto silenzioso che raramente sfocia in complicità, ma che tiene viva la dinamica fino alla fine.
Oltre ai due protagonisti, Smoke può contare su un cast di supporto eccellente. Greg Kinnear è un capo burbero ma pragmatico, Rafe Spall un poliziotto arrogante con più sfumature del previsto. Spicca soprattutto John Leguizamo, in un ruolo viscido e memorabile da ex poliziotto con conti in sospeso. Anche Anna Chlumsky, agente ATF colta e tagliente, nonostante entri tardi nella storia ma ne riequilibra il tono. La loro chimica buca lo schermo e regala alle ultime puntate una ventata di energia inaspettata.
Fuoco e fumo: cosa resta delle intenzioni
Smoke vuole essere molte cose insieme: un’indagine criminale, un ritratto psicologico, una riflessione sull’identità maschile e sulla fascinazione distruttiva per il fuoco. Non sempre riesce a bilanciare i registri, oscillando tra realismo e simbolismo con qualche eccesso stilistico. Le voci fuori campo, le digressioni letterarie di Dave e certi inserti visionari appaiono a tratti ridondanti. La serie, però, trova momenti di vera tensione ogni volta che torna al fuoco. Le scene d’azione sono dirette con precisione, e non mancano immagini inquietanti che restano impresse.
Tra ambizione e disordine
Le intenzioni di Smoke sono chiare e coraggiose, ma la serie fatica a mantenerle tutte in equilibrio. Alcune sottotrame si dissolvono senza compimento, altre si concludono con svolte forzate. Il tono altalenante – tra noir, satira, dramma esistenziale e pulp – rende difficile orientarsi, ma anche difficile smettere di guardare. Dennis Lehane costruisce un mondo instabile, dove ogni certezza può bruciare in un attimo. Peccato che, al termine dei nove episodi, resti più fumo che fuoco.
Smoke – Tracce di fumo ha debuttato su Apple TV+ il 27 giugno con i primi due episodi, seguiti da un nuovo episodio ogni venerdì fino all’8 agosto.

