365 giorni

Ogni tanto credo di essere affetta da qualche strano problema che mi spinge a scegliere volontariamente del malsano dolore mentale. Non mi spiego come sia possibile che io abbia premuto play su questo film, consapevole di cosa mi aspettasse.

Avevo letto pareri online, conoscevo la fama che lo precede eppure mi sono lasciata ingannare dalla classifica di Netflix.

Ma davvero questo film è piaciuto a qualcuno?
Davvero l’algoritmo di Netflix lo segnala come uno dei titoli più visti del momento?

Voglio solo credere di non essere stata l’unica a guardarlo sapendo perfettamente a cosa andava incontro. E sì, sapevo che avrei passato il tempo a chiedermi “perché” e “come”, ma non ho resistito alla tentazione di farmi del male.

365 giorni: fan fiction di una fan fiction

Premessa doverosa: sono una di quelle persone che, poco più che ventenne, è andata al cinema a vedere 50 sfumature e che, qualche anno prima, aveva anche letto i libri. Posso quindi comprendere il fascino che prodotti di questo tipo esercitano su una fascia d’età tra i 15 e i 20 anni.

Ma fino a un certo punto.

Qui siamo a livelli di imbarazzo molto alti, soprattutto per colpa dei dialoghi:

“Perché lo guardavi? Vuoi toccarlo… bambolina.”

Il film in questione è ovviamente 365 giorni, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice polacca Blanka Lipińska. Un prodotto chiaramente ispirato a 50 Sfumature, al punto da sembrare una fan fiction di una fan fiction.
E io, davanti a tutto questo, posso solo dire: boh.

Una trama che gira il mondo senza sapere perché

Siamo a Lampedusa. Per quale motivo? Non si sa.
In meno di due ore il film ci fa girare mezzo mondo, ma senza che questi spostamenti abbiano un reale senso narrativo.

Massimo e suo padre vengono presentati come gangster stereotipati, immersi in traffici loschi e locali su locali. Nel giro di due minuti il padre muore tra le braccia del figlio, colpito da un proiettile che attraversa anche il protagonista (ovviamente dotato di addominali d’ordinanza).

Taglio netto: New York.
Poi di nuovo Sicilia.
Avete capito quando, perché e come? Tranquilli, neanche io.

Il rapimento come “romanticismo”

Arriviamo finalmente a Laura. Festa di compleanno, lite col fidanzato, corsa disperata per la città con montaggio degno di un videoclip neomelodico.

Ed ecco che entra in scena Massimo, rapimento incluso.

Sedata, caricata, trasportata.
E io mi chiedo: chi può trovare attraente tutto questo?

Certo, il film si affretta a chiarire che “non le farà nulla senza il suo permesso”, dimenticando però un dettaglio non proprio irrilevante: l’ha drogata e rapita.

Maschio alpha, bambolina e dialoghi agghiaccianti

A seguire:

  • lui imperturbabile
  • lei che chiede spiegazioni per minuti infiniti
  • confessione mistica in cui lei gli appare in sogno come una Madonna

Il tutto culmina con la frase:

“Ti do 365 giorni per innamorarti di me.”

Un gesto che il film tenta disperatamente di spacciare per romantico.

Una relazione tossica mascherata da favola erotica

Il problema di 365 giorni è uno solo, enorme: romanticizza la violenza.

Christian Grey aveva il consenso di Anastasia (contratto incluso).
Qui no.

Laura è costretta, isolata, privata di alternative, e il film pretende che lo spettatore creda a una trasformazione “romantica” basata sul sesso e sul controllo.

Il messaggio che passa è pericoloso, soprattutto per un pubblico giovane.

Personaggi vuoti, stereotipi infiniti

Laura non ha una vera identità.
Non sappiamo chi sia, cosa voglia, cosa faccia nella vita.

Massimo è un cliché ambulante.
Gli stereotipi su italiani, donne, relazioni abbondano e non aggiungono nulla se non ulteriore imbarazzo.

Conclusione: un pessimo film Netflix

Tirando le somme: 365 giorni è uno dei peggiori film Netflix usciti finora.

Volgare, inutilmente esplicito, privo di spessore narrativo, con personaggi bidimensionali e dialoghi che rasentano il grottesco. Una storia che non racconta nulla, ma che rischia di normalizzare dinamiche profondamente sbagliate.

Spero solo che, per chi ha investito nella trilogia cartacea, i libri siano migliori di questo disastro cinematografico.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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