Backrooms

Dal web al grande schermo, senza perdere nemmeno un frammento della sua inquietudine originaria. Backrooms, il nuovo film diretto da Kane Parsons, debutta oggi 27 maggio in oltre 300 sale italiane, anticipando l’uscita americana e quella nel resto del mondo. Un evento raro, che sottolinea quanto l’hype attorno al progetto sia diventato globale.

A rendere ancora più evidente l’attesa, il successo della prima proiezione pubblica: a mezzanotte, al Pop Up Cinema Medica 4K di Bologna, oltre 700 spettatori hanno riempito la sala per vivere in anteprima un’esperienza che promette di ridefinire i confini dell’horror contemporaneo.

Dal fenomeno virale al film A24

Prima ancora di diventare un film, Backrooms è stato un incubo condiviso online. Nato nel 2019 su un forum, questo universo liminale fatto di corridoi infiniti, stanze vuote e luci al neon tremolanti si è trasformato rapidamente in uno dei miti più disturbanti del web.

A raccoglierne l’eredità è stato proprio Kane Parsons, classe 2006, che con la sua serie found footage ha accumulato milioni di visualizzazioni, contribuendo a costruire un immaginario collettivo tanto semplice quanto potentissimo. Oggi, con Backrooms, diventa il più giovane regista a firmare un film prodotto da A24, portando sul grande schermo quell’angoscia digitale fatta di glitch, silenzi e spazi impossibili.

Un horror che gioca con lo spaesamento

Nel film, l’orrore non è mai esplicito: è insinuato. È quella sensazione costante di essere fuori posto, intrappolati in una realtà che sembra familiare ma non lo è.

I protagonisti, interpretati da Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, si muovono all’interno di ambienti che sembrano non avere né inizio né fine: uffici deserti, corridoi senza uscita, pareti giallastre illuminate da neon instabili. È qui che si manifesta la vera natura delle Backrooms: una dimensione alternativa, accessibile attraverso un glitch della realtà, dove ogni suono può trasformarsi in minaccia.

Accanto a loro, un cast che unisce volti noti e nuove promesse come Mark Duplass, Finn Bennett e Lukita Maxwell, contribuendo a dare corpo a una narrazione sospesa tra cinema e incubo digitale.

L’immaginario delle Backrooms: una nuova mitologia contemporanea

Le Backrooms non sono solo un’ambientazione, ma un vero e proprio universo narrativo collettivo. Negli anni, questo concept si è espanso attraverso video, racconti e videogiochi, alimentato da teorie e interpretazioni della community online.

Il risultato è una mitologia moderna, nata dal basso, che gioca con paure universali: l’isolamento, la perdita di orientamento, la sensazione di essere intrappolati in uno spazio senza via d’uscita. Un immaginario che Backrooms porta al cinema mantenendone intatta la natura disturbante e indefinita.

Un evento cinematografico fuori dagli schemi

Prodotto da A24 insieme a James Wan – mente dietro saghe come Saw, Insidious e The Conjuring – il film si inserisce perfettamente nella nuova ondata di horror autoriale, capace di unire sperimentazione e grande pubblico.

Distribuito in Italia da I Wonder Pictures, Backrooms arriva nelle sale come un’esperienza più che come un semplice film: un viaggio dentro un incubo collettivo che nasce online ma trova nel buio della sala cinematografica la sua dimensione ideale.

Sinossi ufficiale:
Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle Backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi…

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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