Cime tempestose

Dopo Promising Young Woman e Saltburn, Emerald Fennell torna dietro la macchina da presa con Cime tempestose, audace rilettura del romanzo di Emily Brontë. Con Margot Robbie nei panni di Cathy e Jacob Elordi in quelli di Heathcliff, il film promette una versione più sensuale, viscerale e ossessiva di una delle storie d’amore più tormentate della letteratura. Il risultato è però un’opera visivamente imponente ma narrativamente irrisolta, che privilegia l’impatto estetico e lo shock emotivo a scapito della profondità tematica.

Qui il perché si.

Un cast solido in un racconto diseguale

Margot Robbie offre una Cathy intensa, manipolatrice e febbrile, perfettamente in linea con l’approccio più estremo voluto da Fennell. Jacob Elordi, dal canto suo, restituisce un Heathcliff magnetico e tormentato, costruito più sulla presenza fisica e sull’energia che su un reale approfondimento psicologico. La loro dinamica funziona a tratti, soprattutto nei momenti più istintivi e viscerali, ma fatica a trovare una vera progressione emotiva.

Curiosamente, alcune delle sequenze più riuscite sono quelle affidate alle versioni più giovani dei personaggi, interpretati da Charlotte Mellington e Owen Cooper, che restituiscono con maggiore delicatezza e autenticità la fragilità originaria del loro legame. È in questi momenti che il film sembra sfiorare un equilibrio più sincero, prima di tornare a privilegiare l’eccesso e l’impatto.

Estetica e sensorialità: un film che colpisce l’occhio

Sul piano visivo, Cime tempestose è innegabilmente potente. La fotografia di Linus Sandgren costruisce un paesaggio gotico e sensoriale, fatto di brume, vento e spazi aperti che sembrano riflettere lo stato d’animo dei personaggi. Ogni inquadratura è studiata, ogni scena appare curata fino all’ossessione, con una direzione artistica e dei costumi, firmati da Jacqueline Durran, che restituiscono un universo coerente e affascinante.

Anche il comparto sonoro contribuisce a creare un’esperienza immersiva: la colonna sonora di Anthony Willis e le canzoni originali di Charli XCX puntano su scelte non sempre convenzionali, a volte spiazzanti ma capaci di costruire un’identità precisa. In sala, l’impatto sensoriale è forte e costante, e rappresenta senza dubbio uno dei punti di forza dell’operazione.

Tra rilettura personale e perdita di profondità

Il principale limite di Cime tempestose sta nella lettura che Fennell offre del romanzo. La regista opta per un’interpretazione fortemente personale e sensoriale che, però, sacrifica gran parte della complessità sociale e tematica dell’opera di Brontë. Il film privilegia quasi esclusivamente la dimensione erotica e ossessiva del legame tra Cathy e Heathcliff, mentre le riflessioni su classe, trauma e cicli di violenza, centrali nel testo originale, restano sullo sfondo o vengono appena accennate.

Anche il tono appare disomogeneo. L’incipit punta su uno shock visivo e concettuale molto marcato, ma questa impostazione non trova una vera continuità nel resto del racconto. La relazione tra i due protagonisti si trasforma in un turbine febbrile di desiderio e autodistruzione, costruito attraverso immagini forti e un’estetica dominata dall’impulso fisico. L’intento di spingere il romanticismo gotico verso una dimensione più carnale e disturbante è evidente, ma finisce per appiattire la stratificazione emotiva dell’opera. Il risultato è un susseguirsi di momenti provocatori e suggestivi che, anziché costruire un percorso drammaturgico solido, tendono a semplificare – quando non addirittura svuotare – i temi più complessi del materiale di partenza.

Un’esperienza affascinante ma vuota

Cime tempestose è un film che colpisce, seduce e irrita allo stesso tempo. È evidente l’ambizione di costruire una rilettura radicale, ma l’impressione è che l’estetica e lo shock prevalgano sul contenuto. Fennell dimostra ancora una volta di saper creare immagini potenti e momenti memorabili, ma fatica a trasformarli in un racconto coeso e davvero significativo.

Resta un’opera visivamente magnetica, sostenuta da un cast convincente e da un apparato tecnico impeccabile, ma priva della profondità emotiva e tematica che ci si aspetterebbe da un adattamento di Cime tempestose. Un’esperienza sensoriale intensa, a tratti affascinante, che però lascia la sensazione di aver assistito più a una successione di momenti studiati per colpire che a una vera tragedia romantica capace di restare addosso.

Cime Tempestose arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio, distribuito da Warner Bros. Pictures.

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