Incontrarsi davvero, guardarsi negli occhi, senza il filtro del palco: sono quei momenti raccolti, quasi sospesi, che riescono a dire molto più di qualsiasi live. Pochi posti, un’atmosfera intima, e la possibilità concreta di accorciare quella distanza sempre presente tra artista e persona.
Margherita arriva così, con un sorriso complice e disarmante, entrando in punta di piedi nel suo pubblico. Si racconta senza forzature, lasciando emergere frammenti di sé che nei brani si intravedono appena, tra una barra più sfrontata e una melodia che ti resta addosso. È lì che tutto prende forma: un equilibrio continuo tra verità e costruzione, tra quello che scrive e quello che sceglie di mostrare.
All’Apple Store di Via del Corso, nel pieno del Pride Month, l’incontro con Ditonellapiaga assume i contorni di qualcosa di più di una semplice chiacchierata. Fuori, Roma si diverte a cambiare colore tra pioggia e sole, regalando un’atmosfera quasi simbolica. Dentro, invece, tutto si concentra sulle parole.
A guidare il dialogo è Pietro Turano, che accompagna il racconto lasciando spazio a una narrazione spontanea, mai costruita.
“Ditonellapiaga è quello che Margherita non può dire”
Il primo punto fermo arriva subito, ed è una dichiarazione che definisce perfettamente il suo universo:
“Ditonellapiaga è quello che Margherita non può dire nella vita di tutti i giorni.”
Un’identità parallela, necessaria, che le permette di dire tutto quello che altrimenti resterebbe trattenuto. Non una maschera, ma uno spazio di libertà.
Un disco nato da un’urgenza
Parlando del suo percorso, emerge chiaramente una svolta nel modo di scrivere.
“Questo album è nato da una grandissima urgenza. Prima scrivevo seguendo quello che sentivo in studio, qui invece sono partita dai concetti.”
Un processo più consapevole, quasi narrativo, anche se mai rigidamente incasellato:
“Non l’ho mai chiamato concept album, ma c’è un filo. Si passa dalla leggerezza, dalla malizia, fino a una certa insofferenza verso una forma che mi stava stretta.”
Il cuore del progetto è proprio lì: nel contrasto tra il desiderio di costruirsi, soprattutto dentro un immaginario pop, e la difficoltà di restarci dentro.
“A un certo punto diventa complicato, perché non sei una bambola: sei una persona.”
Libertà, Pride e giudizio
Nel contesto del Pride Month, il discorso si allarga naturalmente ai temi dell’identità e della libertà.
“Le mie canzoni non parlano sempre direttamente di Pride, ma hanno dentro un’attitudine irriverente, libera.”
Brani come Chimica rendono questo messaggio ancora più esplicito:
“Raccontano la libertà di amare chi vogliamo e vivere la nostra sessualità come ci pare.”
Ma dietro questa sicurezza c’è anche una fragilità dichiarata:
“Io soffro molto il giudizio degli altri. Scrivere in modo sfrontato è il mio modo per esorcizzarlo.”
Un equilibrio costante tra esposizione e difesa.
L’istinto prima di tutto
Quando si parla di amore e di musica la risposta è immediata, quasi istintiva.
“Sono una fan dell’amore a prima vista. Se non scatta subito, difficilmente scatta dopo.”
Lo stesso principio guida anche il processo creativo:
“Se un giro di accordi non mi dice niente subito, non ha senso insistere. Ce ne sono miliardi, come le persone.”
Un approccio netto, che lascia poco spazio ai compromessi e definisce una direzione precisa.
Tra immagine e realtà
Nel racconto emerge anche una riflessione lucida sul presente, soprattutto sul ruolo dei social.
“Sui social sembra di conoscere qualcuno, ma non lo conosci davvero. Ed è strano quando scopri che non è come pensavi.”
E ancora, sul lato più tossico dell’esposizione:
“Prima erano chiacchiere da bar. Ora sono più dirette, più violente, perché arrivano subito.”
Una dinamica che cambia completamente il rapporto tra artista e pubblico.
Essere donna, oggi
Il discorso si sposta poi su un altro tema centrale: la pressione estetica e la disparità di genere. Ditonellapiaga non rinnega il piacere dell’immagine, ma ne evidenzia anche i limiti:
“Io amo prepararmi, ma per molte diventa una forzatura. Senza certi standard rischi di passare inosservata o di essere sminuita.”
Un sistema che impone performance continue, non solo artistiche.
Il live: quando tutto torna musica
Il momento finale riporta tutto alla sua forma più essenziale. In acustico, senza sovrastrutture, arrivano Chimica, Che fastidio! e Repito.
Le canzoni cambiano pelle, diventano più dirette, più intime. Ed è lì che il confine tra Margherita e Ditonellapiaga si fa ancora più sottile. Un pomeriggio che resta, non solo per quello che è stato detto, ma per come è stato condiviso: senza filtri, senza distanza, semplicemente reale.

