Luc Besson arriva all’80ª Mostra del Cinema di Venezia con Dogman, film attesissimo che uscirà nelle sale italiane il 5 ottobre 2023. L’attesa è alta, sia per il ritorno del regista francese che per la presenza del protagonista Caleb Landry Jones, accolto calorosamente sul Red Carpet.
La trama di Dogman
La storia segue la vita di Douglas, quello che potremmo definire un “eroe minimo”: un emarginato cresciuto in condizioni disumane, vittima degli abusi di un padre e un fratello violenti. Le violenze subite lo hanno persino privato dell’uso delle gambe.
Il racconto si sviluppa su due piani temporali: il presente, in cui Douglas si confida con una psicologa dopo il suo arresto, e il passato, che ripercorre gli eventi traumatici che lo hanno segnato per sempre.
Luc Besson e il ritorno alle origini
Con Dogman, Luc Besson torna al cinema delle sue origini, riportando alla mente il disagio sociale di film come Léon o Danny the Dog (da lui sceneggiato). Douglas è un uomo che la società ha trattato come “spazzatura”, trovando conforto solo nei suoi numerosi cani, veri compagni di vita e strumenti di sopravvivenza.
Dopo aver perso il lavoro come custode di un canile, Douglas scopre che i suoi animali possono diventare le gambe che non ha più: lo aiutano, lo accompagnano e persino lo sostengono nei furti nelle case dei ricchi, un modo per “ridistribuire” la ricchezza.
L’identità tra dolore e travestimento
La sopravvivenza di Douglas passa anche attraverso l’arte del travestimento: il venerdì sera si esibisce in Drag, trovando così un momento di liberazione e la possibilità di nascondere, per qualche ora, la sua sofferenza. Questa parte del film non solo racconta il rapporto tra identità e maschera, ma mette in luce anche il lato più fragile e intimo del protagonista, compresa la sua sessualità.
Fin dall’adolescenza, il ragazzo usa la recitazione come valvola di sfogo, grazie anche al supporto di un’insegnante che diventa per lui un punto di riferimento affettivo, mai però pienamente ricambiato.
Il messaggio di Dogman
Il dolore e i cani sono i veri compagni di vita di Douglas. È proprio alla psicologa che affida il suo racconto, riconoscendo in lei un’umanità vicina alla propria. Non è un caso che il film si apra con la frase: “Ovunque ci sia qualcuno che soffra, Dio manda un cane”.
Dogman diventa così il simbolo di un riscatto: un uomo ferito, emarginato, ma sopravvissuto. Un “eroe” che trova nell’amore degli animali quella comprensione che gli esseri umani gli hanno sempre negato.
Dogman: recensione finale
Luc Besson firma un film intenso e commovente, capace di dividere la critica ma di colpire profondamente il pubblico. Ridotto da molti a Venezia alla definizione “un Joker con i cani”, Dogman merita invece di essere considerato per la sua potenza narrativa e simbolica.
Ogni elemento della pellicola ha una funzione precisa: raccontare la complessità emotiva del protagonista e mostrare come i cani, più degli uomini, abbiano incarnato per lui un vero esempio di umanità e redenzione.

