Duse

Presentato in concorso alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Duse ha vinto il premio per la miglior colonna sonora “Soundtrack Stars Awards 2025”.

La sfida dell’anti-biopic

Dopo Martin Eden, Pietro Marcello si lancia nella narrazione della leggendaria Eleonora Duse. Il regista si confronta con una delle figure più complesse del teatro italiano, scegliendo un approccio che rifugge deliberatamente dalle convenzioni del cinema biografico tradizionale. Il regista non mira a raccontare diacronicamente la vita della “Divina”, ma piuttosto a condensare e cristallizzare l’essenza di un’artista nel momento più fragile e controverso della sua esistenza: gli anni Venti del Novecento, quando la malattia e l’età avanzata si scontrano con una società in profonda trasformazione.

L’attorialità come ontologia

Il cuore pulsante del film risiede nei momenti di pura riflessione metateatrale, dove Duse si confronta con il proprio status ontologico di attrice. Particolarmente efficaci sono i “pas de deux” intellettuali: il confronto con una giovane interprete incapace di trovare il giusto tono per Ilda ne “La donna del mare” rivela tutta la potenza del “demone attoriale” di Duse. Altrettanto memorabile è la sequenza in cui Eleonora trasforma un episodio di Pinocchio in una narrazione quasi horror per i nipoti, scatenando la comprensibile reazione della figlia Enrichetta (Noémie Merlant). 

L’opera ha picchi di intensità straordinaria e momenti più convenzionali. I dialoghi espressivi sui temi dell’autenticità e del ruolo dell’arte in un’epoca di crisi rappresentano i punti più vibranti del film e le riflessioni più attuali sul rapporto tra artista e contemporaneità. È qui che emerge la questione centrale: può un’artista “del vecchio” farsi ancora motrice del “nuovo”, o si condanna all’estraneità rispetto al proprio tempo?

Il peso di Valeria Bruni Tedeschi

L’intero film sembra poggiare sulle spalle di Valeria Bruni Tedeschi, ma la sua prova finisce per rivelarsi più un peso che un valore aggiunto. La sua Duse, anziché trasformarsi in un corpo nuovo e irripetibile, appare come l’ennesima declinazione dei suoi personaggi abituali: fragili, eccentrici, scossi da improvvisi slanci di follia che ormai somigliano a tic più che a rivelazioni.

Ci sono attimi in cui l’attrice sembra sfiorare un’intensità autentica, ma si tratta di brevi accensioni subito soffocate dal ritorno a un repertorio già noto, quasi manierato. Più che Eleonora Duse, sullo schermo vediamo Valeria Bruni Tedeschi che interpreta ancora una volta se stessa, replicando un registro che negli ultimi anni è diventato prevedibile.

Il rischio, che qui si concretizza, è quello di confondere la coerenza stilistica con la ripetizione: il personaggio di Duse perde spessore proprio perché intrappolato in una gabbia attoriale già vista, incapace di sorprendere davvero o di restituire la grandezza tragica che avrebbe meritato.

La colonna sonora: un riconoscimento meritato

Come dicevamo all’inizio, non si può non menzionare il riconoscimento del Soundtrack Stars Award 2025 ottenuto dalla colonna sonora di Fabrizio Elvetico, Marco Messina e Sacha Ricci. La giuria ha premiato una partitura che “rilegge le atmosfere dell’Italia tra le due Guerre Mondiali scommettendo anche su un’elettronica raffinata che s’intona perfettamente al repertorio sinfonico”, creando un “mix tra la provocazione rock” e le note di compositori come Gian Francesco Malipiero. Una scelta musicale che si rivela perfettamente coerente con l’approccio non convenzionale di Marcello, trasformando in musica “la forza vitale di Eleonora Duse” attraverso un’operazione che intreccia vita e palcoscenico.

Le sequenze oniriche e la dimensione familiare

Il film si arricchisce di sequenze oniriche interessanti che offrono respiro alla narrazione più tradizionale, soprattutto nelle parti dedicate al rapporto con la figlia Enrichetta. Qui Marcello esplora il lato più privato di una “madre-non-madre”, donna arsa da furori che poco avevano a che fare con l’ambito familiare, trovando un contrappunto nel personaggio di Désirée, che per l’attorialità di Duse sacrifica tutto.

Limiti e meriti

“Duse” presenta traiettorie interne più centrifughe rispetto ad altri lavori di Marcello, perdendo in parte quella coesione monolitica che caratterizza la sua filmografia migliore. Le dimensioni differenziali non sempre si compenetrano armonicamente, creando un’opera dalle luci e ombre marcate. Tuttavia, questa scelta rappresenta anche un’evoluzione legittima e positiva per un regista che ha sempre sfuggito alla ripetizione formale.

Conclusioni

Duse” è un film coraggioso e ambizioso che affronta il tema dell’arte come resistenza esistenziale in un’epoca di transizione. Nonostante le disomogeneità narrative e alcune scelte stilistiche discutibili, l’opera riesce a restituire un ritratto complesso e stratificato di una figura leggendaria del teatro italiano. Il film si interroga su questioni universali, ovvero il rapporto tra artista e tempo, l’autenticità dell’espressione creativa, la solitudine del genio che risuonano con particolare forza nel nostro presente.

Un’opera che divide ma non lascia indifferenti, capace di momenti di autentica grandezza cinematografica alternati a cadute più convenzionali, ma sempre sostenuta dall’urgenza di una riflessione sull’arte come ultima forma di resistenza all’imbarbarimento del mondo.

Il film sarà distribuito da PiperFilm nelle sale italiane dal 18 settembre 2025.

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