Federico Stragà torna col suo nuovo singolo “È così”, che anticipa l’uscita dell’omonimo album. Il brano è una toccante dedica al fratello dell’artista, in una composizione che unisce in modo saggio semplicità e dolcezza.
Melodia leggera, accompagnata da una voce che profuma di cantautorato italiano. Così inizia e si sviluppa “È così”, il nuovo brano del cantautore bolognese, in ricordo di suo fratello.
Il brano prende il via con una serie di frasi che, all’apparenza, sembrano sconnesse tra loro ma che, in realtà, hanno un significato nascosto. I piccoli indizi lasciati all’interno del singolo, infatti, sono le frasi che il fratello diceva. Parole musicate per lasciare un ricordo e un tributo impresso per sempre.
Voglio vederti ancora,
che scendi per le scale
Voglio abbracciarti ancora,
prima di andare via
Voglio sentirti ancora,
che inventi le parole, un giorno…
Voglio vederti ancora,
vedere il tuo sorriso
Voglio sentirti ancora,
che dici “fai così”
Il ritornello rappresenta un commovente desiderio di un fratello che si trova ad affrontare una perdita improvvisa. Che, però nel contempo, riesce a esprimere in modo perfetto a parole quelle azioni così semplici. Divenute, ora, così speciali perché fatte dalla sua “controparte”.
I legami tra fratelli, si sa, sono diversi dai soliti. Sono unioni “di sangue”, viscerali e pure, le più belle che possano esistere.
Scendere le scale, sentire una voce, vedere un sorriso. Sembrano cose così semplici, addirittura banali. Il merito narrato dall’artista è quello non solo di ricordarsele ma, in più, fare in modo che attraverso di esse l’immagine di una persona cara continui a vivere, nella mente e nel cuore.
In un “parlar cantando” che rievoca, a tratti, la filosofia e l’abilità di un altro grande cantautore italiano quale è Samuele Bersani, il merito di questo pezzo di Stragà è di affrontare un tema così delicato non con distacco o eccessivo pessimismo ma con, bensì, il giusto rispetto e genuinità.
Le sonorità che si alternano, in questo senso, rendono bene ciò che l’autore ha voluto fare: non abbattersi dopo un lutto ma scrivere per esorcizzare il dolore, dargli un senso e una forma.
Le parole sembrano scritte di getto, in un flusso di coscienza libero che attraversa la testa del cantante. Il tutto unito con un filo al suo cuore, e gli permette di dare vita a questo testo.
La musica ha molteplici funzioni e, tra queste, c’è anche dare un senso, incasellare ciò che di inaspettato accade nella vita. Stragà riesce a farlo con una semplicità e una dolcezza che spicca, rappresentando la sua figura di uomo e di artista, donando una piccola perla a chi si trova ad ascoltare questo brano.
Con la vocalità, lo si è detto, che riporta a Bersani ma anche, allo stesso tempo, con una saggezza e voglia di cantare le emozioni che ricorda un certo Brunori SAS, la canzone di Stragà è e rimarrà la splendida melodia che esce d’improvviso, da un piccolo carillon, di quelli che si hanno da piccoli. Ti sorprende, ti incanta e ti avvolge, in una splendida danza fatta di musica e parole.

