All’81ª Mostra del Cinema di Venezia, Familiar Touch ha conquistato premi prestigiosi: il Leone d’Oro del Futuro come miglior opera prima, il Premio Orizzonti per la miglior regia a Sarah Friedland e quello per la miglior attrice a Kathleen Chalfant. Non è solo un trionfo tecnico, ma un’opera che parla direttamente al cuore, toccando temi profondi come la memoria, la dignità e l’amore.
Un arrivo atteso nei cinema italiani
Dal 22 settembre, il giorno dopo la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, Familiar Touch arriva finalmente nei cinema italiani. Questa scelta di data non è casuale. La storia ruota attorno a una donna affetta da demenza senile, portata in una struttura per anziani senza piena consapevolezza della situazione. Invece di lasciarsi andare, lei osserva il mondo che la circonda, studia le persone e i gesti quotidiani, aggrappandosi con forza ai ricordi e alle passioni che la definiscono.
Il messaggio potente della regista
Sarah Friedland utilizza una regia delicata ma incisiva per denunciare una verità spesso ignorata: la discriminazione verso gli anziani. Come ha spiegato la regista, «Credo che nella nostra società ci sia una discriminazione molto diffusa nei confronti degli anziani e che questo dipenda dal nostro sistema consumistico e capitalista: se non si è più produttivi, se si richiedono cure invece di darne, si viene considerati inutili».
Con Familiar Touch, Friedland ribalta questo pregiudizio e restituisce umanità e desideri a chi spesso è trattato come invisibile. Il film ci invita a fermarci, a guardare oltre l’etichetta di “fragilità” e a riscoprire il valore unico di ogni individuo.
Non a caso il titolo è incentrato sulla familiarità del tocco. Sulla riconoscibilità di qualcosa che dovrebbe essere destinato ad essere quotidiano e che, invece, adesso viene connotato di nuovi significati e valori. Il tocco è centrale in tutta la narrazione, che sia quello del figlio o quello di chi adesso si prende cura della protagonista. Ma è centrale anche nei gesti che lei stessa compie, specie quando è a contatto col cibo e quindi con la sua stessa routine.
Kathleen Chalfant e l’unicità della terza età
Kathleen Chalfant regala un’interpretazione straordinaria e intensa. L’attrice ha sottolineato come il cinema, troppo spesso, racconti gli anziani dal punto di vista di chi li osserva e non del loro. Condivide anche un ricordo personale che illumina il cuore del film: la sua migliore amica, colpita da Alzheimer avanzato, nel corso della malattia è diventata «ancora più sé stessa», libera dai vincoli delle convenzioni sociali. Questa riflessione rende Familiar Touch ancora più autentico e universale.
Un tributo ai caregiver e alla loro importanza
Il film pone l’accento anche sul ruolo fondamentale dei caregiver. Friedland e Chalfant ricordano che le badanti, spesso donne, sorreggono interi pezzi della nostra società. Eppure il loro lavoro rimane sottovalutato e mal retribuito. Familiar Touch chiede rispetto e gratitudine per chi si prende cura degli altri, trasformando un dramma intimo in una riflessione sociale urgente.
Un film che resta nel cuore
Familiar Touch non punta su emozioni facili, ma costruisce un’esperienza intima e poetica. Ogni sguardo e ogni carezza diventano simboli di resistenza, dignità e umanità. È un film che rimane sotto pelle, capace di parlare della memoria, dell’identità e della bellezza che sopravvive al tempo. La delicatezza narrativa gioca un ruolo fondamentale nell’accarezzare una storia fatta di fragilità. La telecamera indugia su sguardi e istanti, cercando di puntare l’attenzione sullo smarrimento. Elemento che appare chiaro fin dalla prima inquadratura. Dalla ricerca di un abito all’interno del proprio armadio a una fetta di pane tostato lasciata fuori posto. La delicatezza di un figlio nel cercare di affrontare la difficoltà di dover lasciare a terzi la propria madre. Una storia di vita che continua nonostante lo smarrimento e l’irriconoscibilità.
Quando scorrono i titoli di coda, una cosa è chiara: la fragilità non è debolezza, ma un modo diverso e prezioso di brillare.

