Ci sono progetti che hai la fortuna di osservare fin dalle loro fasi embrionali. Vedi i primi messaggi vocali, le idee accennate sottovoce, la voglia di fare una band, di mettersi in gioco, di costruire qualcosa che fosse finalmente vero. I Banana Stereo sono tutto questo: la voglia di due ventenni, Diego Taralletto De Falco e Matteo Guerra, di dare un nuovo senso alla propria crescita. Lasciarsi alle spalle ciò che era forzato e scegliere una strada in cui sentirsi liberi. Tante le prove, le versioni acustiche e le scelte fatte per arrivare a questa formazione.
Quando il 14 giugno 2025 sono saliti sul palco del Largo Venue, i miei occhi si sono riempiti di puro orgoglio. Hanno suonato dal vivo per la prima volta a Roma, sul palco del Largo Venue, aprendo il release party di “Comeilmiele”. Non è stato un semplice debutto, ma una dichiarazione d’intenti. Una band nata solo da pochi mesi, ma capace di portare già con sé tutta la forza di un’urgenza autentica, nata da un’esigenza di cambiamento, di crescita, di verità.
L’inizio del live è stato esplosivo, proprio come il testo di “Fucked Up” promette. Energia punk travolgente, impossibile restare fermi, mentre la venue intera si faceva trasportare da un sound che ti spinge oltre i limiti mentali che ti autoimponi. Il secondo brano, introdotto dalla solita premessa ironica di Diego, è stato “Accanto”: un pezzo straziante che racconta un incidente, una separazione, una mancanza che non riesce a sparire. Emozione allo stato puro. Subito dopo, l’umore cambia con “Ogni dio che ho”, l’unico brano già pubblicato, che qui trova nuova linfa. Racconta il rimpianto, l’errore, il gusto amaro di chi si sveglia dopo una notte brava con le ferite ancora addosso.
Parlando di privilegi, non posso non dire quanto io sia legata a “Sparisci”: una delle mie preferite anche prima che fosse finita. È una coltellata al petto. La confessione che non puoi restare accanto a qualcuno quando dentro di te c’è ancora l’eco di chi hai amato prima. E la cosa più sconvolgente è che a scriverla e cantarla sono ragazzi poco più che ventenni. Poi arriva “Oh fiore”, dolcezza e poesia pura. Una promessa ancora tutta da comprendere.
Dopo una cover (sorvoliamo su “Volvonatua”), la scaletta ci sorprende ancora con un momento quasi segreto: sì, sappiamo che certe cose non dovrebbero restare, ma la nostra sorpresa è rimasta lì, appesa a quegli istanti. E poi arriva il momento di ballare davvero: partono le magliette dal palco, e con “Stephan” – mi rifiuto di scrivere il titolo completo – è impossibile restare immobili. Non sarà miele, ma ci fa stare bene. In realtà non parla solo di un triangolo amoroso, ma di tutte quelle voglie che restano nascoste. Quelle follie che teniamo in fondo perché crediamo di non meritarcele.
Nel finale, il concerto cambia ancora pelle. “Distraimi” è la penultima canzone, una preghiera intima da stringere al petto, mentre aspettiamo che arrivi una distrazione qualunque a tenerci lontani dai nostri pensieri più scuri. E poi “Enfant Prodige”, la chiusura. Una bandiera della Palestina si alza sul palco. E con lei una consapevolezza: nessuno dovrebbe essere costretto a scrivere parole così. Nessuno dovrebbe sperare che qualcun altro non venga massacrato da una guerra. Nessuno dovrebbe essere un talento sprecato perché cancellato prima del tempo. È qui che la maturità dei Banana Stereo diventa evidente: nelle parole, nella musica, nella voce spezzata di chi vorrebbe solo augurare al prossimo la possibilità di salvarsi. Le parole si fanno grido: nessuno dovrebbe mai sentire il bisogno di scrivere un testo così. Nessuno dovrebbe augurare a qualcun altro di non essere potenziale sprecato perché massacrato da una guerra.
I Banana Stereo hanno una visione chiara, una scrittura forte, una sensibilità rara. Il loro debutto è stato un battesimo di verità, e il pubblico ha risposto con calore e partecipazione. È impossibile non sentire di volerli vedere crescere ancora. Forse perché ci rappresentano. Forse perché, mentre li guardiamo, ci ricordiamo di quando anche noi volevamo cambiare il mondo con una canzone.

