Jujutsu Kaisen: Execution

Jujutsu Kaisen: Execution arriva nei cinema come un progetto atteso, ma fin dai primi minuti chiarisce la sua natura ibrida: non è un vero film, non segue una struttura cinematografica autonoma e non presenta un arco narrativo completo. Si tratta invece di un retake espanso che rielabora i contenuti della Stagione 1, della Stagione 2 e del film Jujutsu Kaisen 0, per poi introdurre gli eventi cardine della prossima Stagione 3 dell’anime. Un prodotto di raccordo, nato per aggiornare gli spettatori e allo stesso tempo anticipare ciò che sta per arrivare.

La potenza visiva: combattimenti spettacolari e regia impeccabile

Dal punto di vista tecnico, Jujutsu Kaisen: Execution è un trionfo visivo. MAPPA mette in scena combattimenti che sembrano quadri in movimento: coreografie fluide, prospettive estreme, linee di velocità che scolpiscono l’azione e una gestione della luce che amplifica ogni impatto.
I duelli sono veri spettacoli cinematografici, costruiti per esaltare l’estetica dinamica che ha reso Jujutsu Kaisen una delle serie più impressionanti degli ultimi anni.

In sala, questi combattimenti acquistano una forza ancora maggiore: l’audio immersivo, la scala delle immagini e la densità dei dettagli trasformano l’opera in un’esplosione sensoriale. È qui che Execution dà il meglio, dimostrando quanto l’universo di Akutami sia capace di fondere violenza, bellezza e intensità emotiva in modo unico.

Una struttura spezzata: perché non è davvero un film

Gran parte dell’opera è dedicata a un recap molto esteso che condensa eventi già visti nelle prime due stagioni e in Jujutsu Kaisen 0. Sequenze accelerate, riassunti rapidi e rielaborazioni di episodi chiave prendono il posto di una trama originale.
È un retake che non aggiunge nuova profondità e che interrompe continuamente il ritmo, rendendo chiaro che Execution esiste per collegare e riassumere, non per narrare.

Il film alterna materiali già noti a scene nuove senza coesione. Ogni volta che lo spettatore entra nella storia, il flusso si ferma per tornare su eventi passati. Questo crea una discontinuità evidente e penalizza l’emotività complessiva.

Il valore aggiunto: l’anteprima della Stagione 3

La parte più riuscita è quella totalmente inedita, dedicata al Culling Game, arco narrativo che sarà centrale nella Stagione 3 dell’anime. Qui ritroviamo tensione, densità emotiva e un ritmo più sostenuto: la condanna di Yuji Itadori, il ruolo enigmatico di Yuta Okkotsu, i giochi politici della società degli stregoni.

In queste sequenze il film torna a brillare: l’atmosfera si fa cupa, il tempo narrativo si restringe e l’animazione viene utilizzata per amplificare ogni sguardo, gesto e conflitto. È proprio qui che Execution mostra ciò che avrebbe potuto essere se fosse stato concepito come film a sé.

Un ponte spettacolare ma non autosufficiente

Jujutsu Kaisen: Execution è un’opera che entusiasma l’occhio ma non sempre il cuore. È potente nei combattimenti, visivamente magnifico e importante per il futuro della serie, ma non racconta una storia compiuta.
Funziona come raccordo tra Stagione 1, Stagione 2, Jujutsu Kaisen 0 e ciò che vedremo nella Stagione 3, ma non ha l’identità autonoma di un vero film.

Un prodotto per fan dedicati, più utile che emozionante, più spettacolare che narrativo.
Un ponte, non una destinazione.

Il film è nelle sale italiane, in versione originale sottolineata, dall’8 dicembre.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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