In un vortice di luci televisive ancora calde e adrenalina che scorre come elettricità sottopelle, La Messa — alias della cantautrice e musicista torinese Serena Mastrulli — si presenta subito dopo aver superato la sua prima, decisiva esibizione sul palco di Sanremo Giovani 2025. È un momento spartiacque: poche ore prima l’annuncio dell’ingresso ufficiale tra i 24 artisti selezionati, ora la conferma di un passaggio che pesa come una porta che si apre su un orizzonte nuovo.
La sua serata non porta con sé solo la tensione della gara, ma anche l’uscita di “MARIA”, il nuovo singolo firmato Time Records / Metatron che segna l’inizio di una fase ancora più consapevole del progetto. Un brano che vibra tra passato e presente, tra immaginari anni ’70 e pulsazioni elettroniche contemporanee, tra introspezione e danza, tra desiderio e distanza. Una canzone che arriva proprio mentre La Messa porta il suo rito pop in diretta nazionale, mescolando corpo, voce e visione.
È in questo clima — sospeso tra il peso delle aspettative e la libertà dell’espressione artistica — che nasce questa conversazione: un dialogo a caldo, sincero, che attraversa la sua estetica, il suo percorso e il mondo emotivo che “MARIA” spalanca.
Come stai dopo questo primo passaggio? Come ti senti?
«Sto bene, sono molto felice del passaggio. Esibirsi su quel palco è sempre difficile perché devi condensare tutto il lavoro in pochi minuti e l’emozione può prendere il sopravvento. Però credo di aver fatto un’esibizione dignitosa. Il pezzo, essendo molto up e con un tappeto dance forte, mi ha aiutata a farmi trascinare».
Come sei arrivata a questo sound che unisce elettronica e una certa estetica anni ’70?
«Volevamo unire la canzone italiana – quindi un pop tradizionale con un lessico quasi vintage – a una componente dance, in questo caso take house. Cerchiamo sempre di far convivere atmosfere sognanti con sonorità più dance. Per questo pezzo avevamo proprio questa vibe: qualcosa di vintage ma con la nostra impronta elettronica, che è il filo comune di tutto il progetto».
Il tuo nome d’arte, “La Messa”, gioca molto con l’immaginario sacro. Com’è nato?
«Non è stato ricercato. Sapevamo che avrebbe attirato attenzione, nel bene e nel male, ed era difficile trovare un nome che non suonasse “male” accostato ad altro: la messa canta Maria, la messa nera, la messa del mattino… Tutto poteva risultare strano. Ci piaceva però legarlo alla dimensione del live, che per noi ha qualcosa di sacro. E il gioco di parole con “Maria” ci ha divertiti fino all’ultimo».
Nel testo racconti una donna vista attraverso lo sguardo maschile. Perché questa scelta?
«Mi piace raccontare storie senza identificarmi con il personaggio. Cantare da un punto di vista maschile, usando frasi come “Maria oggi sono contenta”, era interessante proprio perché non mi appartengono direttamente. La prospettiva di Maria si intuisce solo nel finale, con “Antò, non mi sento”. Volevamo lasciare contorni sfumati e permettere a chi ascolta di interpretare liberamente».
Il tema del “non sentirsi” richiama anche questioni di attualità sul corpo delle donne. Era voluto?
«È una riflessione arrivata dopo. Scrivendo insieme a Marco Zamuner spesso partiamo senza un’idea precisa: ci rimbalziamo suggestioni e poi capiamo cosa sta emergendo. “Non mi sento” può aprire molte interpretazioni, soprattutto dal punto di vista femminile, rispetto alle notizie di attualità. Ma ci piaceva non essere espliciti: può essere anche un semplice “tu sei innamoratissimo, ma io non me la sento”».
La frase “ti ho giurato che niente cambierà” ha un significato personale nel vostro percorso artistico?
«Rappresenta quella sensazione dell’innamoramento che oggi è uguale a come era negli anni ’70: la fiducia che tutto andrà bene. Nel nostro progetto questa promessa si ripete spesso: andare avanti al di là dei risultati, mantenendo una linea coerente. Effettivamente, sì, può essere interpretata anche così».
A che punto dell’evoluzione de La Messa si colloca questa canzone?
«Per noi questa fase è iniziata con “Musica Vera” insieme a Tormento. È stato uno switch verso un suono più pop e più vicino al mainstream rispetto all’inizio, quando eravamo più orientati verso l’urbano/indie. “Musica Vera” è stata molto accolta dalle radio e ci ha permesso di ampliare il pubblico. Questo pezzo è un’evoluzione naturale di quel percorso».
Come avete vissuto il primo vero confronto con il pubblico mainstream?
«È stato nuovo. Non arriviamo da talent né dalla TV, quindi finora i feedback erano sempre stati graduali: live, uscite discografiche. Questa volta è tutto molto più immediato. Abbiamo ricevuto tanto affetto e sostegno, che fa capire che fuori c’è un pubblico. E ovviamente arriva anche il resto, ma con l’età siamo più pronti a riderci sopra».
Cosa sperate arrivi al pubblico attraverso questo pezzo?
«Speriamo arrivi ciò che arriva a noi: un viaggio mentale tra esperienze, amori presenti e passati, leggerezza, voglia di ballare e di venire ai live. Ci piacerebbe parlare anche al pubblico più da club».
Un film o una serie TV che assoceresti a “Maria”?
«Non ho un film o una serie, ma un regista: Paolo Sorrentino. Ho questa ambizione fortissima di unire la nostra musica a un suo film».
Scaramanzia a parte: se dovessi arrivare sul palco dell’Ariston, a chi dedicheresti la tua finale?
«A tutte le persone che lavorano con noi. Dietro quei due minuti ci sono 20-30 persone che stanno facendo magie per far quadrare tutto».
L’intervista si chiude così, tra un sorriso stanco e un entusiasmo che vibra ancora forte: La Messa è appena uscita da una delle prove più delicate del suo percorso, eppure parla con una lucidità che racconta anni di lavoro, di studio e di visione. “MARIA” non è soltanto il singolo che accompagna la sua corsa a Sanremo Giovani: è la dichiarazione di un’estetica in continua evoluzione, una liturgia pop che unisce fragilità e desiderio, elettronica e carne, racconto e immaginario.
E dopo questa prima esibizione quello che resta è la sensazione che il suo viaggio stia entrando davvero nella sua fase più luminosa. Con una fanbase che cresce, un progetto che si irrobustisce e una canzone che porta addosso l’odore dei sogni in movimento, La Messa affronta ora il resto della selezione con passo sicuro: il presente pulsa già forte, e il futuro sembra averla puntata da vicino, pronto ad accoglierla.

