Mrs Playmen

Carolina Crescentini nei panni di Adelina Tattilo nella serie Netflix che trasforma una storia d’altri tempi in un riflesso del presente

Presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, Mrs Playmenarriva su Netflix il 12 novembre 2025 e ci trasporta nella Roma degli anni ’70 con uno sguardo che è tanto storico quanto stranamente familiare. In un Paese dove la morale pubblica dettava ancora i tempi e le forme, la storia vera di Adelina Tattilo assume i contorni di una rivoluzione personale: una donna abbandonata, scottata, che decide di rivolgersi verso se stessa e di reclamare il suo posto nel mondo.

La serie non è solo un ritratto d’epoca: è uno specchio maledettamente contemporaneo. Perché se da una parte c’è Adelina, che subisce l’abbandono del marito e improvvisamente si ritrova a gestire debiti, creditori, una testata sull’orlo del collasso; dall’altra parte emergono figure e dinamiche che parlano esplicitamente al nostro tempo. Maschile e femminile in tensione, desiderio e potere in conflitto, corpo e tabù non ancora del tutto dissolti: Mrs Playmen ci costringe a riflettere su quanto poco sia cambiato nel nostro contesto socio-culturale.

Un racconto di emancipazione — e anche di rivalsa

La serie funziona come un racconto d’emancipazione femminile, ma anche come un monito: parla di revenge porn, di quegli scandali – reali e tragicamente attuali – che ancora coinvolgono donne nel nostro Paese. Il puntare il dito verso una donna — “se l’è cercata” — è un refrain che sembra antico, eppure riecheggia ancora oggi. Mrs Playmen mette a fuoco un femminile che in silenzio non ci vuol più stare. Specie quando l’ego maschile viene ferito nel profondo e la ricerca dell’identità diventa l’unica chiave per scavare nel sordido.

In questa serie la forza non risiede in un pugno chiuso, ma nell’accettazione: la fragilità diventa mezzo, insieme al dubbio, per veicolare messaggi forti e farli risuonare come cassa di risonanza. Adelina non si limita a gestire una rivista erotica: ridefinisce i confini del desiderio, si appropria del proprio corpo e del proprio potere, e costruisce — nella difficoltà, nella marginalità, nell’abbandono — la sua liberazione.

L’estetica del cambiamento e dell’incompiuto

Mrs Playmen utilizza un’estetica sofisticata: redazioni fumose, fotografie audaci, luci morbide e contorni in bilico tra glamour e realismo. Ma il cuore della produzione non è la nostalgia: è la provocazione. Le immagini diventano linguaggio di liberazione, ma anche specchio di quei “campanelli di allarme” che mostrano come ancora oggi maschile e femminile non abbiano trovato un equilibrio stabile.

In questo senso, la serie funziona su due livelli: da una parte ricostruisce una storia precisa, quella di una rivista erotica italiana fondata nel 1967, dall’altra ne fa metafora potente di un’Italia che – pur cambiata – non ha ancora completato la propria rivoluzione interiore. Le figure che ruotano attorno ad Adelina non sono comparse: sono dipinte vive, con contraddizioni e desideri autentici, e le loro storie ci parlano oggi.

Perché vale la pena vederla

Mrs Playmen non è solo una fiction d’impatto: è un invito all’ascolto e all’azione. Perché mentre osserviamo Adelina e il suo team distruggere tabù e riscrivere regole, ci rendiamo conto che molte di quelle regole sono ancora in piedi — magari con forme più sottili, ma altrettanto oppressive. Questa serie scuote, interroga, e ci mostra che la battaglia per l’emancipazione è stata fatta — ma non è mai finita.

Se cerchi una serie che abbia il ritmo di un dramma d’epoca e la forza di un monito contemporaneo, Mrs Playmen è un appuntamento da non perdere.
La rivoluzione può partire da un tavolo di redazione. E anche da un corpo fotografato.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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