Ho atteso trepidante che arrivasse la conferma dell’accredito per la data romana di Olly. Ormai le sue canzoni mi accompagnano nella quotidianità. Alcune di esse riescono a dare un nome a certe sensazioni che esistono solo nel mio cervello e che, altrimenti, non saprei spiegare.
Il tour “Il Gran Finale”, arrivato a Roma dopo il trionfo e l’eco delle storiche date allo Stadio Luigi Ferraris di Genova, ha trovato all’Ippodromo delle Capannelle la sua perfetta prosecuzione. Quello accorso il 30 giugno al Rock in Roma è stato un vero e proprio bagno di folla. Trentamila anime che si sono rincorse dapprima alla ricerca disperata di un parcheggio, e successivamente si sono accalcate sotto quella passerella per partecipare alla festa che mette in scena Federico Olivieri durante i suoi concerti.
Un live specchio del suo pubblico
Questo è un live che parla più del pubblico presente di quanto non faccia riguardo quel baffetto che si muove nei suoi jeans sul palco. Un pubblico che da sotto cassa fino alla fine di tutta la venue è pronto a saltare e a ballare secondo il comando dato dai testi di Olly. La connessione tra la transenna e l’ultimo anello di Capannelle è totale.
Il merito va anche a un sound organico, rock e interamente suonato che ha trasformato i brani pop-urban in una scarica di energia pura. Sotto la direzione musicale di Juli, la batteria ritmica di Dalila Murano e le sfumature di sax e armonica, la band ha costruito un vero e proprio muretto del suono.
La scaletta ha ripercorso perfettamente questa crescita artistica. Lo show ha unito le hit storiche come “Polvere” ai brani dell’ultimo album “Tutta Vita (Sempre)”, senza dimenticare l’impatto di “Balorda nostalgia”, forte del successo ottenuto a Sanremo 2025. Ma la vera forza dello spettacolo è rimasta l’assenza di sovrastrutture sceniche ingombranti o effetti speciali fini a se stessi: al centro è rimasta solo la verità delle canzoni.
L’empatia tra l’artista e la platea ha toccato vette incredibili. Persino quando tutto si ferma perché si teme che qualcuno possa sentirsi poco bene, in realtà è solo il delay con cui la parte più profonda della platea stava vivendo il concerto. Segno di un’onda d’urto emotiva che, da quanto è densa, impiega del tempo per propagarsi.
Lettere tascabili e viaggi interiori
Più di altre volte, nella sua intera durata, questo concerto è stato un modo per pensare a se stessi. Un po’ di sano egoismo che spezza la routine quotidiana. Anche se non siamo andati in Bolivia, è come se tutte quelle trentamila persone avessero preso un aereo e ci fossero andate, accompagnate da quei testi.
Le frasi di Olly, nonostante il ritmo allegro della musica, hanno la capacità rara di raccontare con profondità le sfumature dell’amore e della vita. Sono piccole e vere e proprie lettere tascabili. Riescono a narrare di istanti ben precisi che, in fin dei conti, ci fanno capire quanto, in un modo o nell’altro, viviamo un po’ tutti la stessa vita.
Istanti unici sotto il cielo di Roma
Tra i momenti più alti della serata, l’immancabile rito intimo di “Scarabocchi” ha regalato un colpo d’occhio impressionante. L’intero ippodromo si è illuminato all’unisono dalle luci dei telefoni, lasciando spazio a istanti unici e a momenti epici in cui le lacrime sono scese senza alcun tipo di controllo. Anche se io, e non posso spiegarlo a parole, continuerò per sempre a piangere su “Questa domenica”. Quel brano riesce a dar vita ai miei film mentali e a tutto quel romanticismo che, di solito, maschero dietro il cinismo.
Poco importa se il pubblico romano è stato tirato in causa quando Olly ha confuso Roma con la sua Genova, tutto è stato un modo per poter tornare a casa. Un dimora che risiede dentro i nostri cuori e non al luogo in cui fisicamente siamo.
È stato un turbinio che, unito al cocente clima di Roma, ha reso la serata rovente, ma viva e piena di vita. Il live, organizzato da Magellano Concerti e Daniele Mignardi, ha sancito la definitiva maturità di un ragazzo capace di dominare un palco simile mantenendo la freschezza e l’umiltà degli inizi.
Perché sì, è vero, uscendo da Capannelle con le canzoni ancora in testa e l’adrenalina addosso, la certezza è solo una: è stata e sempre sarà tutta vita.

