Il 7 novembre 2025 Pierdavide Carone è tornato con “Carone“, un disco che è quasi una dichiarazione d’identità. Nessun titolo complicato, nessun messaggio cifrato: è lui, così com’è. L’album sembra fatto per chi lo segue da tempo, ma anche per chi l’ha perso di vista e vuole ritrovarlo in una versione più sincera e matura.
All’interno del disco trovano spazio brani come “Hey”, “Lilli senza il vagabondo”, “Mi vuoi sposare?” e “I soliti film”, che compongono la parte più intima e raccolta. Nella seconda sezione arrivano invece gli incontri: “Ti odio” con Alex Britti, la chiusura “Di notte” con Gigliola Cinquetti, e poi ancora le collaborazioni con Martina Attili, Paolo Vallesi e il Coro Lirico Siciliano, che ampliano lo spettro emotivo e sonoro del progetto senza snaturarlo.
Due in uno
Primo lato
La musica mantiene una delicatezza evidente, ma non è immobile: c’è un ritmo sottopelle, un’andatura che procede morbida ma costante. Le chitarre non rimangono mai statiche, i pianoforti respirano, c’è una micro-dinamica che fa muovere le canzoni senza forzarle.
Qui Carone parla dell’amore senza romanticismi plastificati. La musica sembra fatta in una stanza piccola, con la luce bassa e il microfono vicino. Le canzoni non cercano il colpo di scena: cercano la verità. Una chitarra che accompagna, un pianoforte che segue la voce, parole che scivolano senza alzare il tono.
È l’amore visto da vicino, non idealizzato. Non quello perfetto, ma quello che resta dopo le discussioni, dopo i silenzi e le giornate piene: un romanticismo che non posa, che non recita, fatto di affetto, di presenza e di una fragilità dichiarata.
Questa parte del disco ha qualcosa di antico nel senso più bello: melodia chiara, voce pulita, arrangiamenti essenziali. È una musica che sembra leggera, ma lascia segni profondi; la ascolti piano e poi te la ritrovi addosso ore dopo, come un pensiero che torna senza chiedere permesso.
Secondo lato
Il disco si apre agli altri, ma per scelta. Qui la malinconia si allarga, ma non diventa pesante: è quella sensazione che arriva quando guardi le cose da un passo più lontano, quando c’è più consapevolezza che urgenza. Le canzoni hanno un respiro più lento, gli arrangiamenti si distendono come pensieri della sera.
Le collaborazioni non sono semplici “featuring”: sembrano presenze.
Quasi come quegli amici che restano accanto nei momenti più difficili, quelli che non devono parlare troppo, ma solo esserci.
In “Ti odio” con Alex Britti, l’incontro è vivo, quasi ruvido, un dialogo che vibra.
Con Gigliola Cinquetti, in “Di notte”, la chiusura è una carezza cinematografica che non si spegne subito. La canzone non chiude il disco in modo definitivo, ma lo lascia sospeso, con una luce calda ancora accesa nella stanza.
La delicatezza del primo lato rimane, ma qui si muove in compagnia, accolta da altre voci senza mai essere sovrastata.
Puoi ascoltarlo dal vivo
Due date per ascoltarlo in faccia, senza schermi:
- Milano – Santeria Toscana 31 – 12 novembre
- Roma – Auditorium Parco della Musica – 28 novembre
In scaletta ci saranno i nuovi brani e una parte acustica, intima, per chi ama sentire la musica e non solo ascoltarla.

