Seltsam

“Scusa Mamma”, il nuovo singolo di Seltsam, è in gara a Sanremo Giovani 2025 e da oggi è disponibile su tutte le piattaforme digitali, pubblicato da Honiro Label e distribuito da Ada Music Italy / Warner Music Italy. Il brano racconta la vita di tutti i giorni, fatta di piccole sfide, sogni semplici e momenti di fragilità, ricordandoci quanto sia importante preservare il bambino che è in noi. Con “Scusa Mamma”, Seltsam trasforma la musica in un gesto d’amore sincero e universale, dedicato a chi ci ha insegnato cosa significa sentirsi al sicuro.

Il tuo brano mi ha davvero toccata nel profondo, al punto da farmi piangere tutte le lacrime possibili. Vivo fuori casa da quando avevo diciotto anni e, da ragazza, sento che il rapporto con la propria madre può essere più complesso rispetto a quello che spesso vive un figlio maschio — e immagino che anche tua sorella potrebbe comprenderlo.

Alla luce di questo, quanto pensi che le diverse dinamiche tra madri e figlie, talvolta segnate anche da una forma di competizione “sana”, abbiano influenzato ciò che hai voluto raccontare nel brano e nella tua esperienza personale?

«Lo vedo anche in casa mia: mia madre e mia sorella hanno un rapporto splendido, ma è diverso. È un po’ come coi cani: la femmina col maschio è più tranquilla, il maschio col maschio ogni tanto si stranisce. Cioè, anche tra mamma e figlia secondo me c’è un po’ di competizione, ma se rimane sana è parte del percorso».

Ed è normale: l’identità la definisci anche andando in contrasto con i tuoi genitori. Poi cresci e ti accorgi di essere più simile a loro di quanto avresti voluto…

«Non me ne parlare. Ieri ho detto tre frasi identiche a quelle di mio padre. Quelle che quando le dice lui mi fanno rodere il c*lo, scusa il francesismo. L’ho detta una volta, mia sorella non aveva sentito e non ho avuto il coraggio di ripeterla. E questa cosa è anche nel testo della canzone. Io faccio il cantante, mio padre vorrebbe ancora oggi che facessi l’avvocato, e infatti mi sono laureato in giurisprudenza come lui. Però lui da ragazzo faceva il DJ. Non è che la mia passione viene dal nulla: è uno che dopo 30 anni di professione ancora mixa quando ha tempo. Poi nella vita puoi essere duplice: io, se potessi scegliere la mia passione, farei il calciatore».

Nel brano parli del “mondo dei grandi”. Ti senti pronto ad affrontarlo?

«Secondo me nessuno è mai davvero pronto. Il “mondo dei grandi” è un costrutto. Hai più responsabilità, certo, e forse per questo preferirei rifarmi una serata a 17 anni piuttosto che stasera. Prima ero spensierato: potevo bere pure l’acqua del cesso e il giorno dopo stavo bene. Adesso se bevo troppo il reflusso mi uccide, la voce si rovina, devo fare prove, contenuti… Secondo me bisogna essere bravi a starci quando serve, e poi tornare nel proprio mondo. Nel mio lavoro mi trovo spesso a interfacciarmi con persone molto adulte, ma i miei genitori mi hanno insegnato a non perdere mai l’abilità di sorridere per una cazzata. Quella cosa ti tiene vivo».

Sui social ti accusano di essere “mammone”. Come vivi questa cosa?

«È il commento più frequente su TikTok. Dicono che è una red flag. Io rispondo sempre che mia madre è l’unica persona che ti dà tutto indipendentemente da ciò che le dai indietro. Se quella è una red flag, pensa come state messi. Lei mi ha insegnato a trattare bene le ragazze — senti le mie ex, sono sempre state trattate benissimo — e a vivere la vita con disciplina. Mia madre non è la classica mamma italiana: quando mi ruppi il ginocchio mi disse “Finché non abbiamo il referto, ti alzi e porti giù il cane”. È una che se ho la febbre mi dice: “Lazzaro, risorgi”. È fatta così.

Secondo me il vero problema non è il figlio “mammone”, ma chi ti cresce. Se ti crescono bene, il legame non è un difetto. Io lavo, cucino, stiro… però quando cucina mia madre sono molto più contento. Se lo fa lei ed è più buono, perché dovrei farlo io? È un regalo!»

Quando hai sentito il brano completo, cosa hai provato?

«La versione completa l’ho sentita dopo mesi, quindi non mi ha dato l’effetto “prima volta”. Però quando l’ho registrata… lì sì. Premessa: a me non fanno impazzire le seconde strofe. Se non è un pezzo pop, la seconda strofa spesso serve solo ad allungare la canzone. Infatti in “Scusa mamma” abbiamo ripreso concetti già detti nella prima. La prima strofa col ritornello mi ha fatto dire subito: “Sì, questa è la canzone.” L’abbiamo scritta in un’ora e mezza. Io non scrivo mai con autori, sono geloso delle mie cose. Scrivo solo con chi mi trovo bene di persona. Gabri è siciliano, vive a Milano: quel giorno mancava la sua mamma e mancava la mia. Ci siamo guardati e abbiamo detto: “Scriviamo un pezzo per le mamme.” Ventiminuti. Era fatto. Poi un’ora di aggiustamenti. Era di cuore. Il cuore non ha bisogno di troppe riscritture».

Il tuo cantautorato è spesso personale. Come trovi l’equilibrio tra l’esporre sentimenti e mantenere la tua identità?

«Non te lo saprei dire. Io non scrivo a comando: se mi chiedessero un brano direi “Non siamo al ristorante”. Le mie canzoni nascono da necessità. “20 anni”, ad esempio, l’ho scritta in un anno: ogni frase era sudata, ogni immagine conteneva una storia. Il mio equilibrio viene dalla famiglia, dagli amici, dai cani. Quando ho saputo di Sanremo stavo giocando con Ettore e Circe. È così che resto me stesso».

Nei tuoi social e nelle tue canzoni mostri molta vulnerabilità. È più una forza o un rischio?

«La realtà non è mai un rischio. Il rischio è dire cose che non sono vere, perché poi devi ricordarti di aver mentito. Io sono così, sui social e nella vita. Certo, ci sono piccole differenze: sono molto timido, balbetto, sul palco cerco di controllarlo. Io ho sofferto di acne neurocistica. Due anni e mezzo di cure. Oggi se devo fare un TikTok lo faccio anche coi brufoli. Se vado a Sanremo e ho un brufolo… pace. Mi hanno proposto di coprirli, ho detto sempre di no. Il mercato è pieno di personalità costruite. Io voglio riuscire per come sono».

Tra X Factor e tutto il resto, cosa ti porti nel cuore? Anche dalle porte chiuse?

«Io ho preso solo porte in faccia. La gente pensa che io sia nato con TikTok. Faccio musica dal 2020. Il primo milione nel 2021, con la terza canzone. Per quattro anni tutti dicevano “esplode”, non è mai successo. Nella scena indie non sono mai esploso. Prima porta in faccia, seconda porta in faccia… eppure eccomi».

Forse perché quando un artista indie esplode, di fatto diventa pop?

«Combatto molto questa idea. Non diventano pop perché cambiano… diventano pop perché li ascoltano tutti. Gazzelle non è cambiato di una virgola. Car Brave, Calcutta, Tommaso Paradiso… uguale. Poi certo, è cambiato il mercato, il pubblico, tutto».

E tu come vivi il fatto di essere un po’ in controtendenza, in un mercato che vizia molto l’ascoltatore?

«Dipende dalle generazioni. Io a 17 anni ascoltavo Pino Daniele. I ragazzi del 2010-2013 ascoltano trap e rap. Io il rap l’ho sempre ascoltato: se voglio, di metrica sono stretto. La trap meno, per gusto personale. Stimo tantissimo tanti rapper, per carità. Però vengo da un altro mondo. Io sono cresciuto con Pino Daniele: non posso ascoltare “Miu Miu” (ride). Per gusto, non per valore».

Un film o una serie TV che assoceresti a “Scusa mamma”?

«”La prima cosa bella”».

Scaramanzia a parte: se dovessi arrivare sul palco dell’Ariston, a chi dedicheresti la tua finale?

«Alle persone come me che non hanno santi in paradiso, ma che ogni giorno si svegliano con un obiettivo; alle persone che hanno perso tante volte, a quelle a cui non è mai andata bene una; a chi ha un sogno e ha sempre combattuto per realizzarlo. Naturalmente, a mia madre ho già dedicato una canzone, ma io voglio essere la voce di chi è come me. Voglio essere un’ispirazione, come lo sono stati altri cantanti, per dire: sognate qualcosa così tanto da riuscire a trasformarla in realtà».

Con “Scusa Mamma”, Seltsam conferma il suo talento nel raccontare la quotidianità e le emozioni più autentiche, unendo cantautorato contemporaneo, pop e indie. Dopo il successo di brani come “Canteremo un ritornello” e la partecipazione a eventi internazionali come i Live TikTok Europa e TikTok Global di Londra, il cantautore romano continua a farsi portavoce di storie vere, tra musica, creatività e umanità, regalando un abbraccio in forma di canzone a chi ama ascoltare con il cuore.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *