Prima di noi

Un secolo di storia italiana attraversato da una famiglia. Tre generazioni che si succedono tra guerre, ricostruzioni, rivoluzioni sociali e cambiamenti culturali profondi. Prima di noi è la nuova grande serie Rai che aprirà la stagione 2026, presentata in conferenza stampa come un racconto epico e identitario, capace di parlare al presente attraverso il passato.

Prodotta da Rai Fiction e Wildside, diretta da Daniele Luchetti e Valeria Santella, la serie segue il destino della famiglia Sartori lungo quasi tutto il Novecento, intrecciando la dimensione privata con quella collettiva: l’intimità dei legami familiari e la forza dirompente della Storia che irrompe nelle vite dei personaggi.

Un racconto epico per il servizio pubblico

A sottolineare l’importanza del progetto è stato Luigi Mariniello, capo struttura di Rai Fiction, che ha definito Prima di noi «la grande novità della stagione 2026». Una serie che attraversa oltre sessant’anni di storia italiana, dalle guerre mondiali alle lotte operaie, dagli anni di piombo fino all’avvento della globalizzazione.

«È una serie che parla di eredità – ha spiegato – non solo quella materiale, ma quella intima, invisibile, che ognuno di noi si porta addosso senza saperlo. Racconta chi siamo, da dove veniamo e cosa scegliamo di trattenere di chi ci ha preceduto».
Un racconto che incarna, secondo Mariniello, il senso più autentico del servizio pubblico: un passato che non è mai fine a se stesso, ma che dialoga continuamente con il presente.

Una produzione imponente, un lavoro corale

Per Sonia Rovai, alla guida di Wildside, Prima di noi è stata una vera prova di forza produttiva: dieci episodi per cinque serate, mesi di riprese e un viaggio che ha attraversato il Nord Italia – Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Torino e Roma – fino ad arrivare in Marocco per alcune sequenze specifiche.

«È stata una delle produzioni più grandi e impegnative a cui abbia mai lavorato», ha raccontato. «Cinque mesi di set, continue riscritture, cambi di location, un lavoro incessante di squadra. Ma è proprio da questo tipo di collaborazione che nascono i progetti capaci di lasciare un segno».

Daniele Luchetti: “Questa storia riguarda tutti noi”

Per Daniele Luchetti, Prima di noi è una di quelle storie che sembrano già complete sulla carta. «La scrittura era solidissima. Il mio lavoro è stato quello di accompagnarla fino al pubblico, con la consapevolezza che questa serie non è solo nostra, ma delle persone che la guarderanno».

Un elemento ha colpito particolarmente il regista durante le riprese: raccontare la trama a chi incontrava sul set significava spesso ascoltare, in risposta, storie personali.
«Parlavo di una famiglia contadina e subito qualcuno iniziava a raccontarmi della propria nonna, della propria casa. Questo mi ha fatto capire che dentro Prima di noi c’è qualcosa di profondamente universale. Si poteva chiamare semplicemente Noi».

Due anime opposte: distruzione e costruzione

Il cuore tematico della serie si fonda su una contrapposizione potente: quella tra distruzione e costruzione, due forze che riflettono la storia stessa del Paese. Da una parte l’Italia mandata in guerra, dall’altra la forza silenziosa e ostinata di chi resta.

«Identificare un personaggio femminile come fulcro della ricostruzione è stata un’intuizione centrale», ha spiegato Luchetti. «Le donne hanno tenuto insieme le famiglie, spesso pagando un prezzo emotivo enorme, mentre gli uomini venivano educati a reprimere paura e fragilità».

Valeria Santella: persone prima dei personaggi

Per Valeria Santella, co-regista e sceneggiatrice, la priorità è stata restituire dignità umana a ogni figura del racconto. «Abbiamo cercato di incontrare queste persone, prima ancora che i personaggi. Farle vivere nella loro complessità».

Prima di noi racconta anche l’evoluzione del maschile: dal mito eroico della guerra a una lenta e faticosa scoperta delle emozioni, delle fragilità, del fallimento. Un dialogo continuo tra femminile e maschile, tra memoria storica e presente.

Nadia, il cuore pulsante della saga

Al centro della narrazione c’è Nadia, interpretata da Linda Caridi: madre, moglie, pilastro emotivo della famiglia. Una donna comune e straordinaria allo stesso tempo, capace di attraversare orrori e rinascite con resilienza e senso pratico.

«Nadia rappresenta le nostre madri e le nostre nonne», ha raccontato l’attrice. «Ha il dono di rigenerarsi, di tenere insieme le generazioni. Il disegno, per lei, è una finestra intima: un modo per fermare il tempo e ritrovare se stessa».

Un ruolo che ha lasciato un segno profondo anche nella vita personale di Caridi: «Durante le riprese ho sentito nascere dentro di me un senso di maternità e di comunità così forte che, poco dopo, è diventato realtà».

I figli e il peso dell’eredità

Accanto a Nadia si muovono i figli, ciascuno portatore di un’eredità complessa. Andrea Arcangeli interpreta Maurizio, un giovane mandato in guerra senza strumenti emotivi per affrontarla, lontano dall’ideale eroico imposto dal tempo. Maurizio Lastrico è Gabriele, un uomo alla ricerca di una giustezza morale e affettiva, spesso irraggiungibile. Matteo Martari, nei panni di Renzo, incarna il conflitto tra ciò che si eredita e ciò che si vorrebbe essere.

«Renzo è considerato un distruttore», ha spiegato Martari, «ma in realtà ha un’anima profondamente costruttiva. Il conflitto nasce proprio da lì».

La nuova generazione e gli anni Settanta

Con Eloisa, interpretata da Romana Maggiora Vergano, la serie entra negli anni Settanta: il colore, il rumore, la collettività, la ribellione. Una generazione che non teme la contraddizione e che vive il cambiamento come possibilità.

«Eloisa non ha paura di rimettersi in discussione», ha raccontato l’attrice, «rappresenta il bisogno di emanciparsi, allontanarsi, ma anche quello, inevitabile, di tornare a casa».

Una storia italiana, una storia universale

Girata in luoghi simbolici come Cimolais, scelta per la sua autenticità e forza visiva, Prima di noi ha lavorato con grande attenzione anche sulla lingua e sui dialetti, cercando un equilibrio tra fedeltà territoriale e fruibilità nazionale.

Alla fine, come ha sottolineato Luchetti, tutto torna alla famiglia: «In Italia raccontiamo il Paese attraverso la famiglia. Più entri nel dettaglio delle relazioni, più lo sguardo si allarga. È come un gomitolo di lana: inizi da un filo e ti ritrovi a raccontare un’intera nazione».

Prima di noi è questo: un racconto corale, intimo e politico insieme, che prova a rispondere a una domanda semplice e fondamentale: chi siamo, e da dove veniamo.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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