Roma Pride 2026 entra nel vivo con una conferenza stampa che non è stata solo presentazione, ma dichiarazione politica, culturale e umana. Sul palco, tre artiste diverse ma profondamente allineate: Levante, Margherita Vicario e Francesca Michielin, per la prima volta non “madrine” ma Ambassador di un Pride che evolve e si fa collettivo.
“La Repubblica è di chi la abita”: il significato dello slogan
A guidare questa edizione del Roma Pride 2026 è uno slogan potente: “La Repubblica di chi la abita”. Un concetto che affonda le radici nella definizione stessa di res publica, come è stato ricordato durante la conferenza: qualcosa che appartiene a tutte le persone, senza esclusioni.
Eppure, oggi, quella promessa resta incompleta.
“La comunità LGBTQIA+ non è ancora pienamente inclusa nei diritti di questo Paese. Non abbiamo la stessa dignità, e questa è una ferita aperta.”
Un messaggio chiaro: l’Italia è anche di chi ancora oggi fatica a trovare spazio, lavoro, riconoscimento.
Le Ambassador e i tre progetti: diritti concreti, non simbolici
La scelta delle Ambassador segna un cambio di passo: non solo rappresentazione, ma azione concreta.
- Margherita Vicario sostiene il progetto legato alla salute e alla prevenzione, in collaborazione con lo Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani: accesso alla PrEP, test gratuiti e lotta allo stigma sulle malattie sessualmente trasmissibili.
- Levante ha scelto Casa di Ornella, spazio di semi-autonomia per persone transgender, portando attenzione sul diritto all’abitare e all’identità.
- Francesca Michielin supporta Welcome 4 Rainbow, centro antidiscriminazione che costruisce reti di accoglienza e protezione.
Tre assi fondamentali: salute, casa, dignità.
Levante: “La comunità non può essere invisibile fuori dalle grandi città”
Tra gli interventi più intensi, quello di Levante, che ha raccontato una percezione diffusa ma poco narrata: la “geolocalizzazione” dei diritti.
“Fuori da città come Roma o Milano, la comunità LGBTQIA+ diventa invisibile. In alcuni territori, l’incontro è quasi impossibile. E spesso chi appartiene alla comunità scappa, per paura.”
Un racconto personale, radicato nella sua esperienza tra Sicilia e Nord Italia, che mette in luce un’Italia ancora profondamente divisa.
Michielin: “Non inclusione, ma convivenza”
Francesca Michielin ribalta anche il linguaggio:
“Forse dovremmo smettere di parlare di inclusione. L’inclusione presuppone qualcuno che decide chi può entrare. Noi conviviamo nella diversità.”
Un cambio semantico che è anche politico: non chiedere spazio, ma riconoscerlo come già proprio.
Vicario: il ruolo dell’arte e la responsabilità della voce pubblica
Margherita Vicario ha riportato l’attenzione su un altro punto centrale: il potere della parola pubblica.
“Ogni volta che prendi un microfono hai una responsabilità. Il nostro compito è creare spazi per chi non ne ha.”
E ancora, sulla necessità di affrontare il dibattito culturale senza superficialità:
“Non sono solo idiozie: sono pensieri violenti che trovano spazio nella realtà. E vanno affrontati come tali.”
Un richiamo diretto al ruolo dell’arte come strumento di coesione, consapevolezza e resistenza.
Pride come rottura: “Deve infastidire”
Il Pride, in questo racconto collettivo, non è solo celebrazione ma atto politico necessario.
“Deve rompere gli schemi. Deve anche infastidire, perché è così che si crea cambiamento.”
Un’affermazione che restituisce al Pride la sua natura originaria: non evento, ma movimento.
Il weekend del Roma Pride 2026
Il calendario entra nel vivo:
- Il concerto “Amiche del Roma Pride” accende l’Atlantico Live con artiste come Sarah Toscano, Malika Ayane e Alexia
- La Grande Parata attraversa Roma da Piazza della Repubblica fino alle Terme di Caracalla
- Gran finale con festa al Pride Village e afterparty “Unicorn – The Dark Side”
Un weekend che unisce musica, attivismo e comunità.
Un Pride che continua oltre la parata
Il messaggio più forte, però, è un altro: il Roma Pride 2026 non finisce con la parata.
La collaborazione con le Ambassador proseguirà nel tempo, trasformando la visibilità in impatto reale.
Perché, come è stato ribadito più volte:
“La Repubblica è di chi la abita. E nessuno deve restarne fuori.”

