A trent’anni dall’uscita del primo Toy Story, la saga Pixar torna nelle sale con un nuovo capitolo diretto da Andrew Stanton (WALL•E, Alla ricerca di Nemo), co-diretto da Kenna Harris e accompagnato ancora una volta dalle musiche di Randy Newman.
Dopo la chiusura apparentemente definitiva di Toy Story 3 e il commiato più intimo e personale di Toy Story 4, la domanda era inevitabile: esisteva davvero un motivo per raccontare un’altra avventura di Woody, Buzz e compagni? Sorprendentemente, Toy Story 5 riesce almeno in parte a giustificare la propria esistenza, trovando un nuovo terreno di riflessione nell’era della tecnologia e degli schermi. Questa volta i giocattoli devono confrontarsi con Lilypad, un sofisticato tablet interattivo progettato per accompagnare Bonnie nella crescita e nell’apprendimento. Per Woody, Buzz, Jessie e il resto della banda non si tratta soltanto di competere per l’attenzione di una bambina, ma di affrontare una minaccia più profonda: la possibilità che il gioco tradizionale stia diventando irrilevante.
Jessie al centro della storia
La scelta più interessante del film è quella di affidare gran parte del peso narrativo a Jessie. Dopo anni trascorsi come comprimaria, la cowgirl ottiene finalmente un ruolo centrale e offre al racconto una prospettiva diversa rispetto a quella di Woody o Buzz. Il personaggio continua a essere uno dei più empatici dell’intera saga e la sua sensibilità si presta perfettamente ai temi affrontati dal film. Attraverso il suo punto di vista emerge la paura di diventare superflui, di essere sostituiti da qualcosa di nuovo e apparentemente più efficiente.
Woody e soprattutto Buzz mantengono naturalmente un ruolo importante, ma è evidente come Pixar stia cercando di ampliare il focus della saga. Una scelta che funziona solo in parte, perché il numero di personaggi ormai è talmente vasto che molti dei volti storici finiscono inevitabilmente in secondo piano. Ed è forse questo uno dei piccoli rimpianti del film: sarebbe stato bello vedere nuovamente protagonisti personaggi come Rex, Slinky o Hamm, che negli ultimi capitoli sono stati progressivamente relegati ai margini della narrazione.
Una riflessione sulla tecnologia
L’idea di contrapporre i giocattoli tradizionali a un dispositivo tecnologico rappresenta senza dubbio l’aspetto più stimolante dell’intero progetto.
Lilypad non è un’antagonista, ma l’incarnazione di un cambiamento culturale che riguarda tanto i bambini quanto gli adulti. Il film mostra con efficacia come la tecnologia possa diventare uno strumento di isolamento e come la dipendenza dagli schermi influenzi non soltanto i più piccoli, ma anche i genitori e le famiglie che li circondano. Pixar individua un tema contemporaneo e potenzialmente molto complesso: la progressiva sostituzione delle esperienze condivise con forme di intrattenimento sempre più individuali e digitalizzate. Alcune sequenze riescono davvero a catturare quel senso di alienazione che caratterizza il rapporto tra infanzia e tecnologia nel mondo moderno.
Tuttavia, proprio quando il film sembra pronto ad affrontare questioni più scomode – dalla dipendenza digitale alla perdita dell’interazione umana – sceglie una strada decisamente più rassicurante. La sceneggiatura sfiora argomenti come il cyberbullismo, l’iperconnessione e il ruolo degli schermi nell’educazione dei bambini, ma raramente trova il coraggio di approfondirli davvero. La sensazione è che Pixar abbia individuato le domande giuste senza voler affrontare fino in fondo le risposte più complicate.
Una formula che continua a funzionare
Dal punto di vista narrativo, Toy Story 5 ripropone una struttura ormai familiare. Ancora una volta uno dei protagonisti si ritrova in pericolo e il resto del gruppo parte per una missione di salvataggio.
È una formula che, sulla carta, potrebbe apparire ripetitiva, soprattutto per chi segue la saga fin dagli anni Novanta. Eppure continua a funzionare grazie al ritmo, all’umorismo e alla capacità di Pixar di costruire personaggi immediatamente riconoscibili e amabili.
Dal punto di vista tecnico, Pixar conferma ancora una volta uno standard impressionante. L’animazione raggiunge livelli di fotorealismo straordinari, mentre il design di Lilypad riesce a distinguersi visivamente dal resto del cast senza risultare fuori posto. Randy Newman, al suo quinto film della saga, firma una colonna sonora che accompagna perfettamente i momenti più emotivi e che riesce ancora una volta a richiamare il legame affettivo costruito in tre decenni di storie.
Un ritorno riuscito, ma meno definitivo del passato
Il principale limite di Toy Story 5 è forse proprio il confronto inevitabile con i capitoli precedenti. I temi dell’abbandono, dell’obsolescenza e della ricerca di uno scopo erano già stati affrontati in modo magistrale da Toy Story 3, che per molti resta il vero finale della saga.
Questo nuovo capitolo aggiorna quelle riflessioni all’epoca degli iPad e dei social network, trovando spunti interessanti ma senza raggiungere la stessa profondità emotiva. Inoltre, a differenza dei suoi predecessori, non trasmette mai una reale sensazione di chiusura. Anzi, il finale sembra lasciare deliberatamente aperta la porta a ulteriori avventure, facendo sorgere una domanda che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile: dobbiamo aspettarci un Toy Story 6?
Un’altra avventura che trova ancora qualcosa da dire
Toy Story 5 non raggiunge le vette emotive dei migliori capitoli della saga, ma riesce comunque a trovare un motivo credibile per riportare in scena questi personaggi. Pur senza offrire risposte particolarmente coraggiose e riciclando in parte dinamiche già viste, il film mantiene intatto quel mix di umorismo, avventura e malinconia che ha reso Toy Story una delle saghe più amate della storia dell’animazione.
E, ancora una volta, basta sfiorare le nostre paure più universali – il cambiamento, il tempo che passa, la paura di diventare irrilevanti – perché Woody e compagni riescano a strapparci qualche sorriso e persino qualche lacrima. Anche dopo trent’anni.
Toy Story 5 arriva in sala da giovedì 18 giugno, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

