Bring Her Back

Dopo Talk to Me, i fratelli Danny e Michael Philippou tornano con Bring Her Back, un horror australiano che affonda le radici nel dolore della perdita e nella disperazione del legame familiare. Prodotto da A24 e girato in collaborazione con Causeway Films e la South Australia Film Corporation, il film si muove tra il dramma psicologico e l’orrore sovrannaturale, rielaborando il trauma attraverso rituali oscuri e immagini disturbanti.

Una nuova famiglia, una nuova minaccia

Dopo la morte del padre, il diciassettenne Andy (Billy Barratt) e la sorellastra non vedente Piper (Sora Wong) vengono affidati a Laura (Sally Hawkins), ex counselor dal passato tragico, che vive isolata in una casa dove ogni oggetto sembra nascondere un segreto. A completare il quadro familiare c’è Oliver, un bambino muto dall’aria inquietante, che si rivela presto posseduto da un’entità. Laura, ancora devastata dalla morte della figlia Cathy, sta pianificando un rituale di resurrezione che coinvolge Piper come “contenitore” ideale. L’amore materno si trasforma in ossessione, e la casa si fa teatro di una discesa nell’incubo, tra allucinazioni, manipolazioni e carne in putrefazione.

Sally Hawkins, dolcezza perversa

La vera forza di Bring Her Back risiede nella performance disturbante e sfaccettata di Sally Hawkins, che abbandona ogni traccia della gentilezza a cui ci aveva abituati in Paddington o The Shape of Water. La sua Laura è ambigua, fragile, manipolatrice. Hawkins la interpreta con una precisione inquietante, costruendo una madre che si muove tra empatia e controllo, tra disperazione e violenza. Le sue derive non sono mai teatrali: ogni gesto, ogni sussurro è pensato per sedurre, ingannare, consumare.

Due fratelli, una lotta contro l’invisibile

Accanto a lei, Billy Barratt conferma il talento già mostrato in Responsible Child, dando ad Andy una rabbia trattenuta e una tenerezza quasi colpevole. La sua relazione con Piper è il cuore emotivo del film, ed è resa ancora più intensa dall’interpretazione autentica di Sora Wong, ipovedente nella vita reale. Alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa, Wong sorprende per naturalezza e presenza scenica. Il legame tra i due fratelli si rafforza scena dopo scena, offrendo un contrappunto umano alla follia crescente che li circonda.

Un horror che diventa tragedia familiare

Come in Talk to Me, i Philippou non si accontentano della paura immediata, ma scavano nella psiche dei personaggi e nel dolore che li definisce. Bring Her Back affronta con decisione temi come il lutto, l’abuso e la manipolazione psicologica, raccontandoli attraverso un’estetica che fonde il realismo sociale con suggestioni da VHS maledetta. Il rituale di resurrezione, mai spiegato per intero ma solo accennato in frammenti video e dialoghi sussurrati, appare tanto assurdo quanto tragicamente coerente con la logica emotiva del film.

La regia alterna momenti di quieta malinconia a improvvise esplosioni di orrore viscerale. Il terrore nasce dal quotidiano – un piatto di frutta, un gesto affettuoso, un profumo familiare – e si insinua a poco a poco, fino a esplodere nella seconda metà, più cupa e implacabile. La casa stessa si trasforma in un corpo in decomposizione, dove ogni stanza custodisce un nuovo frammento di follia. Anche sul piano visivo, il film evita il digitale per abbracciare una fisicità cruda e disturbante: niente CGI ridondante, ma effetti speciali pratici, corpi reali, mutilati e contaminati, capaci di rendere l’orrore ancora più tangibile.

Nessun ritorno è senza conseguenze

Bring Her Back è un horror potente e lacerante, che non cerca il colpo di scena facile, ma costruisce un senso di angoscia progressiva che esplode solo nel finale. I Philippou mettono in scena un’elaborazione del lutto che passa attraverso la negazione, la manipolazione e infine l’autodistruzione. Il dolore diventa possessione, e la maternità un atto di violenza rituale. Non tutto è perfettamente bilanciato – la mitologia resta volutamente opaca, qualche passaggio emotivo è più suggerito che risolto – ma il film colpisce, sconvolge e lascia addosso una sensazione di vuoto difficile da scrollarsi di dosso.

Bring Her Back arriva al cinema il 30 luglio, distribuito da Eagle Pictures.

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