Una pallottola spuntata (2025): il ritorno della demenzialità che ci mancava

Una pallottola spuntata

Era da tempo che aspettavamo un film così. Di quelli che non si vergognano della loro comicità demenziale, fatta di gag assurde, battutacce senza senso e doppi sensi volutamente esagerati. Una pallottola spuntata torna dopo oltre trent’anni con il sequel diretto della storica trilogia, e lo fa con un’operazione che poteva facilmente diventare un disastro… ma che, sorprendentemente, funziona.

Il merito è in buona parte della squadra creativa: Akiva Schaffer alla regia, affiancato in sceneggiatura da Dan Gregor e Doug Mand, riesce a maneggiare con rispetto e intelligenza l’eredità lasciata da Zucker-Abrahams-Zucker. La sfida non era facile: riportare in vita un cult come The Naked Gun (a sua volta ispirato alla serie Police Squad!) in un’epoca dove la comicità è sempre più filtrata, polarizzata, algoritmica. Ma qui si ride — e si ride davvero — senza dover scardinare tabù o cadere nel politicamente scorretto a tutti i costi.

Il cuore comico è Liam Neeson, nei panni di Frank Drebin Jr., figlio dello storico tenente interpretato da Leslie Nielsen. Una scelta paradossale quanto geniale: Neeson è così serio, così “da action movie”, che proprio per questo fa ridere. La sua recitazione impassibile, unita al classico voice-over interno alla guida, ricalca alla perfezione l’umorismo nonsense che ha reso la saga immortale.

Al suo fianco c’è una Pamela Anderson autoironica e in splendida forma, perfettamente a suo agio nel ruolo della femme fatale. Il villain di turno è Danny Huston, magnate sospettato di voler distruggere il mondo — ma, ovviamente, è solo un pretesto narrativo per far spazio alla vera anima del film: una sequenza infinita di sketch comici, esagerati, volutamente fuori tempo massimo.

E non è tutto. La presenza come produttore di Seth MacFarlane, creatore de I Griffin, si sente eccome. Molti momenti ricordano da vicino l’umorismo esagerato e surreale della serie animata, e non è un caso se una delle scene migliori ha per protagonista un pupazzo di neve in un noir anni ’80, in pieno stile MacFarlane. Una sequenza talmente surreale da entrare di diritto tra le più divertenti e inaspettate dell’anno.

Il film non rivoluziona nulla. Ma non vuole farlo. Anzi, cerca volutamente di restare cristallizzato nel passato, come se fosse uscito nel 1995 (se non fosse per qualche battuta su auto elettriche e IA). Questo lo rende autentico e coerente con se stesso, perfettamente in linea con i predecessori. Nessun aggiornamento forzato, nessuna virata “woke”, solo una nostalgica celebrazione del cinema comico più puro e scanzonato.

Un’ultima nota: dietro la risata, si percepisce anche un tocco di malinconia. Il film omaggia con delicatezza Leslie Nielsen, in particolare con una sequenza finale che riesce persino a commuovere. Perché, in fondo, è anche questo che Una pallottola spuntata (2025) ci ricorda: quanto sia importante poter ridere di pancia, con leggerezza e senza filtri. E quanto ci mancava un cinema capace di farlo.

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