Locked – In Trappola: recensione del thriller claustrofobico con Anthony Hopkins e Bill Skarsgård

Locked

Il cinema ci ha spesso mostrato quanto possa essere angosciante restare chiusi in uno spazio ristretto. Pensiamo a Buried, ambientato dentro una bara, o a Phone Booth, tutto costruito attorno a una cabina telefonica. Locked – In Trappola si inserisce in questa scia e sceglie come trappola un SUV di lusso, trasformato in una gabbia tecnologica dove ogni secondo diventa un conto alla rovescia.

Avevamo persino già avuto modo, in altri contesti cinematografici, di saggiare le conseguenze della chiusura ermetica di un’auto ipertecnologica (vedi Monolith). Qui, però, il tutto si fonde con una sete di giustizia e di vendetta. Non importa chi ne sia coinvolto, non importa se sia solo un caso fortuito: ciò che conta è il movente. La voce di Anthony Hopkins diventa il perfetto veicolo per questa missione punitiva, in cui non vi sono remore di coscienza davanti all’inattività della polizia o ai continui furti reiterati nel tempo. Colpirne uno per educarne cento sembra essere il motto che guida William, trasformando la sua auto in una vera e propria trappola su ruote.

La trama di Locked

La storia ruota attorno a Eddie (Bill Skarsgård), un piccolo criminale abituato a colpire in fretta e sparire senza lasciare tracce. Questa volta, però, sbaglia bersaglio: forza un SUV apparentemente abbandonato e rimane intrappolato in un incubo tecnologico. Porte bloccate, vetri blindati, nessuna via di uscita. A controllare tutto dall’esterno c’è William (Anthony Hopkins), un uomo che non crede nella giustizia delle leggi, ma in una forma di vendetta personale e spietata.

Intrappolato all’interno del veicolo, Eddie deve affrontare non solo la paura e la mancanza di ossigeno, ma anche i suoi stessi demoni interiori. William, che sembra conoscere ogni sua mossa, lo costringe a un gioco al massacro dove ogni secondo conta e la redenzione appare impossibile.

Un thriller claustrofobico e adrenalinico

La forza di Locked sta nella sua atmosfera claustrofobica. Il SUV diventa quasi un personaggio a sé: una prigione moderna che amplifica il senso di impotenza dello spettatore insieme a quello del protagonista. Le scelte registiche di David Yarovesky puntano a mantenere costante la tensione, con pochi momenti di respiro e un ritmo che alterna esplosioni di panico a silenzi carichi di attesa.

Bill Skarsgård si conferma credibile nel ruolo del giovane criminale, portando sullo schermo la vulnerabilità e la rabbia di un uomo costretto a fare i conti con le proprie colpe. Ma è soprattutto Anthony Hopkins a dominare la scena: anche solo con la sua voce, riesce a incarnare la figura di un “giustiziere nell’ombra”, crudele ma lucido, capace di inchiodare lo spettatore alle sue stesse convinzioni morali.

Quando, del resto, non si ha più nulla da perdere ci si attacca al sentimento più puro che è nell’animo umano: la rabbia. In questo modo, il semplice ingresso all’interno del SUV sbagliato diventa il movente perfetto per poter agire. Una voce nell’ombra, un giustiziere personale, una ricerca di sfogo per tutti quei delitti subiti senza che vi fossero reali ripercursioni per chi li ha commessi. In tal senso, Locked ci offre un perfetto spunto di riflessione. Il bisogno e gli errori del singolo, si ripercuotono sugli altri. Allo stesso tempo, la bilancia sociale ed economica innesca questo stesso meccanismo. Se, infatti, da una parte vi è voglia di vendetta; dall’altra, vi è voglia di rivarsa. Una rivarsa nei riguardi di scelte sbagliate dovute dalle condizioni socio-economiche nella quale si è vissuto. Il tutto a pochi e il niente a molti spinge alla delinquenza. Quella stessa violazione che diventa ricerca di giustizia. Un gioco strano di equlibri e disuguaglianze, che finisce nel peggiore dei modi.

Locked convince davvero?

Locked riesce a intrattenere grazie al suo concept semplice ma potente: un ladro intrappolato in un’auto trasformata in trappola mortale. Tuttavia, se da un lato la tensione non manca, dall’altro il film a tratti sembra sacrificare la profondità dei personaggi in favore della spettacolarità. Sopratutto sul finale, nel quale rischia un po’ di stroppiare.

Il messaggio legato alla giustizia fai-da-te e alla vendetta sociale rimane affascinante, ma rischia di risultare un po’ troppo schematico. Ciononostante, il film funziona come thriller adrenalinico e regala una performance magnetica di Anthony Hopkins, che da sola varrebbe la visione. Una cosa resta certa: non avrete più voglia di metter piede in un SUV o, peggio, di rubarne uno.

Locked – In Trappola è in sala dal 20 agosto 2025.

di Aida Picone

Guardo troppi film e parlo troppo velocemente, ma ho anche dei difetti!

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